Logo
Politica |
Politica
/

Besana, la mozione sulla Palestina scatena la bagarre in consiglio. Csx: “raccappriccianti le parole di Corbetta”

10 novembre 2025 | 10:52
Share0
Besana, la mozione sulla Palestina scatena la bagarre in consiglio. Csx: “raccappriccianti le parole di Corbetta”

Tensione altissima nell’aula di Besana in Brianza durante la discussione della mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina: accuse di negazionismo, numeri contestati e scontro frontale tra maggioranza e opposizione.

Besana – Seduta infuocata quella del Consiglio comunale di giovedì 6 novembre, durante la quale si è discussa la mozione del Centrosinistra per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Un dibattito acceso che si è presto trasformato in un duro scontro di parole dopo l’intervento del consigliere Alessandro Corbetta (Lega), le cui dichiarazioni hanno scatenato una vera e propria bagarre politica e la successiva condanna pubblica da parte delle forze di Centrosinistra.

Corbetta ha giudicato la mozione “inopportuna e tardiva”, soprattutto dopo il progetto di pace di Trump e il conseguente cessate il fuoco. Il consigliere ha poi affermato con forza che “il 7 ottobre è il giorno in cui è iniziata la guerra, con l’attacco di Hamas a Israele. Sapevano che ci sarebbero state conseguenze” e ha aggiunto: “Riconoscere lo Stato di Palestina è un grave errore degli Stati occidentali, che così facendo legittimano di fatto il terrorismo”.

Alessandro-Corbetta-cons-regionale-mb

Scontro in aula sulla mozione per la Palestina

Le parole del consigliere leghista hanno scatenato la reazione immediata delle opposizioni. Corbetta ha citato anche il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid, secondo il quale “non c’è stato nessun genocidio: uno Stato democratico è stato attaccato da un’organizzazione terroristica e mentre lo faceva giocavano con le vostre menti”. Ha inoltre messo in dubbio la veridicità delle cifre riportate nella mozione – che menzionava milioni di morti e feriti – definendole “numeri forniti da Hamas e quindi inaffidabili”.

A rispondere per primo è stato il consigliere Ivano Riva (PD), che ha accusato Corbetta e il centrodestra di “negare l’evidenza dei fatti”: “Non sono numeri di Hamas, ma dati verificati e diffusi dalle Nazioni Unite. Venire qui a raccontare che non esistono decine di migliaia di morti significa negare la realtà. La difesa della vita umana viene sempre prima di tutto – ha detto durante il consiglio – e riportare in questa sede le parole di Yair Lapid è raccapricciante”.

Anche Sergio Cazzaniga (Segretario del PD) ha difeso la mozione, sottolineando che “riconoscere lo Stato di Palestina in questo momento non è un atto contro Israele, ma un segnale politico e simbolico di speranza in una situazione disperata”.

La consigliera Susanna Citterio (Besana per Tutti) ha definito “sconcertanti” le parole di Corbetta:
“Mi è venuta la pelle d’oca. Trovo incredibile che si possa citare Trump come mediatore di pace e sostenere che la guerra sia iniziata solo il 7 ottobre. Questo conflitto dura da anni, e ridurlo a quella data è una distorsione storica”.

Il sindaco Pozzoli: “Parlate di pace, ma il vostro spettacolo stona”

A concludere la discussione è stato il sindaco Emanuele Pozzoli, che ha invitato l’aula a ritrovare toni più costruttivi: “Se dobbiamo parlare di pace, lo spettacolo visto in aula non è accettabile. Dobbiamo uscire dagli schemi mentali in cui etichettiamo tutto come ‘di destra’ o ‘di sinistra’, perché questo non ci permette di comprendere la complessità di quello che ci sta accadendo intorno” – ha detto, aggiungendo – “per questo vi invito ad approfondire meglio il tema”.

La mozione è stata respinta con 6 voti favorevoli, 9 contrari e un astenuto.

Nel comunicato diffuso il giorno successivo, la coalizione di Centrosinistra (PD Besana, Besana per Tutti e Besana4Future) ha ribadito la propria posizione: condanna dell’attacco del 7 ottobre come crimine contro l’umanità, riconoscimento del diritto di Israele ad esistere e, allo stesso tempo, del diritto del popolo palestinese a vivere in uno Stato libero e sovrano, definendo “parte di un genocidio” le migliaia di vittime civili a Gaza.