Pedemontana e giovani isolati: il racconto del sindaco tra cantieri, fragilità e “strade rubate”
Vintani promette impegno, anche simbolico, per quei ragazzi di via dei Prati
Barlassina – «Nella vita credo sia essenziale essere onesti, ed io confesso che prima di diventare Sindaco avevo una granitica presunzione, forte dei miei 40 e passa anni di Farmacia, e cioè essere a conoscenza e comprendere i problemi dei miei cittadini». È un’ammissione sincera, quasi spiazzante, quella che arriva dal sindaco di Barlassina, Paolo Vintani, che in una lunga riflessione pubblicata sui social del comune, racconta cosa significa governare una comunità da una prospettiva nuova, segnata dall’ascolto quotidiano e dalle difficoltà che emergono dietro le scrivanie dei Servizi sociali.
«La miseria umana non è solo sanitaria – scrive – e attraversa tutti i ceti sociali. Il dolore, materiale o psicologico, è all’ordine del giorno. Ma soprattutto è diffusa la percezione di essere soli». Un isolamento che, secondo il sindaco, il ruolo delle istituzioni dovrebbe spezzare, prima ascoltando e poi intervenendo.
Nel suo racconto emerge con forza il tema della Pedemontana, descritta come un “drago antico” rimasto dormiente per venticinque anni e improvvisamente risvegliatosi. Un’opera circondata da paure, profezie di distruzione e tensioni politiche, che oggi si traduce in cantieri, nastri d’asfalto e cambiamenti profondi del territorio. «All’improvviso – scrive Vintani – come in una Playmobil City, l’asfalto cala dal cielo e si adagia tra le nostre case».
Tra le molte criticità legate ai lavori – dal paesaggio alla sicurezza, fino al disturbo della quiete pubblica – ce n’è una che ha colpito particolarmente il sindaco. Un problema piccolo solo in apparenza, che riguarda “poche decine di persone” ma che racchiude un significato più profondo: la demolizione del ponte dopo via Colombo, tra Barlassina e Camnago, necessaria per il posizionamento delle gallerie in zona via dei Prati.
Una mamma, al termine di una riunione comunale sulla Pedemontana, ha pronunciato una frase semplice e devastante: «Mio figlio adolescente non potrà più venire all’oratorio di Barlassina». Parole che hanno aperto uno squarcio su una realtà spesso ignorata: quella della mobilità negata ai ragazzi. «Rubiamo una strada a dei giovani – riflette il sindaco – e li isoliamo completamente».
Non si tratta di una zona isolata in senso assoluto, chiarisce Vintani: in auto bastano pochi chilometri per raggiungere tutto. Ma per chi si muove a piedi o in bicicletta, per chi è troppo giovane per guidare, la strada non è un dettaglio: è relazione, incontro, crescita. «La strada è chiusa – scrive – e i ragazzi restano aperti a metà. Le amicizie si sfilacciano quando vedersi diventa complicato».
Il sindaco collega questo isolamento forzato a un contesto già fragile, segnato dalle conseguenze della pandemia. «Stiamo rischiando di perdere una generazione – avverte – non solo per colpa dei social network, ma per una società che isola e accelera, che propone miti e li distrugge». E aggiunge una critica alla pianificazione infrastrutturale: «Si progettano strade pensando ai flussi, raramente alle relazioni. Ma un territorio non è solo asfalto».
Vintani promette impegno, anche simbolico, per quei ragazzi di via dei Prati: «Combatterò anche per loro, anche solo per un ponte tibetano, ma qualcosa farò». E chiude con una citazione poetica di Michel Houellebecq, come a ricordare che, anche nel tempo della fatica e delle grandi opere, può esistere “la possibilità di un’isola”.


