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“Allarme mancato e territorio saturo”: l’analisi di Sinistra e Ambiente sull’esondazione del Tarò

Il gruppo ambientalista analizza la piena del 22 settembre a Meda e indica criticità, responsabilità storiche e interventi da avviare nel breve e lungo periodo.

Meda – A quasi due mesi dall’esondazione del Tarò del 22 settembre, Sinistra e Ambiente interviene con un’analisi dettagliata sull’evento che ha colpito Meda e altre città del bacino Tarò/Certesa e del Seveso. Secondo il gruppo, la violenza del fenomeno meteorologico – con 200 mm di pioggia tra le 3 e le 11 del mattino – non può essere utilizzata come “alibi” per autoassolversi da responsabilità più profonde.

“Al mattino è mancato l’allarme che avrebbe quantomeno impedito l’accesso alle aree investite dalla piena”, sottolinea l’associazione, che richiama anche l’aumento della frequenza degli eventi estremi legati ai cambiamenti climatici.

Consumo di suolo e criticità del reticolo idrico

Sinistra e Ambiente punta il dito contro anni di urbanizzazione e impermeabilizzazione, che avrebbero saturato le aree di naturale esondazione del Tarò e dei suoi affluenti.
“Il territorio è stato cementificato ovunque”, affermano, citando interventi come nuovi insediamenti, ampliamenti produttivi e la copertura dell’alveo del Tarò a Cabiate, trasformato in un canale a scorrimento veloce.

Il gruppo richiama anche i dati ISPRA 2024, che confermano Monza e Brianza come provincia più cementificata d’Italia, con il 41% di suolo consumato e altri 47 ettari trasformati nel solo ultimo anno.

Le osservazioni al PGT e il dibattito post-alluvione

La variante al PGT di Meda, secondo Sinistra e Ambiente, rappresenta “un’occasione da non sprecare”. Le osservazioni presentate insieme a PD e Meda Aperta, spiegano, potrebbero segnare un cambio di passo nelle politiche di tutela ambientale.

Il gruppo critica anche la mancanza di risorse regionali e osserva che lo Stato di Emergenza approvato dal Governo per i Comuni colpiti – con 10 milioni destinati alla sola gestione dell’emergenza – sarebbe insufficiente rispetto ai danni registrati a Meda.

Meda allagata

Gli interventi urgenti e necessari

Tra le prime misure da attivare, Sinistra e Ambiente elenca:

  • pulizia degli alvei del Tarò e del reticolo minore;

  • ripristino degli argini erosi;

  • revisione dei ponti di via Val Seriana, via Luigi Rho e via Cadorna per aumentarne la luce;

  • installazione di un sistema di monitoraggio e allerta dei livelli del torrente;

  • manutenzione periodica delle vallette provenienti dalla Brughiera.

Interventi definiti “necessari ma non risolutivi”, che andrebbero integrati in una strategia più ampia.

Vasche di laminazione: le perplessità del gruppo

Un capitolo importante riguarda le vasche di laminazione previste dal Programma d’Azione del Contratto di Fiume Seveso. Secondo Sinistra e Ambiente, le vasche previste ad Alzate Brianza (200.000 mc) e Mariano Comense (due invasi da 50.000 e 25.000 mc) avrebbero un impatto eccessivo su aree agricole e boschive, alcune interne al Parco Groane-Brughiera, e comunque non sarebbero sufficienti per piene come quella del 22 settembre.

“Meglio puntare su soluzioni diversificate, meno impattanti e più sostenibili”, è la posizione del gruppo ambientalista.

I progetti in corso a Meda e sul territorio

L’articolo cita l’intervento di Brianza Acque lungo via Giovanni XXIII a Meda, dove è in realizzazione una nuova rete di fognatura bianca con bacino drenante. Nel Programma d’Azione del Contratto di Fiume Seveso è inoltre prevista, per Meda, un’analisi preliminare per individuare aree di laminazione naturale da 5.000-10.000 mc, al momento però non finanziata.

A Cabiate è in arrivo un intervento da 100.000 euro per la rimodellazione dell’area “La Busa”, sempre con funzione di laminazione, mentre altri progetti di de-impermeabilizzazione ad Arosio, Carugo e Mariano risultano privi di coperture economiche.

“Servono nuove aree e una regia comune”

Nel commento finale, Sinistra e Ambiente invita a valutare con attenzione i siti ipotizzati per le vasche, perché “altererebbero lo status dei luoghi e sottrarrebbero aree pregiate”.

Il gruppo propone di considerare aree dismesse, comparti mai sviluppati e capannoni abbandonati come possibili spazi per bacini di laminazione, previa valutazione tecnica.
“Serve una progettazione coordinata tra tutti i Comuni dell’asta del Certesa/Tarò”, affermano, “coinvolgendo competenze ambientali, idrogeologiche e fluviali, e investendo in de-impermeabilizzazione e riuso delle aree dismesse”.