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“Stop al burqa”, la battaglia della Lega parte da Lissone

27 ottobre 2025 | 10:28
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“Stop al burqa”, la battaglia della Lega parte da Lissone

Da gennaio a Lissone cartelli per vietare l’ingresso di donne a volto coperto negli edifici pubblici. Sardone: “il velo è sottomissione, anche le femministe dovrebbero dirlo”. Mozione in arrivo nei comuni della Brianza.

Vietato l’ingresso a volto coperto“. Da gennaio si vedranno cartelli con questa frase fuori dalle porte degli uffici pubblici di Lissone: saranno affissi sugli ingressi del municipio, della biblioteca e di tutti gli edifici comunali. E’ l’effetto di una mozione, presentata dal segretario cittadino della Lega Matteo Lando e approvata in Consiglio comunale che ha una doppia ragione d’essere: il tema della sicurezza da un parte, e quella dell’identità dall’altra. Il riferimento qui è a burqa e niqab, i veli che coprono integralmente il volto delle donne e che secondo il Carroccio sono “una limitazione della libertà femminile“. Battaglia cara alla Lega da anni, tanto da essere stata rilanciata nella sede provinciale del partito nella mattinata di sabato 25 ottobre alla presenza della vicesegretaria della Lega ed europarlamentare Silvia Sardone, da sempre in prima fila contro quella che definisce una “islamizzazione dell’Europa”.

“Stop al burqa nei nostri comuni”, la battaglia della Lega parte da Lissone

“Da Lissone parte un segnale forte e chiaro: il volto non si nasconde, né per motivi religiosi né per altro”, spiega Alessandro Corbetta, capogruppo leghista in Regione, che aggiunge – “Con questa azione dal basso vogliamo sollecitare il Parlamento a varare leggi che, come avviene in altri Paesi, proibiscano l’ingresso nei luoghi pubblici a chi indossa il velo integrale”. A sostenere l’iniziativa anche il segretario provinciale Fabio Ghezzi, che ribadisce come il provvedimento si inserisca “in un percorso di buonsenso, nel rispetto della legge e della nostra identità” e il responsabile enti locali del partito, il sindaco di Besana Emanuele Pozzoli, che auspica un “effetto domino” negli altri comuni della Brianza, a partire dalle realtà più grandi come Monza, Desio e Seregno.

La misura richiama la normativa antiterrorismo del 1975 e la delibera regionale del 2015 che già vietavano l’accesso agli uffici lombardi a chi copre il viso. Ma a Lissone la Lega rilancia: “è un gesto in difesa dei valori occidentali”, chiosa Corbetta. L’obiettivo più a lungo raggio è quello di rafforzare la voce della Lega a Roma su questo tema, anche a seguito della presentazione di una proposta di Legge di Fratelli d’Italia per vietare il velo integrale, contro il “separatismo islamico” presentato lo scorso 8 ottobre.

Sardone: “Ma per le donne coprirsi il volto è una scelta volontaria e consapevole?”

L’europarlamentare Silvia Sardone, presente a Monza nella conferenza stampa di sabato mattina, sottolinea che la lotta al velo integrale “può e dovrebbe diventare una battaglia anche per le femministe. Il burqa e il niqab non sono simboli religiosi ma strumenti di sottomissione”.

sardone Silvia Sardone

Sardone ha aggiunto che: “vorrebbe capire quanto è una scelta libera e consapevole quella di queste donne di coprirsi il volto“, e che sono impossibili “ulteriori concessioni alla comunità islamica se non verrà sottoscritto un accordo con lo stato nella quale la comunità islamica prenderà le distanze dal terrorismo, riconoscerà la parità tra uomo e donna, ripudierà la poligamia e ci dirà da dove arrivano i fondi, ad esempio, per la costruzione delle moschee”.