IL TEMA
|Inquinamento acustico al Parco di Monza, i Comitati civici: “Facciamo una class action”
La dose di rumore proveniente dall’Autodromo è ritenuta da anni eccessiva e monitorata non in modo adeguato. In un incontro pubblico si invitano i cittadini ad unirsi in un’azione civile per spingere le istituzioni a prendere provvedimenti.
Monza. Se una battaglia civile, tra molto impegno e non tanti risultati concreti, dura da 30 anni con lo stesso obiettivo, quello di ridurre l’inquinamento acustico generato dalle attività motoristiche dell’Autodromo nel Parco di Monza, le possibilità sono due: o vale tanto l’obiettivo da raggiungere o sono incredibilmente testarde le persone che vogliono perseguirlo. Nel caso dei Comitati per il Parco A. Cederna e La Villa Reale è anche mia probabilmente sono vere entrambe le cose.
E, anche per questo, in una serata organizzata in Sala Maddalena, nel centro di Monza, intitolata “Da Parco Rumoroso a Parco Silenzioso: il clima acustico del Parco com’era com’è e come potrebbe essere” , i Comitati hanno lanciato un’idea, in realtà soprattutto un appello, ai cittadini residenti nelle zone limitrofe del Parco e ai frequentatori del polmone verde, che con i suoi oltre 200 anni di storia ha anche un riconosciuto valore paesaggistico, storico e architettonico: “Mettiamo insieme quante più persone possibile e, con una sorta di class action, interveniamo con un’azione legale in sede civile – affermano – il diritto alla salute e il rispetto dell’ambiente meritano di essere tutelati quando le istituzioni preposte e gli enti pubblici di controllo non assolvono al loro compito”.

LE RAGIONI
“Il rumore nel Parco di Monza ha la sua ragione originaria nell’utilizzo fuori controllo delle attività motoristiche sulla pista dell’Autodromo, che già a pochi anni dalla sua costruzione nel 1922 suscitava perplessità per l’inquinamento acustico generato – afferma Bianca Montrasio, presidente del Comitato per il Parco A. Cederna – la nostra battaglia, che non chiede la chiusura del Gran Premio di Formula 1 ma una netta riduzione dell’utilizzo dell’Autodromo, è iniziata nel 1994 e, nonostante sentenze favorevoli in Tribunale, non ha ottenuto effetti concreti per la risoluzione del problema”.
“Nel 2025 abbiamo ottenuto un primo importante risultato con la richiesta da parte dell’Ufficio Tutela Ambiente del Comune di Monza ad ARPA di verificare la validità del sistema del gestore per il monitoraggio del rumore e la predisposizione di misure integrative di controllo – continua Montrasio – l’assenza a questo incontro delle istituzioni cittadine e degli enti pubblici di controllo, nonostante il nostro invito, non è un buon segnale, ma noi non molliamo”.
(Da sinistra) Bianca Montrasio e Federica Gagliano
LA SITUAZIONE
Una questione ormai così datata, come quella del rumore eccessivo nel Parco di Monza e delle possibili soluzioni, ha delle premesse ben definite. Che sono anche di natura legislativa e amministrativa. “Il Parco di Monza, secondo il Piano di zonizzazione acustica di Monza, redatto nel 2014, è in classe I, quella più sensibile e maggiormente tutelata, mentre l’Autodromo, all’interno del Parco, è in classe V, la penultima tra quelle più rumorose e destinata ad aree tipicamente industriali” spiega Federica Gagliano, architetta di Acustica Studio.
“Questo significa che, tra due zone con grande vicinanza, in Autodromo si consente un’energia o potenza sonora 100 volte superiore rispetto a quella del Parco” continua. A questa problematica di fondo si aggiungono molte incongruenze, rispetto a quanto previsto dalla legge, per quanto riguarda i limiti di immissioni acustiche nell’Autodromo, che è classificata come una sorgente fissa di rumore, e i sistemi di monitoraggio e analisi delle emissioni acustiche.

“Secondo il Dpr n. 304 del 2001 si richiede ai gestori degli Autodromi, nel caso di Monza è la Sias, l’installazione di un sistema di monitoraggio del rumore prodotto – afferma l’architetta Gagliano – il DM del 16 marzo 1998, inoltre, stabilisce la qualità della strumentazione di misura, le modalità con cui devono essere effettuati i rilievi e anche come devono essere redatti i rapporti, cioè tra le altre cose con l’indicazione di data, ora e luogo delle misure, dei livelli di rumore rilevati e delle condizioni meteorologiche”.
I PRECEDENTI
Nel corso della serata organizzata dai Comitati per il Parco A. Cederna e La Villa Reale è anche mia il confronto tra i rilevamenti fonometrici effettuati all’Autodromo di Monza nel 2001 e nel maggio 2025 restituiscono la situazione di un sistema di monitoraggio migliorato nel tempo, ma ancora piuttosto deficitario. “Nel 2001 vengono fornite risultati dell’intero periodo mensile senza una suddivisione temporale di dettaglio né evidenziare le giornate oggetto di deroga, quindi una rappresentazione limitante che rende impossibile la valutazione dei risultati – sostiene Gagliano – nel 2025, con il coinvolgimento di Arpa, sono state integrate diverse informazioni precedentemente assenti con evidenza dei dati relativi alla misura, ma permangono lacune”.
Insieme ad un monitoraggio acustico all’Autodromo di Monza, che fa ancora nascere notevoli perplessità, c’è l’amara constatazione da parte dei Comitati civici che la documentazione fin qui raccolta a fatica è già sufficiente, come già dimostrato in tribunale a Milano nell’ormai lontano 2005 quando era stata stabilita addirittura la chiusura dell’Autodromo, per affermare che la dose di rumore, a cui sono sottoposti gli abitanti dei Comuni limitrofi e i frequentatori del Parco, è superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti per la salvaguardia della salute.

“Il Comune di Monza non ha accolto la nostra richiesta di accesso agli atti per il periodo dal 2001 al 2025 affermando che non può soddisfare una richiesta massiva – spiega l’ingegnere Giancarlo Milani del Comitato per il Parco – non hanno voluto nemmeno metterci a disposizione i faldoni per una consultazione. La Provincia, dal canto suo, ci ha detto che sono state emesse sanzioni amministrative, ma non è possibile sapere quali e quando. Speriamo che ora, con l’affidamento ad Arpa di verificare la validità del sistema del gestore per il monitoraggio del rumore e delle misure integrative di controllo, le cose possano migliorare”.
LA LEGGE
Intanto, però, i Comitati civici, forti anche di una sensibilità pubblica aumentata negli anni nei confronti del diritto alla salute legato anche al rispetto dell’ambiente in senso lato, propongono azioni legali in sede civile dopo quelle, negli anni scorsi, in sede amministrativa. “C’è un diritto soggettivo e personale alla salute e alla tranquillità nello svolgimento della propria quotidianità tutelato anche dalla Costituzione, che è rivendicabile anche in sede civile – afferma Roberto D’Achille, avvocato civilista del foro di Monza e referente del Comitato La Villa Reale è anche mia – le norme parlano di normale tollerabilità che definisce i limiti da non superare anche da un punto di vista dell’inquinamento acustico“.
“All’Autodromo di Monza i limiti vengono oggettivamente superati perché in un anno ci sono 30 deroghe su 52 week-end e, durante la settimana, c’è la costante possibilità di far circolare veicoli che fanno più rumore di una macchina di Formula 1 guidati da persone private, a volte provenienti anche dall’Austria o dalla Svizzera – continua – ci sono tutti gli elementi perché un giudice civile possa stabilire sanzioni inibitorie per tutelare il superiore interesse del diritto soggettivo alla salute anche rispetto ad un’iniziativa economica privata che non deve contrastare con l’utilità sociale e l’ambiente“.
(Da sinistra) Francesco Basile e Roberto D'Achille
Un concetto quest’ultimo che, come sottolinea Francesco Basile, avvocato amministrativista e docente di diritto dell’ambiente presso il Politecnico di Milano, è stato chiaramente introdotto nella Costituzione con le modifiche, apportate nel 2022, agli articoli 9 e 41 della Costituzione. “Il rispetto dell’ambiente è ormai diventato trasversale e spetta allo Stato e agli enti pubblici a vario titolo il compito specifico di tutelarlo – afferma – quando, come nel caso dell’Autodromo di Monza, si riscontrano inadempienze, i cittadini, riuniti in Comitati e associazioni, hanno la possibilità e la forza di poter agire legalmente perché si prendano i necessari provvedimenti”.
LE SOLUZIONI
Le proposte dei Comitati per il Parco A. Cederna e La Villa Reale è anche mia per ridurre il rumore nel Parco di Monza generato dalle attività dell’Autodromo sono di diverso tipo. “L’installazione di stazioni di monitoraggio fisse con trasmissione dati in tempo reale, come già avviene in ambito aeroportuale e per alcune piste di guida, rappresenta la soluzione ideale per controllare i livelli di rumore al di fuori del perimetro dell’Autodromo e per rendere più accessibile ai cittadini i dati acustici rilevati” afferma l’architetta Gagliano.
“Chiediamo la riduzione delle deroghe in Autodromo ai soli tre giorni del Gran Premio di Formula 1, di cui capiamo l’importanza, e a poche altri eventi durante l’anno, come il Gran Premio d’Italia di rally, dove ci sono le tribune piene – conclude Milani – inoltre è necessaria la presenza costante, magari a campione, di Arpa a cui spetta, su incarico del Comune e/o della Provincia di Monza e Brianza, il compito di esprimere pareri tecnici sui rilievi fonometrici”.


