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Giuseppe Caprotti si racconta all’evento organizzato dal Soroptimist Club Monza

L’evento, intitolato evocativamente “Una storia italiana”, è stato concepito per offrire ai presenti un’immersione nel percorso imprenditoriale della famiglia Caprotti e in particolare di Giuseppe.

La serata del 29 ottobre 2025, organizzata dal Soroptimist Club Monza presso lo Sporting Club, si è configurata come un evento di spicco nel panorama culturale e imprenditoriale, avendo come ospite Giuseppe Caprotti, protagonista della storia di Esselunga e attuale presidente della Fondazione Guido Venosta. L’incontro, dal titolo emblematico “Una storia italiana, ha offerto un’immersione profonda nel percorso della famiglia Caprotti, analizzando i temi cruciali della visione, dell’innovazione e della responsabilità sociale.

L’ospite è stato presentato dalla presidente Zizeth Maroun, la quale ha messo in luce come la visione strategica e l’impegno costante verso l’eccellenza di Giuseppe Caprotti abbiano contribuito in modo significativo all’innovazione e alla crescita di Esselunga, un marchio riconosciuto come modello di qualità e affidabilità.

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L’intervista ha ripercorso la vita di Caprotti in Esselunga, citando i suoi progetti pionieristici nel retail italiano, dall’introduzione del biologico ai programmi fedeltà, fino alle prime iniziative di responsabilità d’impresa. Tuttavia, questo contributo si è interrotto bruscamente nel 2004, quando fu licenziato dal padre. La narrazione ha suggerito che questa separazione, avvenuta dopo anni di lavoro in azienda, fosse forse da ricondurre a divergenze di idee o a un’incompatibilità caratteriale con un padre austero che, a suo dire, non gli riconobbe mai i grandi risultati raggiunti. Giuseppe Caprotti ha apertamente condiviso il suo convincimento che Esselunga avrebbe potuto raggiungere risultati ancora superiori se solo fossero state accolte alcune scelte strategiche da lui suggerite, ma sistematicamente respinte dal padre, descrivendo il loro rapporto come “due binari di un treno, due parallele che mai si incontrano”.

È proprio per evitare che il suo apporto alla nascita e alla crescita di uno dei marchi più prestigiosi d’Italia venisse dimenticato, e per contrastare la diffusione di notizie false sul suo nome, che Caprotti, laureato in Storia alla Sorbona di Parigi nel 1960 , ha deciso di scrivere “Le ossa dei Caprotti”. Il libro, pubblicato nel 2023 con Feltrinellie la cui copertina riproduce un tessuto del 1908 dell’ex Manifattura Caprotti in Brianza , è un progetto storico-documentale che vive anche in rete e che, con il sottotitolo “tra Garibaldi, la Cia ed Esselunga”, racconta la storia di famiglia che ha rivoluzionato le abitudini degli italiani. La serata ha toccato con emozione anche gli aspetti più intimi della sua vicenda, come l’adolescenza segnata da momenti di tensione, il tentato rapimento e il rapporto controverso con la figura paterna. Con la presentazione del libro, Caprotti ha voluto riaffermare il proprio valore e, rivolgendosi idealmente agli imprenditori presenti, ha voluto sottolineare che i rapporti di parentela in azienda devono rappresentare un valore aggiunto e non un ostacolo allo sviluppo dell’attività.

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Oggi l’impegno di Giuseppe Caprotti si concentra anche sulla Fondazione Guido Venosta, intitolata al nonno materno , che presiede. La Fondazione si dedica alla diffusione dei più alti ideali di cultura e solidarietà , operando in quattro ambiti fondamentali: tutela della salute e ricerca scientifica, solidarietà, promozione della cultura e tutela dell’ambiente. L’intervista ha messo in luce come questo attuale impegno nella memoria, nella cultura e nel sostegno sociale si colleghi strettamente ai temi centrali della serata, tra cui il rapporto tra impresa e territorio, con un riferimento specifico alla Brianza , il valore del “patto sociale” tra azienda e comunità inteso come impegno etico , e il ruolo che l’impresa deve assumere oggi come custode della memoria e responsabile verso il futuro.

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Il Soroptimist Club Monza, in quanto associazione internazionale di donne impegnate nella promozione dei diritti e dello sviluppo sostenibile, ha promosso l’evento come un invito a riflettere sul valore del coraggio e della responsabilità individuale nella costruzione di comunità migliori. Il Club ha ribadito che raccontare l’impresa attraverso le persone significa trasmettere valori , e che la serata è stata pensata per offrire al territorio un’occasione di riflessione sulla cultura del lavoro, dell’innovazione e dell’impegno civico. L’incontro si è sviluppato attraverso un dialogo durato sessanta minuti, al termine del quale è stato riservato uno spazio per le domande del pubblico.