Vimercate saluta la Ferramenta Redaelli: dietro viti e serrature, 80 anni di lavoro e passione
Una saracinesca che si abbassa, ma una storia che resta. Per oltre 80 anni la Ferramenta Redaelli ha accompagnato generazioni di vimercatesi tra lavoro, relazioni e quotidianità. Oggi, alla vigilia della pensione, Ermanno Redaelli racconta con serenità e gratitudine una vita spesa dietro il bancone.
Vimercate. Ci sono negozi che non vendono solo viti, serrature o utensili, ma tempo, ascolto e fiducia, così bene da diventare uno di quei luoghi in cui entri anche solo per un saluto, un sorriso amico, una stretta di mano. La Ferramenta e Casalinghi Redaelli di Vimercate è stata per oltre ottant’anni uno di questi luoghi. Dal 31 dicembre 2025 le saracinesche si abbasseranno definitivamente, ma senza rimpianti amari. Solo con quella malinconia gentile che accompagna le scelte giuste, fatte al momento giusto, dopo una vita di lavoro e passione. Lo racconta a MBNews Ermanno Redaelli, in una intervista che guarda al passato, ma anche al futuro: “da vimercatese al 100%, adesso è arrivato anche per me il tempo di viaggiare”.
La Ferramenta Redaelli, una storia di famiglia
La Ferramenta Redaelli nasce alla fine degli anni Trenta grazie ad Agostino Redaelli, che avvia l’attività in via San Gerolamo a Vimercate costruendo e commercializzando fornelli e cucine economiche. Nel secondo dopoguerra l’offerta si amplia: casalinghi, vasellame, chincaglierie, utensili di ferramenta e per l’agricoltura, oltre alla rivendita di bombole di gas.
Nel 1956 arriva il trasferimento nell’attuale sede di Piazza Roma, nel pieno centro storico della città. Con il supporto della moglie Maria, negli anni del boom economico l’attività cresce ulteriormente, includendo anche piccoli e grandi elettrodomestici come frigoriferi, cucine, stufe e ferri da stiro. Negli anni Ottanta subentra la seconda generazione, con i figli Ermanno e Pierfranco.
Il padre Agostino, con cui è iniziata l'azienda
Ermanno Redaelli a MBNews: “Qui dentro c’è stata tutta la nostra vita”
“Erano anni complicati, ma c’era voglia di ricostruire”, racconta Ermanno Redaelli con la voce pacata di chi è abituato più a fare che a parlare. “Da via secondaria dove eravano negli anni ’40, il trasferimento in Piazza Roma ha fatto la differenza: siamo diventati davvero un punto di riferimento”. Ermanno e il fratello – collega giornalista di grande esperienza – Pierfranco, oggi rispettivamente 67 anni e 80 anni, rappresentano la seconda generazione di Redaelli. “Siamo diversi: Pierfranco è più loquace, io più silenzioso. Ma insieme abbiamo sempre cercato di esserci per le persone”. E le persone, negli anni, non sono mancate. Clienti affezionati, famiglie, artigiani, piccole imprese: una comunità che entrava in negozio non solo per acquistare, ma per tener viva qualcosa che non si compra né nei grandi centri commerciali, né online: l’umanità.
La decisione di chiudere arriva senza drammi. “Vado in pensione. È una scelta di vita”. Il mondo è cambiato, ammette Ermanno: “il negozio non è più quello di una volta. I centri commerciali hanno modificato tante dinamiche”. Ma non c’è amarezza. “Dopo tanti anni è giusto godersi un po’ la vita. Resto a Vimercate, la mia città, ma non nego che voglio girare un pochino. Per anni siamo stati vincolati: poche ferie, pochi viaggi. Il lavoro ti dà tanto, ma ti chiede il conto».

Gli ultimi giorni di apertura sono segnati sul calendario: “sabato 27 eravamo in negozio”, commenta con un sorriso, poi il conto alla rovescia verso il 31 dicembre 2025. “Mi mancherà il lavoro, perché dal 1981 sono sempre stato qui. E mi mancherà soprattutto il rapporto con la clientela: quello vero”. Tra i ricordi più cari, anche le visite istituzionali. “Anche un ex Presidente del Consiglio è passato di qua, è stata indubbiamente una soddisfazione, perchè era come potergli dire “guarda che siamo ancora qui. Dopo tanti anni, un presidio sul territorio”.

Ma il pensiero più intenso va ai genitori, a quell’idea di lavoro che in Brianza non è mai stata solo un mestiere, ma una responsabilità. “Mio padre è rimasto in negozio fino all’ultimo giorno, nel 1998. Il giorno dopo è mancato”. Una presenza silenziosa e costante, che racconta meglio di tante parole cosa significhi dedizione. “A lui e a mia madre Maria devo tutto, dobbiamo tutto. I loro sacrifici non sono solo la nostra storia di famiglia: sono il modo in cui qui si è sempre inteso il lavoro, come impegno quotidiano, serietà e rispetto verso le persone”.
Ermanno sorride, senza nascondere l’emozione. “Non chiudo felice. Ma chiudo contento”. E racconta un ultimo aneddoto: “Ogni giorno entra il nostro Don, Don Maurizio e mi dice: “Ripensaci… o almeno fanne un museo!””.


