Calcio Monza, parla Mattia Finotto: “A Monza anni speciali. E quella mancata promozione…”
L’ex di turno Mattia Finotto racconta a MbNews il suo trascorso in biancorosso e l’attuale esperienza con la Carrarese.
Sabato 20 dicembre il Calcio Monzasfiderà la Carrarese nel match prenatalizio, gara che i Bianco Boys sono tenuti a vincere per non perdere il passo del Frosinone e, soprattutto, per non venire risucchiati dalla muta composta da Cesena, Modena, Palermo e Venezia. I marmiferi sono reduci da un successo fondamentale (3-1 contro l’Entella) per puntellare la classifica e restituire morale al gruppo.
Per presentare la sfida abbiamo raccolto in un’intervista esclusiva le parole di Mattia Finotto, ex di turno che in biancorosso ha militato per 4 stagioni in tre differenti categorie.
Il passato
Stagione 2012-2013. Il Calcio Monza riparte dalla Seconda Divisione (quella che si chiamava “Serie C2”) per provare a mettersi alle spalle la sciagurata gestione della Presidenza Magoni (sigh!). Il nuovo proprietario è un certo Anthony Armstrong (ri-sigh!)… Per fortuna del Monza la ricostruzione della squadra poggia sulla direzione sportiva di Gianluca Andrissi e sul cuore biancorosso dell’ex numero 7 “Turbo” Antonino Asta in panchina.
Tra i tanti volti nuovi spicca un diciannovenne proveniente dalla Sambonifacese, Mattia Finotto: sarà subito un colpo di fulmine con la maglia del 1912. Oggi, a oltre 10 anni di distanza, il biondo attaccante è pronto a calcare un’altra volta il campo di quello che allora si chiamava Brianteo.
Mattia, che squadra si devono aspettare i tuoi vecchi tifosi? E che Monza vi aspettate voi, dopo l’interruzione della striscia positiva?
“La Carrarese è pronta a battagliare con tutte e cercherà di fare punti su un campo difficile, perché ha chiaro l’obiettivo: salvarsi. Battere la Virtus Entella è stato importante, ma non dimentichiamoci che arrivavamo da 2 punti in 5 gare. Il Calcio Monza è costruito per salire, c’è gente che ha giocato sino alla scorsa stagione in Serie A: per contrastare una personalità e una qualità tale punteremo su aggressività e intensità, come valori tecnici non c’è partita”.
Riavvolgiamo il nastro, per te Monza significa ingresso nel calcio dei grandi.
«Io avevo giocato solo un anno in Serie C2 e avevo fatto abbastanza bene. Avevo 19 anni, mi cercò Andrissi: è scattata subito la scintilla, il gruppo era sano e ‘affamato’, c’era il giusto mix tra (tanti) giovani e profili esperti, un Mister come Asta e uno stadio che spronava a fare sempre meglio. Sono stati due anni speciali, la penalizzazione ci ha tolto una promozione ottenuta sul campo: finalmente il Monza trascinava in trasferta tifosi che arrivavano da anni bui, ci siamo conquistati poi la nuova Lega Pro, soccombendo in finale di Coppa Italia alla Salernitana che apparteneva a una categoria superiore».
I compagni
Vita, Ravasi, Finotto erano le frecce targate Asta: con la Giacomense all’esordio è subito gol.
«Ho un ricordo nitido, assist di Laraia e, dopo aver stoppato la sfera, vado a segno cadendo. L’unico rammarico è il loro pari finale, si sa che i tre punti danno valore doppio alla ‘gioia’ personale: la settimana dopo mi sono rifatto con una doppietta decisiva in quel di Rimini. Una partenza col botto, che ha aumentato l’entusiasmo di essere al Monza».
Da un lato il Monza del Centenario ha fatto brillare gli occhi ai tifosi (e la ferita di Portogruaro non è affatto rimarginata, te lo assicuro), dall’altro hai contribuito (8 gol in 24 gare) a centrare quella promozione che mancava al Monza da vent’anni: qual è l’emozione biancorossa più intensa?
«Rivedo Monza con gli occhi del ‘giovanotto’, non posso che avere nel cuore il Monza di Asta: la seconda volta (stagione 2019-2020) ero più professionista, quindi più ambizioso e consapevole. Quel Monza di Berlusconi aveva tutto per fare la storia, e così è stato. Che bello esultare sotto la Curva Pieri quando ho segnato alla Cremonese: diluviava, scarto il portiere dopo aver arpionato il lancio da dietro, ritocco la palla e.. Gol! Era la semifinale di Coppa Italia, appunto: in gol, assieme a Ravasi».
La carriera
La tua dote è lavorare di reparto: da Zigoni ad Abiuso, passando per i monzesi Gasbarroni e Vita, Sinigaglia e Brighenti. Qualche aneddoto?
“Nasco esterno d’attacco, sono giocatore di corsa e quantità: anche se non sono mai stato bomber, i tifosi mi hanno sempre apprezzato per quella generosità che talora sottrae un pizzico di lucidità al momento di effettuare la stoccata. Per rendere al massimo devo stare bene da un punto di vista fisico: la mia ‘evoluzione ‘ è ragionare più da centravanti, adesso faccio una corsa in meno, cerco di non andare a vuoto.. Se devo pensare a un compagno ‘assaporo’ la palla che arrivava da Gasbarroni, bastava un taglio per fare male alla difesa”.
Gli allenatori: Asta, Semplici, Calabro sono i veterani tra i tuoi Mister: in cosa spicca ognuno di loro?
«Domanda difficile, crescendo guardi con un occhio differente l’allenamento, e non solo: Asta incendiava in campo con la sua passione, Semplici ha fatto volare la SPAL con la sapienza tattica, è un gran lavoratore; Mister Calabro è tecnico sia determinato che preparato, non lascia nulla al caso e ha saputo creare la giusta alchimia tra Staff e squadra. Non è cosa da poco, per vincere serve questo e sottolineo la bravura di Mister Brocchi, in un Monza stra-favorito, ma in cui a ogni sessione di mercato gente andava e gente veniva, a gestire la squadra evitando gelosie. Ha spesso subito critiche ingiuste».
A proposito di Monza, vi hai incrociato Colpani e Mota: come definiresti il loro cammino?
«Che posso dire? Sono ragazzi che han giocato in Serie A, il sogno di ogni giocatore: Colpani ha un mancino di pregio, è un professore da un punto di vista tecnico, Mota è un attaccante completo, ha forza, sa venire incontro e quando scatta in profondità è molto rapido».
Monza ‘25-‘26: i nomi ci sono e la mentalità è a buon punto, la Serie A è un obbligo?
«Al di là dell’importanza del roster, il fatto che si può rivelare cruciale è che si sono calati in questa categoria. A Venezia si può perdere, per me Stroppa è l’altro favorito per la promozione diretta».
Il presente
Carrara, è subito magia: decisivo al punto da consegnare ai marmiferi la cadetteria attesa dal 1948. Un percorso pressocché perfetto, avendo eliminato tra le altre Perugia e Benevento e steso in finale il Vicenza col gol-promozione.
«Il segreto è stato l’ambiente. Ha vinto, mi ripeto, una squadra composta da ragazzi forti e unita, inoltre ha inciso la motivazione di un allenatore arrivato anch’esso da poco: ricordo che mi scelse proprio per come le mie caratteristiche si sposassero con i suoi meccanismi. Non siamo stati una sorpresa, l’abbiamo dimostrato salvandoci poi: giornata dopo giornata c’è stata più consapevolezza e anche in un Play Off da ‘lotteria’ si scende in campo per vincere».
Alla soglia delle 33 primavere si è prossimi al bilancio, sei ora senatore in spogliatoio. C’è un rimpianto, o un sogno ancora da inseguire?
«Spiace non avere mai giocato in Serie A: la SPAL mi ha dato in prestito, il Cittadella fu rimontato dal Verona in finale e a Monza ho avuto un problema al ginocchio per cui sono stato fermo un anno. Doveva andare così: ora amo vivere partita dopo partita e quindi voglio fare più gol possibili quest’anno e aiutare la Carrarese a salvarsi con un anticipo maggiore di un anno fa».
Si ringraziano Mattia Finotto e la Carrarese Calcio


