“Happy”, al Liceo Parini un nuovo sguardo sull’adolescenza tra fragilità, ansia e speranza
Al Liceo Parini la conferenza “Happy” per parlare di fragilità, ansia e futuro degli adolescenti. Un progetto che coinvolge scuole e famiglie
Una mattinata per capire davvero come stanno gli adolescenti di oggi: tra fragilità, speranza e il bisogno urgente di adulti che sappiano ascoltare. Si è svolta al Liceo Parini di Seregno la conferenza “Happy: una nuova prospettiva per gli adolescenti”. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto sul benessere psicologico dei giovani e sul ruolo degli adulti che li accompagnano. L’appuntamento rientra nel progetto “Happy. Diventare capaci”, realizzato dalla Cooperativa Minotauro e sostenuto dalla Fondazione Guido Venosta. Happy è pensato per ascoltare da vicino i bisogni degli adolescenti tra i 13 e i 19 anni attraverso laboratori, focus group e sportelli psicologici.
Ad aprire il dialogo è stato il presidente della Fondazione, Giuseppe Caprotti, che ha ricordato come, di fronte alle sfide emotive e sociali dei giovani, sia indispensabile non perdere il senso della speranza: “Senza speranza non si va da nessuna parte. Anche solo una luce, una fiammella, può bastare per vincere l’ansia”. Un messaggio semplice e potente, che ha fatto da filo conduttore all’intera mattina.
Alessia Lanzi, psicoterapeuta e presidente della Cooperativa Minotauro, ha approfondito le difficoltà più complesse dell’adolescenza: “Dai focus group condotti sul territorio lo scorso anno emerge un quadro molto chiaro: solitudine, ansia, ritiro scolastico e insicurezza legata al proprio corpo sono tra gli ostacoli più riscontrati. Molti ragazzi non si sentono all’altezza degli standard estetici e sociali. Vivono la paura del giudizio e faticano a dare un nome a ciò che provano”.
Un’altra questione cruciale riguarda la pressione della performance: “In una società che esalta il talento “senza fatica”, molti giovani tendono a confondere l’impegno con l’assenza di valore personale. Quando il rendimento non corrisponde alle aspettative, la frustrazione può diventare esasperante. E portare a soluzioni indesiderate, come il ritiro. È fondamentale restituire dignità alla fatica: fare fatica non significa non essere bravi, ma impegnarsi davvero in qualcosa”, ha ricordato Lanzi.
Guardando al futuro, i ragazzi mostrano un atteggiamento ambivalente: da un lato la percezione di un mondo incerto, segnato dall’instabilità. Dall’altro, almeno nel territorio di Monza e Brianza, una sorprendente dose di speranza. Secondo le analisi della dottoressa Lanzi infatti, i giovani sono interessati a nuovi contesti, più stimolanti e diversi dalla scuola tradizionale. Esperienze reali, concrete, che aprano orizzonti e permettano di scoprire il mondo del lavoro.






