Carenza medici di base, decollano le visite a domicilio a pagamento
Lo specializzando monzese Gabriele Drago lancia un servizio strutturato a domicilio. Ecco cosa ne pensa Domenico Picone, vicesegratario Fimmg, senza peli sulla lingua.
Le visite a domicilio del medico di base sono diventate un miraggio. E’ una percezione comune che, alla base, ha però una verità riconosciuta dagli stessi professionisti: oggi la visita a casa del dottore di famiglia è un servizio soggetto a molte più restrizioni di 10 anni fa. In più, questa tendenza si colloca in un frangente in cui la medicina generale soffre già per la carenza conclamata di medici di base, con migliaia di assistiti costretti a rivolgersi agli ambulatori temporanei (Amt) in tutta la provincia di Monza e Brianza.
Le cure primarie sono un business: la proposta di AureaDoc
E’ in questo terreno che germoglia e prospera un fenomeno nuovo: un servizio privato a domicilio strutturato e destinato a rispondere tempestivamente al bisogno del paziente, direttamente a casa sua. In provincia di Monza e Brianza a lanciarlo è il giovane medico monzese Gabriele Drago, specializzando in radiologia, con il collega della Bergamasca Gianmarco Valsania, sotto l’insegna AureaDoc (tel.352.0153049).
La premessa: il servizio è privato e a pagamento
Va detto chiaramente: è un servizio privato a pagamento. Con un tariffario che verrà esplicitato sul sito web (quasi pronto alla messa on line) che va dai 40 euro per un consulto telefonico approfondito ai 180 euro per visite domiciliari integrate anche nei notturni e festivi. E’ un business, insomma. Per questo, pur rispondendo a un bisogno effettivo, è accessibile con una discriminante: le possibilità economiche dei pazienti.
I vuoti da colmare nella sanità pubblica
Fatta questa premessa, il fenomeno induce una riflessione sulle trasformazioni in atto nell’ambito delle cure primarie. “Abbiamo avuto modo di conoscere il territorio – ha spiegato il dottor Drago – e di riscontrare un bisogno soprattutto nella fascia di pazienti più delicata che non sempre riesce ad avere una visita a domicilio. Non si tratta di mancanze dei medici, piuttosto del sistema. Noi non pensiamo di essere la soluzione finale, tuttavia offriamo una risposta al paziente e i riscontri che abbiamo già ricevuto sono positivi”. Se da un lato i due rampanti professionisti puntano comprensibilmente a consolidare e fidelizzare, dall’altro c’è il rischio che questo tipo di pratica venga via via accettato dal sistema come una soluzione. Ma se risponde solo a chi può permettersela, chiaramente una soluzione non è.
Come funziona
L’obiettivo di AureaDoc è quello di servire un’assistenza sanitaria ma anche umana, con visita a casa in tempi rapidi, se necessario anche nel giro di un’ora dalla chiamata. “Vogliamo avvicinarci al paziente” dice Drago, con tutti gli strumenti del medico di base: assistenza domiciliare, visite anche pediatriche, inquadramento diagnostico, ma anche medicazioni, tamponi, rimozione dei punti di sutura, certificati di malattia e prescrizioni di farmaci anche per i cronici. Senza il tetto nel numero dei pazienti, senza limiti chilometrici, con la prospettiva di attivare anche un servizio di diagnostica domiciliare più avanzato per esempio con l’elettrocardiogramma. E con un ulteriore plus: l’assistenza ai turisti. “Sia la provincia di Monza che la Bergamasca – spiega il dottore – sono mete di turismo e si sa che spesso in un Paese straniero non si sa come muoversi se si ha la necessità di una visita o una diagnosi”.
Anche gli interventi chirurgici nel privato
I destinatari del servizio sono tutti coloro che possono permetterselo economicamente, magari anche a costo di sacrifici familiari. D’altra parte l’impennata del ricorso al privato si registra già da un decennio nelle visite specialistiche, sull’onda delle liste d’attesa infinite del sistema sanitario nazionale. Con una nuova frontiera: gli interventi chirurgici nel privato, sempre per evitare lunghi tempi d’attesa, nel timore che compromettano il quadro clinico. Quello che viene da chiedersi, insomma, è quale sia la direzione che stanno prendendo la medicina generale e la sanità pubblica. E quanto sia destinata a cambiare l’assistenza del medico di base come l’abbiamo conosciuta negli scorsi decenni.
Il doc monzese Domenico Picone (senza peli sulla lingua)
I dottori stessi vedono mutare la loro professione. Lo spiega chiaramente Domenico Picone, medico di base di Monza e vice-segretario della Fimmg di Monza. Premessa anche qui: il dottore è schietto e poco diplomatico. Ma realistico. “Prendete un taxi o un Uber se non potete raggiungere il medico di base per la visita della malattia – dice – o fatevi accompagnare da un vicino, come ai vecchi tempi. Sulla carta, le uniche persone che hanno diritto alla visita domiciliare sono quelle collegate a un respiratore”. Lo spiega dopo aver rinviato la prima telefonata scusandosi così: “sto visitando a domicilio”. Perché i parametri per ottenere una visita a casa sono restrittivi, ma ciò non significa che i medici non ne facciano.
Picone ha 1.750 pazienti (negli ultimi anni la soglia dei 1.500 è stata aumentata proprio per colpa della carenza) di cui circa 60 cronici e molti fragili. Per questi ultimi il dottore prevede visite a domicilio anche sistematiche. Con l’aumento dell’età media della popolazione, questi casi sono in crescita “e magari te li ritrovi in questa condizione da un giorno all’altro. Non abbiamo più margine per andare a casa del giovane a fare la puntura per il mal di schiena come si faceva 12 anni fa”.
E poi c’è l’aumento della burocrazia “che grava sul medico anziché sul distretto” togliendo tempo-visite ai dottori in modo sempre più importante, sottolinea Picone, “sebbene il medico di medicina generale sia considerato dal sistema stesso il fulcro delle cure primarie”.
Ad appesantire il carico dei dottori ci sono poi le mansioni amministrative. Qui il dottore lancia un altro j’accuse al sistema: “non è possibile che la maggior parte dei costi del personale di segreteria (indispensabile) sia a carico dei medici. I più giovani che non hanno le mie possibilità non se lo possono permettere. Questo genera delle disparità nei pazienti. Senza contare la recentissima sentenza della Corte di Appello di L’Aquila che ha riconosciuto il diritto alla indennità per il collaboratore di studio ai medici di medicina generale, senza tetti”.
A sovraccaricare, in questi tempi moderni, gli ambulatori di medicina generale, poi c’è anche un fattore di “costume”, legato invece all’utenza. Segnalano i professionisti da diverse parti d’Italia che il paziente, sempre più spesso, si presenta dal medico con richieste precise di farmaci, visite specialistiche, esami diagnostici, dopo essersi informato sul web che, rispetto a 10-15 anni fa, regala a chiunque l’illusione di competenze nel campo. Una tendenza che appesantisce il sistema.
La terza via tra pubblico e privato: il welfare aziendale anche nella MMG
Ma allora, in prospettiva, si va verso servizi a pagamento anche nella medicina generale?
Il vicesegretario monzese della Fimmg Domenico Picone non condanna l’intraprendenza in questo ambito, “è un servizio legittimo, neppure del tutto nuovo”, dice, ma ne evidenzia anche alcuni limiti. “Al di là del caso specifico – spiega – può diventare difficile per il paziente avere una consapevolezza del livello di preparazione del professionista. Un giovanissimo non ha l’esperienza di un dottore con più anni di lavoro e per l’assistito non sarebbe sempre facile avere coscienza delle certificazioni”.
Domenico Picone è più favorevole a un lavoro serio di investimento su questo tema e cita come terza via il welfare aziendale, ovvero i benefit non tassati che le imprese mettono a disposizione dei dipendenti ottenendo la riduzione del carico fiscale: “esiste già, ma perché non possiamo introdurlo anche nell’ambito della medicina generale? In fondo siamo la Lombardia, la regione più ricca d’Italia. Il margine c’è”.
E per restare sull’orgoglio lombardo, la chiusura è dedicata ai numeri: “si sappia, comunque – dice il dottore monzese – che le visite a domicilio per gli over 65 in Lombardia sono salite del 7%, in avvicinamento agli obiettivi del PNRR che chiede un +10%”.
Un bicchiere mezzo pieno che addolcisce la pillola, ma solo a metà…


