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Cab:”Donne e lavoro: tra sicurezza e maternità”. Quanti ostacoli ancora da superare
Il convegno alla sede di Barzanò

Nel Nord Europa l’occupazione femminile è all’80%. Decisamente più bassi in Lombardia, che tocca appena il 65%. Sicurezza, maternità e gender diversity: il convegno organizzato da Cab polidiagnostico per fare luce sul valore delle donne nel mondo del lavoro

Valorizzare il talento femminile non è solo una questione di pari opportunità, ma anche di sicurezza, responsabilità e cultura aziendale. È questo il filo conduttore del convegno “Il valore delle donne in azienda”, promosso da Cab Servizi il 9 ottobre, un momento di formazione rivolto a imprenditori, consulenti e responsabili delle risorse umane per affrontare le sfide — normative e culturali — legate all’empowerment femminile nei luoghi di lavoro.

Insomma, non basta assumere più donne per parlare davvero di parità: serve costruire un ambiente che ne protegga il valore, la salute e la crescita professionale. Al talk, svoltosi nella sede di Barzanò, sono intervenuti Simona Comi, docente di Economia all’Università Bicocca; Luca Bonvicini, responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione; Filomena Iosca, direttore operativo Medicina del Lavoro Cab; e Luca Mariani, responsabile delle Risorse Umane. A dare il benvenuto agli ospiti in sala Paolo Godina, amministratore delegato di Cab.

Il valore delle donne in azienda

“Nella nostra azienda ci sono circa 220 dipendenti – ha detto in apertura l’AD di Cab – l’80% sono donne che, trasversalmente, rivestono sia ruoli di tipo manageriale che impiegatizio. Così come il 95% delle nostre 60 infermiere è donna. Quando mi è stato proposto il tema ho accettato subito, ma con una riserva: non portare solo dati e numeri, ma parlare del valore aggiunto che le donne portano nelle aziende.”

E i benefici dell’occupazione femminile ci sono, come spiega Simona Comi: “Una maggiore occupazione femminile è associata a una crescita economica più sostenuta. Più stabilità economica porta di conseguenza anche a una maggiore fertilità, e questo aiuterebbe a risolvere il grande problema del calo demografico – spiega – perché i redditi familiari vengono rafforzati, si riduce il rischio di povertà e le famiglie diventano più resistenti agli shock, come ad esempio il Covid, potendo contare su due stipendi.”

Il valore delle donne in azienda Simona Comi

La gender diversity, però, non porta solo vantaggi sociali e individuali. Anche per le aziende diversificare le assunzioni ha risvolti positivi: maggiore produttività e più creatività.

Occupazione femminile in Lombardia e in Brianza: qual è la situazione?

Sicuramente, rispetto al passato, sul tema dell’occupazione femminile è stato fatto molto e le cose sono cambiate. Ma i numeri ricordano che c’è ancora molto da fare, soprattutto per eguagliare la situazione del Nord Europa, dove l’occupazione femminile raggiunge l’80%.

“In Lombardia? C’è stata una lieve crescita – spiega ancora Comi –: nel 2010 era al 55% e siamo arrivati nel 2024 al 65%. In questo momento ci troviamo in una fase di stallo, nella quale non si sta registrando alcuna crescita.”

Il rapporto biennale 2022-2023 “Occupazione femminile e maschile nelle imprese lombarde con più di 50 dipendenti”, commissionato dall’Ufficio della Consigliera di Parità della Lombardia e realizzato dal gruppo di ricerca RES dell’Università degli Studi di Brescia, non mostra dati incoraggianti. Il documento ha analizzato 8.351 imprese lombarde, considerando tipologie contrattuali, flessibilità, conciliazione vita-lavoro, formazione e flussi in entrata e uscita del personale.

Tra gli impiegati il numero di donne supera quello degli uomini (50,5%), ma la rappresentanza femminile cala drasticamente nei ruoli apicali: solo il 27,8% dei dirigenti e il 36,1% dei quadri sono donne, mentre tra le operaie la percentuale scende al 25,6%.

Stereotipi e retaggio culturale restano tra gli ostacoli principali ancora da superare. “In economia si parla di soffitto di cristallo, ovvero quel blocco difficile da abbattere per quanto riguarda le posizioni di rilievo – commenta la professoressa Comi –. A parità di titolo di studio, le donne hanno molta più difficoltà a trovare lavoro.” Ancora oggi, emerge dai dati mostrati durante il convegno, esistono lavori considerati “più da donna” e altri “più maschili”, e questo aumenta anche il gap salariale tra i generi.

Sicurezza sul lavoro: l’importanza di prendere in considerazione le donne

Quando si parla di pari opportunità sul luogo di lavoro non si può non parlare anche di sicurezza. A introdurre l’argomento durante il talk è stato Luca Bonvicini, responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione.

“Quando si parla di sicurezza bisogna porre attenzione anche alla sua declinazione al femminile – spiega – perché le donne possono essere esposte a rischi diversi rispetto agli uomini.”

Tra gli esempi citati, i rischi ergonomici, “perché le attrezzature sono spesso progettate per una corporatura maschile e possono comportare stress fisico e problematiche muscolo-scheletriche nelle donne”; i rischi chimici e biologici, “poiché alcune sostanze possono avere effetti differenti sulle donne, soprattutto in relazione a gravidanza o ciclo mestruale – basti pensare a chi si occupa delle pulizie e ogni giorno entra in contatto con prodotti chimici”; e infine i rischi psicosociali, “come molestie, discriminazioni e squilibri nella distribuzione dei carichi di lavoro.”

Per ovviare a queste problematiche, esistono buone pratiche aziendali che possono mettere la giusta attenzione al comparto femminile: un DVR sempre aggiornato, DPI ergonomici, postazioni e ambienti adattabili, flessibilità oraria e smart working, procedure per gravidanza e allattamento, politiche anti-molestie e anti-discriminazione, formazione continua e specifica, coinvolgimento attivo delle lavoratrici nella raccolta di segnalazioni e criticità, sensibilizzazione di dirigenti e preposti ma anche del personale che gestisce le risorse umane.

Donne lavoratrici e maternità: è ancora un problema?

Si parla spesso di calo demografico: sempre meno donne scelgono di fare figli per dare priorità alla carriera o per raggiungere una stabilità economica adeguata. Questo perché, ancora oggi, la maternità è percepita come un ostacolo in ambiente lavorativo.

“Io ne sono un esempio – dichiara Filomena Iosca, direttore operativo Medicina del Lavoro Cab –: il mio profilo era risultato perfetto per un’azienda che però non mi ha assunta perché ero in età fertile.” Una discriminazione in cui sicuramente molte donne si riconoscono.

“Soprattutto con il primo figlio – sottolinea Comi – è emerso che la donna, al rientro al lavoro dopo la pausa maternità, impiega diversi anni a recuperare il gap salariale. Questo succede perché magari si rientra ricoprendo un ruolo diverso, meno prestigioso, o perché le ore lavorate diminuiscono. E qui ritorniamo ancora al concetto degli stereotipi: il lavoro di cura è ancora fortemente a carico delle donne, che faticano a trovare un adeguato equilibrio tra casa e lavoro.”

Anche in questo caso, per superare l’ostacolo, ci sarebbero buone pratiche aziendali da mettere in campo, come la possibilità di lavorare da casa o riorganizzare il lavoro in maniera più flessibile.

“A volta bisogna cambiare modo di pensare – conclude Paolo Godina, AD Cab – meno quantità e più qualità, a volte lavorando meno ore si può essere anche più produttivi”.