Prime stime
|Meda, danni per oltre 48 milioni di euro dopo l’alluvione del 22 settembre
L’assessore Mariani: “Molte attività commerciali potrebbero non riaprire più”. Una ferita che colpisce la città non solo sul piano economico.
Meda. La prima stima dei danni provocati dall’alluvione del 22 settembre sfiora i 50 milioni di euro. In Comune sono già arrivati circa un migliaio di moduli di richiesta di risarcimento. Numeri che confermano la portata devastante dell’esondazione del torrente Tarò, che ha messo in ginocchio centinaia di famiglie e attività commerciali.
L’ondata di maltempo che ha colpito la Brianza lunedì 22 settembre ha causato danni complessivi per circa 70 milioni di euro, di cui ben 48 milioni e 500 mila euro solo a Meda, il comune più colpito.
“I danni a privati, aziende e attività commerciali ammontano a circa 47 milioni di euro – spiega l’assessore alla Sicurezza, Fabio Mariani – mentre quelli legati al comparto amministrativo e comunale si aggirano intorno al milione di euro”.
Meda, danni per oltre 48 milioni di euro dopo l’alluvione del 22 settembre
Si tratta, come sottolinea l’assessore, solo di una stima provvisoria. “I danni visibili sono stati conteggiati, ma il lavoro non è ancora concluso – aggiunge –. Ci sono ancora tanti box e cantine pieni di fango e probabilmente solo nei prossimi giorni si potrà avere un quadro più chiaro. La cifra potrà quindi aumentare, ma anche ridursi”.
Al momento, però, resta un numero impressionante: 48,5 milioni di euro di danni economici, a cui si sommano le perdite difficili da quantificare. “Molte attività commerciali, soprattutto quelle in centro, sono state devastate – prosegue Mariani – e per alcuni sarà molto complicato ripartire. Alcuni negozi potrebbero non riaprire mai più. Fortunatamente, in questi giorni abbiamo visto tanti volontari al lavoro e clienti che, per amore del loro negozio di fiducia, hanno deciso di rimboccarsi le maniche. Meda si sta rialzando, ma l’evento è stato drammatico”.
Alluvione a Meda: l’esondazione del Tarò
Il 22 settembre una vera e propria bomba d’acqua si è abbattuta sulla città in poche ore. La piena del Tarò ha provocato il crollo di circa tre metri di argine, trasformando le strade in fiumi e travolgendo tutto ciò che incontrava.
“Da un lato molte famiglie e attività hanno subito danni diretti dall’esondazione del Tarò – spiega ancora Mariani – dall’altro, le forti piogge hanno fatto innalzare le falde, provocando allagamenti anche in cantine e box lontani dal fiume”.
Dubbi e smentite
La violenza dell’acqua ha lasciato molti cittadini con un interrogativo: perché questa volta l’esondazione è stata così devastante? C’è chi ipotizza che siano state aperte delle chiuse a monte, aumentando la portata del torrente. Il sindaco Luca Santambrogio smentisce con fermezza: “Non esistono chiuse nel bacino del torrente Tarò/Certesa. L’unica opera idraulica presente è la vasca di Carugo , che trattiene 80mila metri cubi d’acqua che altrimenti si sarebbero sommati ai milioni trasportati in piena dal Tarò-Certesa”.
Ripristino degli argini
Nei prossimi giorni, anticipa l’assessore Mariani, partiranno i lavori di ripristino degli argini crollati dopo l’alluvione a Meda. Un primo passo per ricostruire quanto la furia dell’acqua ha distrutto.


