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“Non basta parlare dei giovani, bisogna parlare con loro”: l’approccio di Don Fabrizio Vismara a Desio
Don Fabrizio Vismara nella sua casa, presso l'oratorio Bvi di Desio

Da 3 mesi don Fabrizio Vismara è il responsabile della pastorale giovanile della comunità pastorale di Desio. “Giro in bicicletta e osservo. La città è molto vivace. Spero che i giovani possano trovare uno spazio di ascolto”

Don Fabrizio Vismara è il nuovo responsabile della pastorale giovanile della Comunità Pastorale di Desio. Da quasi tre mesi vive in città, all’oratorio Beata Vergine Immacolata, dopo 10 anni trascorsi a Besana Brianza. 

“Ho trovato una città molto vivace, anche se sento dire da tante persone che una volta Desio offriva di più. Io ho vissuto in piccoli comuni e, arrivando qui, avverto che c’è fermento: vedo tante persone attive, tanti gruppi, tante iniziative. Mi sembra una realtà molto stimolante. Anche se, è vero, le forze non bastano mai. Ma mi piace avere uno sguardo positivo su ciò che mi circonda”. 

Tu sei responsabile della pastorale giovanile, che comprende tutti gli oratori della città: come vivi questo incarico?

“Sono un sacerdote a servizio della comunità pastorale, un’ampia realtà. E’ importante favorire un cammino comune, perché l’unione fa la forza e, aggiungo, la comunione sa di Vangelo. Ha senso creare comunione tra di noi.  Raccolgo una storia fatta di realtà autosufficienti. Ma i tempi sono cambiati: occorre trasformare la mentalità. E’ il momento di unirsi. Sono consapevole che per cambiare lo sguardo sulle cose occorre tempo, ma non ha senso rimanere arroccati sulla propria posizione. Lo dico anche per esperienza: negli ultimi 10 anni, ho prestato servizio in una comunità pastorale già articolata e ho visto i frutti di un lavoro di comunione”

Come sono andati questi primi 3 mesi a Desio? 

“Mi interessa fare una fotografia delle realtà che si occupano dei giovani. Sono stato nelle scuole ad incontrare le dirigenti e continuerò a farlo. Ho conosciuto il Consorzio Desio Brianza, la cooperativa Il Seme, i servizi sociali del comune, con cui mi sono confrontato. Giro per la città in bicicletta e osservo molto. Ho notato che ci sono alcuni luoghi di ritrovo dei giovani, per esempio davanti al McDonald’s e nel parcheggio del supermercato della Coop o in qualche parchetto pubblico”. 

Si parla tanto dei giovani, che in questo periodo si sono resi protagonisti anche di fatti di cronaca negativi. Dal tuo osservatorio privilegiato, cosa vedi?

“Negli oratori vedo tanti bravi ragazzi che si impegnano: loro fanno poco rumore. Mi piace vedere sempre il positivo e il bene c’è. Mi piacerebbe entrare in confidenza con i ragazzi, in modo che possano  percepire che qui c’è uno spazio di ascolto disponibile. Ci vuole tempo per creare un legame di fiducia. Desidero avere cura di ciascuno di loro, non solo per il servizio che svolgono, ma per quello che sono”.

E dei giovani fuori dagli oratori?

“Si parla tanto dei giovani,  ma è più difficile parlare con i giovani. Il mondo adulto ha una visione delle cose che non si adatta più al mondo giovanile. I giovani sono di meno demograficamente, questo è un dato di fatto. E  hanno una loro visione del mondo,  che va scoperta. Noi, nel nostro piccolo, all’interno della comunità pastorale,  stiamo cercando di farlo, per raccogliere dai ragazzi la loro visione sulla comunità cristiana. E’ un lavoro che sta muovendo i primi passi: vogliamo ascoltare, con delicatezza. Ma ci vuole tempo, un tempo più lento rispetto ai calendari e agli appuntamenti che incombono. Un  tempo che non è subito produttivo”

Lo sport può essere uno strumento utile per coinvolgere i giovani? 

“Sicuramente, lo sport é una grande risorsa. A volte si pensa alle società sportive come qualcosa di esterno rispetto alle attività dell’oratorio,  invece bisogna  imparare a riconoscersi tutti parte di un’unica realtà:  è un’ottica che fa la differenza. Occorre creare una comunione di tante anime diverse. Mi interessa molto, inoltre, la riflessione che sta portando avanti il prevosto don Mauro Barlassina: come essere Chiesa nella città?”