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Leghisti vs ambientalisti sulla delibera salva falò

Il leghista Alessandro Corbetta e il meteorologo Flavio Galbiati a confronto sulla delibera salva falò di Regione Lombardia

Sant’Antonio si avvicina: è arrivato il momento di cogliere i frutti della delibera salva falò di Regione Lombardia. L’atto in questione, approvato dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore all’Ambiente e Clima Giorgio Maione, chiarisce che i falò rituali organizzati in occasione di ricorrenze riconosciute dai Comuni sono esclusi dai divieti previsti dal Piano Regionale per gli Interventi sulla Qualità dell’Aria (PRIA). Un passaggio che dà il via libera ad eventi storici programmati da pubbliche amministrazioni e altri enti del territorio regionale per i quali i Comuni riconoscano il valore rituale e storico. Anche se proprio in questi giorni (da venerdì 16 gennaio) scattano i blocchi di primo livello per l’innalzamento delle polveri sottili: stop ai diesel Euro 4 e temperature ridotte nelle case

La delibera salva falò

In particolare la delibera che salva i falò anche in Brianza recita: “di prevedere l’esclusione dal divieto assoluto di qualsiasi tipologia di combustioni all’aperto, previsto dal regime delle limitazioni temporanee regionali, per i falò e i fuochi rituali delle manifestazioni di rievocazione storica e delle ricorrenze della tradizione popolare di cui all’art. 9 della legge n. 152/202 esclusivamente nei casi in cui tali falò e fuochi rituali si svolgano in occasione di manifestazioni di rievocazione storica di cui all’art. 2, comma 2, della legge n. 152/2024 o di ricorrenze della tradizione popolare riconosciute come tali dai Comuni”.

Un percorso normativo partito a livello nazionale

La delibera è di lunedì scorso, ma si tratta della tappa finale di un percorso più ampio che Alessandro Corbetta, capogruppo leghista in regione, attribuisce alla Lega. “E’ partito tutto a livello nazionale – spiega – perché zone grigie della normativa e timori generalizzati stavano mettendo a rischio l’esistenza stessa di elementi rituali della tradizione popolare: importanti dal punto di vista culturale, simbolico e identitario”. I passaggi nazionali però non bastavano ad autorizzare i fuochi in Lombardia, per via degli accordi del Bacino Padano (che riunisce quattro regioni del Nord e lega la possibilità dei falò a parametri di qualità dell’aria. “Io come capogruppo regionale della Lega e il mio partito in generale abbiamo presentato in Regione ampia documentazione per arrivare alla delibera approvata lunedì che prevede appunto deroghe alla normativa sulla qualità dell’aria se i fuochi sono elementi della tradizione popolare”. Che, si sa, è uno dei pallini del Carroccio, tanto più in Lombardia.

bevere alessandro corbetta sopralluogo

La qualità dell’aria in Lombardia, a prescindere dai fuochi

Sui falò di Sant’Antonio (ma anche sugli altri storici, come quelli della Giubiana) la posizione di Corbetta è netta: “diciamo no a leggi che vietano e rischiano di cancellare tradizioni millenarie. Peraltro l’inquinamento in Lombardia è legato a molti fattori fissi e l’idea di combatterli vietando i falò storici non sta in piedi. Continuiamo con politiche ambientali che vanno avanti da decenni e che, secondo i dati di Arpa, contribuiscono a un miglioramento della qualità dell’aria che va avanti da 30 anni”.

Via libera ai falò, allora, anche in Brianza, naturalmente con qualche prescrizione imposta dalla legge nazionale: non tutti i materiali possono essere bruciati e i fuochi devono essere soggetti alle condizioni di sicurezza.

L’ambientalista Flavio Galbiati sui falò in Lombardia

Tutt’altro punto di vista è quello del fronte ambientalista del quale Fulvio Galbiati, noto meteorologo e ambientalista, è fervido esponente in Brianza. Il suo sguardo sulla questione è critico anche se meno rigido di quanto sia stato in altri casi sui nodi ecologici del territorio. “Non so dire in che misura i falò di Sant’Antonio inquinino – commenta – ma di certo inquinano. Basta passeggiare in quartieri dove le case sono riscaldate anche con camini e stufe a pellet per rendersi conto dell’effetto sull’aria di bruciare della legna. Nella situazione in cui siamo in Brianza con le polveri sottili, i falò tradizionali non sono certo il primo problema ma un fattore in più”.

flavio galbiati

Più che una condanna alla delibera salva falò, Galbiati esprime due auguri: “spero innanzitutto che ci siano controlli rigidi sui materiali che vengono bruciati perché basta della legna verniciata per peggiorare decisamente la situazione, figuriamoci altri materiali”. Altra speranza è quella che il clima una volta tanto dia una mano. Il Galbiati-meteorologo controlla la sua stazione meteo e annuncia: “per sabato 17 gennaio sembra sia prevista un po’ di pioggia nella prima parte della giornata, potrebbe dare una mano ad abbassare le polveri prima dell’impennata dei fuochi”.

Inutile però nascondersi dietro un dito: i falò di Sant’Antonio per la Brianza sono il problema minore. E un ambientalista come Galbiati, tanto più se si parla di iniziative di Regione Lombardia, non poteva non citare Pedemontana. “L’altro giorno – ha detto – guardando la Teem, 6 corsie, mi sono chiesto come abbiamo potuto accettare che sul nostro territorio sia realizzata Pedemontana, un’autostrada di quel tipo…”

Perché poi la velocità elevata del traffico, spiega l’ambientalista, è un fattore capace di incrementare sensibilmente il livello d’inquinamento: “un mezzo come i furgoni da lavoro, lanciato a 100 chilometri orari anziché a 60, fa la differenza. Lo hanno capito le città del nord Europa che tutelano non solo la sicurezza stradale ma anche l’ambiente fissando sulla viabilità urbana limiti sempre più restrittivi. Basta guardare la Sp 60 o la Sp 45 per rendersi conto che i limiti di velocità vengono spesso ignorati”