“Il Pride non fu blasfemo”: Boa chiama Maurizio Bono come teste della difesa e minaccia querele al centrodestra di Lesmo
Tutto nasce da una mozione del centrodestra di Lesmo che chiede alla sindaca di “scusarsi” per la partecipazione al Pride. Il sindaco di Arcore sarebbe un testimone, ma lui ribalta la lettura.
Nuova puntata a Lesmo per la polemica un po’ fuori stagione della Via Frocis che ha caratterizzato il Brianza Pride 2025. Dopo la mozione del centrodestra che chiede alla sindaca Sara Dossola di “espiare” la partecipazione al Pride “blasfemo” sfilando alla via Crucis di Pasqua, è arrivato il comunicato stampa di Brianza Oltre l’Arcobaleno, tra gli organizzatori del Pride. Un comunicato stampa che minaccia querele per diffamazione rispetto al resoconto che del Pride 2025 ha fatto il centrodestra nel testo della sua mozione.

Boa sulla mozione del centrodestra di Lesmo
“Colpisce innanzitutto il tempismo – ha scritto il presidente di Boa Oscar Innaurato – la mozione giunge a oltre quattro mesi di distanza dal Brianza Pride 2025, svoltosi nelle vie di Arcore. Uno “scoppio ritardato” che appare quanto mai singolare e che solleva più di un interrogativo sulla reale urgenza e fondatezza dell’iniziativa”. Ma la questione più critica è appunto il resoconto.

“Ancora più grave risulta la narrazione distorta e impropria di quanto accaduto durante la manifestazione” sostiene Innaurato definendo falso e gravissimo il passaggio del centrodestra che recita: “la manifestazione ha prodotto una assai sgradevole e niente affatto simpatica parodia della cerimonia religiosa cristiana della Via Crucis del Venerdì Santo prima della Santa Pasqua, definita molto infelicemente Via Frocis, nonché il percorso di allestimento, in varie strade e piazze del Comune di Arcore, di una serie di sei “stazioni”, corredate da presunte rappresentazioni goliardiche e altrettanto discutibili messe in scena teatrali, costruite sulla falsariga di quelle previste dalla ritualità della cerimonia religiosa pre-pasquale”.
“Il Brianza Pride non fu blasfemo”
Innurato cita i discorsi ufficiali che sottolinea, sono stati pubblicati integralmente sul sito dell’organizzazione (https://www.boabrianza.it/archivio/brianza-pride-2025/ ), come avviene ogni anno per garantire la massima accessibilità, trasparenza e correttezza informativa. Quindi, è la chiosa: “Prima di redigere una mozione di tale portata, sarebbe stato doveroso verificare la veridicità dei contenuti riportati. Ci chiediamo, sinceramente, se almeno una riga di quei materiali sia stata letta o ascoltata dato che abbiamo registrato i discorsi anche per le persone con disturbi specifici dell’apprendimento e persone cieche”.
L’atavico “nemico” Maurizio Bono chiamato a dire la sua
Suona come un pungiglione avvelenato, poi, quel riferimento a Maurizio Bono, sindaco di Arcore che, sostiene Innaurato, seguì tutta la manifestazione dal centro di coordinamento della Polizia locale: “Se vi sono dubbi, basterebbe una semplice telefonata al sindaco Bono per ottenere conferma diretta della totale infondatezza di tali affermazioni”. E così Innaurato trasforma Bono in un “testimone della difesa”, sebbene sia noto il rapporto di conflitto (anche legale) tra il primo cittadino di Arcore e Boa.
La replica di Bono sul Pride: “superata la decenza”
Maurizio Bono risponde alla provocazione senza mezzi termini: “Durante il Pride ho seguito solo il tragitto dei carri in ottica di sicurezza e circolazione, mi spiace per Boa ma non abbiamo ancora le telecamere con gli audio a distanza. Però ho sentito le dichiarazioni di Oscar Innaurato sul finale del corteo in piazza Pertini e ritengo abbia superato il limite della critica e della decenza“.

Boa minaccia querele al centrodestra di Lesmo
Infine l’avvertimento al centrodestra di Lemo: “Sarebbe stato altresì sufficiente consultare la DIGOS o la Questura di Monza e Brianza per accertare la veridicità dei fatti. Se quanto scritto nella mozione non corrisponde al vero – e non corrisponde – esistono i presupposti per una denuncia per diffamazione. Una causa che non temiamo e che affronteremmo con assoluta serenità, certi di poter dimostrare, documenti alla mano, la falsità delle accuse. Riteniamo tuttavia che vi siano ancora i tempi tecnici per evitare che simili affermazioni vengano cristallizzate in atti pubblici. Ci auguriamo prevalga il buon senso e il senso di responsabilità istituzionale. Invitiamo pertanto i consiglieri firmatari, qualora non intendano incontrare direttamente gli organizzatori del Brianza Pride, almeno a consultare i materiali ufficiali e le prese di posizione delle numerose associazioni brianzole che hanno partecipato all’edizione 2025. La verità dei fatti è sotto gli occhi di tutti: basta avere la volontà di guardarla”.


