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Monza, corteo in piazza: “Basta omicidi sul lavoro, le nostre vite valgono più dei loro profitti”

Un’iniziativa che non nasce nel vuoto: appena tre giorni fa, l’8 settembre, a Monza ha perso la vita Toure Mamadou, 48 anni, operaio metalmeccanico, padre di quattro figli.

Monza – Torna in piazza la rabbia contro le morti bianche, una strage silenziosa che non accenna a fermarsi. Questa sera, alle ore 18 in piazza Castello a Monza, è partito il corteo “Basta omicidi sul lavoro”, promosso dalla Rete Lotte Sociali MB, insieme ad associazioni, sindacati di base e collettivi locali (Arci Scuotivento, CUB, FOA Boccaccio 003, S.I. Cobas, USB).

Un’iniziativa che non nasce nel vuoto: appena tre giorni fa, l’8 settembre, a Monza ha perso la vita Toure Mamadou, 48 anni, operaio metalmeccanico, padre di quattro figli. Stava lavorando al tornio quando un incidente lo ha ucciso sul posto di lavoro. Nella stessa mattina un altro operaio è finito in gravi condizioni all’ospedale San Gerardo dopo una caduta in un cantiere edile a Desio. E sempre in quella giornata, altri tre lavoratori hanno perso la vita a Torino, Roma e Catania.

Un bilancio drammatico

“I numeri parlano chiaro: 432 decessi nei primi sette mesi del 2025 (dati Inail), con una media che supera i 1000 morti all’anno. A questi si aggiungono circa 600mila infortuni, senza contare quelli che non vengono denunciati. Dietro le cifre ci sono storie di uomini e donne, spesso precari e migranti, che ogni giorno rischiano la vita in fabbrica, nei cantieri, nei magazzini della logistica. E quando la tragedia si consuma, troppo spesso la narrazione ufficiale parla di “fatalità”. Ma dal corteo arriva un messaggio diverso: queste non sono fatalità, bensì il frutto di scelte precise, di un sistema economico che mette il profitto davanti alla sicurezza, scaricando i rischi sui lavoratori più fragili e meno tutelati” spiegano i manifestanti.

manifestazione morti lavoro monza

La denuncia: “Un sistema che uccide”

“Le nostre vite valgono più dei loro profitti” si legge sul volantino distribuito in città. Secondo gli organizzatori, le istituzioni non fanno abbastanza e, anzi, spesso si trasformano in complici della strage: “Il cordoglio di comodo – si legge nel volantino diffuso – non cancella le responsabilità di uno Stato che continua a garantire impunità agli sfruttatori”.

Dal palco e dai cartelli arrivano proposte precise: introdurre il reato di omicidio e lesioni gravi sul lavoro, garantire permesso di soggiorno svincolato dal contratto di lavoro, bloccare i subappalti selvaggi, rafforzare gli organi di vigilanza (Inail, Inps, Ispettorati), riconoscere Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza in ogni luogo di lavoro, aumentare i salari e ridurre l’orario di lavoro.