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“Red Flag”: il progetto Rotary che parte da Monza per cambiare la cultura della violenza

Ideato dal Rotary Club Monza Villa Reale insieme a UNAVI e ASPERA, il progetto mira a portare nelle scuole del territorio incontri gratuiti di prevenzione e sensibilizzazione sulla violenza di genere, coinvolgendo professionisti come psicologi e avvocati, ma anche vittime di violenza.

Monza. “RED FLAGStop alla violenza sulle donne“. È questo il titolo del progetto, presentato nella serata di mercoledì 5 novembre, alla presenza dei rappresentanti delle scuole e delle associazioni coinvolte, nell’elegante cornice dello Sporting Club di Monza. Ideato dal Rotary Club Monza Villa Reale in collaborazione con UNAVI, Unione nazionale vittime e ASPERA, Associazione per l’educazione al rispetto altrui, il progetto ha come obbiettivo quello di dar vita a un percorso, pensato per le scuole del territorio, che vede coinvolti professionisti come psicologi e avvocati ma anche vittime di violenza per sensibilizzare i ragazzi sul tema della violenza, costruendo un dialogo, offrendo strumenti per chiedere aiuto e leggere la realtà.

Gli incontri gratuiti con gli studenti, che potranno essere attivati dalle scuole durante l’anno scolastico, saranno guidati da professionisti e referenti di UNAVI e ASPERA, con il supporto di psicologi ed educatori soci del Rotary Club, alternando momenti di racconto, esempi concreti ed esercizi di consapevolezza, con l’obbiettivo di costruire un dialogo per offrire strumenti pratici per leggere la realtà, chiedere aiuto in sicurezza e saper accompagnare chi è in difficoltà.

Un’idea nata dall’esperienza di Francesca Provetti, artista, docente, e curatrice del progetto, che nel 2023 ha partecipato alla giornata “L’amore non ti uccide” realizzata da UNAVI presso l’istituto Verri di Busto Arsizio; una giornata che ha registrato un grande successo di partecipazione tra i ragazzi, facendo emergere in aula anche richieste di aiuto e bisogni concreti.

Rotary club Monza Villa Reale Red Flag violenza sulle donne progetto

“Il progetto Red Flag vuole essere un campanello d’allarme che parte dal territorio monzese ma che speriamo di poter estendere anche oltre – spiega Francesca Provetti, del Rotary Club Monza Villa Reale, presidente di MIA – Monza International Art. “È un’iniziativa gratuita, pensata per le scuole, che parte dal linguaggio quotidiano dei giovani per affrontare temi come il consenso, le dinamiche di controllo e quei segnali, le red flags, appunto, che spesso passano inosservati fino a quando non è troppo tardi. L’idea nasce da un confronto con il nostro club e con le associazioni UNAVI e ASPERA, realtà fondamentali in questo percorso. Il Rotary funge da ponte tra le scuole e le associazioni, dando vita a una mattinata articolata in due momenti“.

Rotary club Monza Villa Reale Red Flag violenza sulle donne progettoAl centro, Francesca Provetti

“Il primo, curato in particolare dal Rotary, è un laboratorio creativo pensato per stimolare l’attenzione e la partecipazione dei ragazzi: vengono invitati a raccontare cosa significa per loro violenza e cosa significa rispetto, accompagnati dalla psicologa Rebecca Viscardi e dall’educatrice Sara Nespoli, che aiutano a creare un dialogo autentico con i giovani. Il secondo momento è invece dedicato agli interventi di psicologi, sociologi, avvocati e di vittime di violenza appartenenti a UNAVI e ASPERA, che portano la loro esperienza diretta. Un’iniziativa simile presentata in due istituti, ha avuto un riscontro molto positivo. Presso l’Istituto Verri di Busto Arsizio, ad esempio, al termine dell’incontro organizzato da UNAVI tre ragazze si sono rivolte all’associazione per chiedere aiuto. Spesso chi subisce violenza non sa a chi rivolgersi o ha paura di essere giudicato. Per questo è fondamentale far capire ai ragazzi che non sono soli e che esiste qualcuno pronto ad ascoltarli. Il Rotary ha voluto andare oltre la semplice sensibilizzazione, dando vita a un progetto concreto, con risultati tangibili“.

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E i numeri parlano chiaro. In Italia, il numero verde 1522, promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, resta lo strumento principale di aiuto: nel 2023 ha registrato oltre 51 mila chiamate valide, in aumento del 59% rispetto all’anno precedente. Nei primi trimestri del 2024 la crescita è proseguita, con migliaia di richieste di aiuto ogni mese. in provincia di Monza e Brianza, nei primi tre trimestri del 2024, si contano 384 chiamate al 1522: un numero che supera l’intero 2023, e che racconta solo una parte di un fenomeno ancora troppo sommerso.

L’analisi del sociologo Fabrizio Fratus

Tra i relatori della serata anche Fabrizio Fratus, sociologo e divulgatore, opinionista per varie testate e programmi TV che da oltre quindici anni si occupa delle problematiche legate ai giovani, in particolare dell’impatto dei social e della pornografia, definiti come un vero e proprio problema sociale ancora poco compreso. Nonostante a scuola e nelle istituzioni si parli di pace e rispetto, la violenza continua a crescere sul piano individuale, segno di una profonda contraddizione della nostra società.

“Un aspetto importante è la consapevolezza: spesso gli uomini che esercitano violenza sulle donne non si rendono conto di ciò che fanno – spiega il sociologo. “E questo è un fattore che contribuisce alla diffusione del fenomeno: se non si ha la percezione di essere violenti, è evidente che si continuerà nel comportamento sbagliato. Da dove nasce, a livello sociale, la violenza? Molti studi indicano che affonda le radici nella riproduzione di ciò che si è vissuto da bambini o adolescenti, ma non è solo questo. Il nostro cervello è plastico e si modella sulle esperienze che viviamo. Immaginiamo giovani esposti quotidianamente a episodi di violenza, in famiglia, in televisione o sui social: questi ultimi non hanno filtri, e spesso i ragazzi si vantano nelle chat delle proprie azioni violente, che così diventano percepite come positive. Le famiglie spesso non ne sono consapevoli, e a scuola se ne parla solo quando emerge un caso specifico. A livello sociale e mediatico non se ne parla abbastanza. La scuola, dal mio punto di vista, è l’unico strumento capace di intervenire davvero sul piano educativo e culturale”.

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“Se analizziamo alcuni casi di stupro commessi da ragazzi, leggendo i messaggi che si scambiano emerge chiaramente come molti di loro non percepiscano di aver commesso violenza: pensano di aver partecipato a un gioco, a un atto goliardico. Come è possibile? Una spiegazione plausibile è l’accesso sempre più precoce alla pornografia online, talvolta già a 12 o 13 anni. Questo espone a un’immagine distorta della donna e della sessualità. Un’indagine dell’Associazione dei sessuologi e psicologi italiani condotta su 25 mila adolescenti tra i 17 e i 20 anni nell’arco di otto anni ha rivelato che un ragazzo su cinque presenta problemi di erezione legati alla visione eccessiva di materiale pornografico. La pornografia crea assuefazione, attiva i neurotrasmettitori della dopamina e, proprio come avviene con le droghe, spinge a ricercare livelli di stimolazione e trasgressione sempre maggiori, con effetti concreti anche nella vita di tutti i giorni”.

UNAVI e ASPERA

Presenti alla tavola rotonda come relatrici anche Paola Radaelli, presidente nazionale di UNAVI dal 2017 e presidente nazionale di ASPERA dal 2014, e Francesca Giarmoleo, coordinatrice Lombardia per UNAVI e segretaria nazionale di ASPERA. UNAVI, nata nel 2017, è un’associazione che offre supporto legale e psicologico alle persone vittime di reati violenti e ai loro familiari. Collabora con istituzioni e forze dell’ordine per favorire la tutela delle vittime e promuovere una maggiore consapevolezza sui temi della giustizia e della prevenzione. ASPERA, è invece impegnata sul fronte educativo e culturale: promuove progetti e percorsi formativi per contrastare la violenza di genere e diffondere una cultura del rispetto nelle scuole e nella società. A marzo 2025 ha firmato un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, che prevede iniziative di sensibilizzazione e laboratori dedicati a studenti e docenti in tutto il Paese.

Rotary club Monza Villa Reale Red Flag violenza sulle donne progettoDa sinistra Paola Radaelli e Francesca Giarmoleo

“Come UNAVI forniamo supporto legale e psicologico, anche di primo soccorso, a chi ci contatta, spesso a titolo gratuito quando vediamo che le famiglie non riescono a sostenere le spese legali – racconta Paola Radaelli. “Per quanto riguarda l’educazione nelle scuole, di cui si occupa ASPERA, crediamo sia fondamentale superare l’idea della lezione frontale: è molto più efficace far interagire i ragazzi, coinvolgerli in progetti mirati come Red Flag. Nei percorsi che abbiamo realizzato negli istituti scolastici i ragazzi lavorano con la testa ma anche con le mani, guidati da professionisti e a contatto con le vittime. Diventa un lavoro di squadra, e spesso alla fine delle giornate ci sentiamo dire: “Ma abbiamo già finito?”. È questo il risultato più importante. Attraverso l’arte, la poesia o il teatro, i ragazzi riescono a esprimere emozioni profonde: anche un semplice disegno, realizzato con il supporto di un artista, racconta moltissimo su cosa significhi per loro la violenza”.