Presepe vivente di Agliate, fino a 10mila presenze per la 49ª edizione
La 49ª edizione dedicata ai 1700 anni dal Concilio di Nicea, con un percorso che unisce fede, storia e partecipazione della comunità.
Carate – Un appuntamento che si rinnova ogni anno e che continua a richiamare migliaia di persone. Si è svolto giovedì 26 dicembre il tradizionale Presepe vivente di Agliate, giunto quest’anno alla quarantanovesima edizione, ed organizzato dal Movimento di Comunione e Liberazione in collaborazione con la Comunità pastorale Spirito Santo di Agliate.
Un evento ormai storico per il territorio, capace di coinvolgere l’intera comunità. Anche quest’anno i numeri confermano il forte richiamo della manifestazione: tra le 8 e le 10mila persone, secondo gli organizzatori, hanno partecipato al percorso, affrontando le difficoltà logistiche che da sempre caratterizzano l’arrivo ad Agliate. Ma è proprio questo, per molti, a rendere l’esperienza ancora più intensa.
L’EDIZIONE 2025
Il tema scelto per l’edizione 2025 ha posto l’accento su un anniversario di grande rilievo per il cristianesimo: i 1700 anni dal Concilio di Nicea, che nel 325 affermò la fede in Gesù Cristo come vero Figlio di Dio, condannando la dottrina di Ario, che ne negava la piena divinità. Un richiamo teologico forte, ma proposto in modo accessibile e narrativo, capace di parlare anche al pubblico più ampio.
A ispirare il filo conduttore del presepe è stato anche il titolo “Amico mio, Dio si è scomodato per me”, tratto da Charles Péguy, che richiama l’idea di un Dio vicino all’uomo, presente nella storia e nella vita quotidiana. Un messaggio che si lega alle parole di Papa Leone XIV, che ha invitato a riflettere su chi sia Gesù oggi, mettendo in guardia da visioni distorte che possono generare confusione e smarrimento.
La prima scena, allestita sul sagrato della Basilica di Agliate e interpretata da attori professionisti, ha rievocato proprio gli eventi del Concilio di Nicea. Da lì, il percorso si è snodato tra le scene tradizionali del presepe vivente, fino a culminare nella Natività, momento che resta il più atteso e carico di emozione per i visitatori.
L’ORGANIZZAZIONE
Dietro la rappresentazione, come ogni anno, c’è un lungo lavoro che inizia molti mesi prima. Lo racconta Enzo Gibellato, storico organizzatore del presepe vivente:
“Si parte già a settembre: si comincia a discutere su quale sarà la prima scena, si fanno i bilanci dell’anno precedente e si ragiona su cosa migliorare, cosa aggiungere, come ritoccare i costumi. È un grande senso di responsabilità che ci accompagna per mesi, fino a dicembre.”
Un impegno condiviso da decine di volontari, comparse e figuranti, molti dei quali giovani. “Abbiamo studenti che arrivano da diverse scuole del territorio – spiega Gibellato – dal liceo Don Gnocchi al Bassi, da quello di Desio e a quello di Mariano. Poi arrivano anche i figli delle vecchie comparse: è una linfa nuova che mantiene vivo il presepe.”
Il momento più toccante, per molti, resta quello finale. “L’apice di commozione è sotto la grotta – conclude Gibellato – perché tutti vogliono arrivare lì, vedere il bambino. È quello che diceva San Francesco: vedere con gli occhi del corpo. Ed è una frase che ci ha sempre colpito.”

La manifestazione è stata resa possibile grazie al contributo di numerosi volontari e aziende del territorio, con il sostegno di sponsor locali, tra cui il Comune di Carate Brianza e la BCC di Carate e Treviglio.





