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Violenza sulle donne: agli Istituti Clinici Zucchi una serata di ascolto e consapevolezza aperta alla cittadinanza
un momento della serata

È emerso un dato importante: i numeri degli accessi al Pronto Soccorso non riflettono la reale diffusione della violenza, perché molte donne non riescono a chiedere aiuto.

Si è svolto ieri sera, presso gli Istituti Clinici Zucchi di Monza, ospedale Bollino Rosa, l’incontro gratuito aperto alla cittadinanza organizzato nell’ambito dell’Open Week contro la violenza sulle donne, iniziativa promossa da Fondazione Onda ETS e dagli stessi Istituti Clinici Zucchi- Gruppo San Donato.

Un momento partecipato, pensato come spazio di ascolto, dialogo e riflessione su un tema complesso e doloroso, che richiede prima di tutto consapevolezza da parte di tutta la comunità.

Ad aprire la serata è stata la dottoressa Francesca Lonardi, membro del Comitato Parità di Genere degli Istituti Clinici Zucchi, che ha ricordato come la violenza sulle donne non sia soltanto un’emergenza sociale, ma un fenomeno che interroga profondamente anche il sistema sanitario. La dottoressa ha evidenziato l’impegno degli Zucchi nel promuovere una cultura della parità di genere all’interno delle proprie strutture, ponendo al centro il rispetto, l’ascolto e la tutela della donna in ogni fase del percorso di cura.

Nel suo intervento ha richiamato anche una particolarità storica dell’ospedale: sul frontespizio dell’ingresso compare ancora la dicitura “Casa di cura per signore”. Un dettaglio che oggi, alla luce del lavoro svolto sul fronte della parità, assume un valore simbolico nuovo: un segno di attenzione e di vicinanza alle donne, un richiamo alla necessità di mettere al centro il loro benessere e di consolidare una cultura che riconosca e affronti le disuguaglianze di genere ancora presenti nella società. Un monito, ha sottolineato, ma anche un messaggio di speranza.

Generico novembre 2025Francesca Lonardi

La coordinatrice infermieristica del Pronto Soccorso ha poi spiegato in modo chiaro e diretto come avviene l’accoglienza di una donna vittima di violenza: i percorsi di cura, le modalità per riconoscere situazioni di pericolo, l’importanza dell’ascolto e della protezione. È stato ricordato che il Pronto Soccorso può rappresentare uno degli snodi più sicuri per chi vive in una condizione di violenza, soprattutto quando non ha accesso a mezzi di comunicazione o vive in un ambiente familiare che impedisce di chiedere aiuto. In questi casi anche un accesso simulato per un malessere può diventare un’occasione per essere viste, ascoltate e aiutate.

La serata è proseguita con l’intervento della dottoressa Rossella Bonalumi, referente della rete Artemide del Comune di Monza, che ha illustrato il lavoro integrato della rete con sanità, servizi sociali e territorio. A seguire, la dottoressa Mara Cigala-Fulgosi, psichiatra, e la dottoressa Federica Cairoli, psicologa degli Istituti Clinici Zucchi, hanno guidato i presenti in una riflessione profonda su ciò che accade nella mente e nel cuore di una donna che ha subito violenza. Hanno parlato di trauma, senso di colpa, difficoltà nel denunciare, e di quanto sia fondamentale sentirsi accolte, credute e accompagnate.

È emerso un dato importante: i numeri degli accessi al Pronto Soccorso non riflettono la reale diffusione della violenza, perché molte donne non riescono a chiedere aiuto. Spesso il maltrattante è una figura familiare che manipola, isola e genera paura. La violenza, è stato ricordato, colpisce anche i figli, spettatori silenziosi di dinamiche che lasciano segni profondi.

La conclusione dell’incontro ha restituito un messaggio corale: nessuna donna deve sentirsi sola. La collaborazione tra Pronto Soccorso, servizi territoriali e centri antiviolenza è la rete che può proteggere, sostenere e accompagnare verso un percorso di sicurezza, cura e rinascita. Un impegno quotidiano che richiede professionalità, responsabilità e una grande attenzione alla persona.