LA VERTENZA
|Carate, accordo sugli esuberi alla Stäubli: la produzione chiude a giugno 2026!
La multinazionale svizzera ha parzialmente ceduto, dopo una lunga trattativa, sul taglio di 45 lavoratori e lavoratrici. Ci saranno ricollocamenti, accompagnamenti alla pensione e incentivi economici all’uscita.
Carate Brianza. Il percorso è stato più lungo del previsto e più di una volta si è temuto che gli ostacoli potessero rivelarsi insormontabili e avere la meglio. Alla fine, però, alla Stäubli di Carate Brianza, multinazionale svizzera presente nei settori tessile, robotica ed elettronica industriale, la vertenza sulla chiusura della produzione in Italia e sulla perdita di 45 posti di lavoro nel sito brianzolo, aperto fin dagli anni ’80, si è chiusa con un accordo tra l’azienda e i sindacati.
Dopo circa due mesi di serrato confronto, che ha portato anche a diversi momenti di tensione, infatti, la Stäubli, colosso fondato nel 1892 a Horgen, in Svizzera, ma oggi presente in 28 Paesi con 15 stabilimenti di produzione e oltre 6000 collaboratori in tutto il mondo, ha parzialmente ceduto sul taglio delle quasi cinquanta posizioni produttive di Carate Brianza, praticamente un terzo dell’intera forza lavoro. Che ora potrà pensare con un minimo di serenità in più all’ormai prossimo Natale.

I DETTAGLI
“Un paio di persone saranno ricollocate, una dozzina accompagnate alla pensione con gli strumenti di ammortizzazione sociale a disposizione – spiega Claudio Rendina, funzionario della Fiom Cgil di Monza e Brianza – per le restanti 25 persone è stata prevista nei prossimi mesi un’incentivazione economica su base volontaria per uscire dalla produzione, il cui smantellamento inizierà a dicembre 2025 e terminerà a giugno 2026″.
Questa varietà di soluzioni, che cercano di soddisfare le diverse esigenze presenti nel sito Stäubli di Carate Brianza, dove con l’attuale riorganizzazione dovrebbero restare la progettazione, il commerciale e le altre funzioni non produttive, queste ultime spostate per lo più nella sede francese della multinazionale svizzera, è stata molto più complicata del previsto da raggiungere.
“Siamo riusciti a chiudere la trattativa a fatica e con molta lentezza – afferma Rendina – siamo andati oltre i tempi del tavolo sindacale, passando alla discussione in Regione Lombardia e abbiamo dovuto mettere in piedi anche lo stato di agitazione prima di ottenere un accordo che incontrasse la soddisfazione anche di lavoratori e lavoratrici brianzoli”.
Uno sciopero alla STMicroelectronics di Agrate Brianza
IL COMMENTO
Se alla Stäubli di Carate Brianza si può tirare un sospiro di sollievo, l’allerta dei sindacati è sempre piuttosto alta per altre crisi aziendali di alcuni dei grandi protagonisti della storia industriale brianzola. Dalla Peg Perego di Arcore alla Hayer (ex Candy) di Brugherio fino alla STMicroelectronics di Agrate Brianza. E le prospettive, in generale, non sono particolarmente positive. Se non altro dal punto di vista dell’approccio socio-culturale prima ancora che economico e produttivo.
“Purtroppo quando in Italia si ha a che fare con multinazionali che non conoscono o fanno finta di non conoscere la legislazione italiana è sempre più complicato ottenere risultati che rispettino nel complesso i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici” conclude il funzionario della Fiom Cgil di Monza e Brianza.


