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Divisa la Brianza sul Ponte che unisce l’Italia

21 agosto 2025 | 11:12
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Divisa la Brianza sul Ponte che unisce l’Italia
immagine generata da IA

L’opera faraonica non convince tutti. C’è chi parla di grande opportunità per l’Italia intera e chi, invece, pensa che le priorità siano altre come, ad esempio, la metropolitana Milano-Monza.

È il destino delle grandi opere: o uniscono o dividono. Il Ponte sullo Stretto di Messina riesce a fare entrambe le cose. Da un lato unisce l’Italia, dall’altro spacca in due l’opinione pubblica e il mondo politico. Dopo decenni di stop and go, il progetto è diventato definitivo.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, principale promotore dell’opera, ha annunciato che i cantieri partiranno a settembre 2025 e che il ponte sarà percorribile dal 2032. Un’infrastruttura che, per molti, rappresenta una svolta strategica per il Paese; per altri, invece, un grande spreco di risorse che potrebbero essere destinate ad altre priorità.

Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina

Secondo il progetto definitivo, il Ponte sullo Stretto sarà il ponte sospeso più lungo al mondo, con una lunghezza complessiva di 3.666 metri e una campata centrale di 3.300. Avrà, insomma, oltre 3 chilometri sospesi nel vuoto. Supererà così di circa 1.300 metri l’attuale record mondiale detenuto dal Ponte dei Dardanelli, in Turchia.

Un’opera mastodontica dal costo stimato di 13,5 miliardi di euro, destinata a cambiare la storia dei collegamenti tra Sicilia e Calabria. Ma non tutti vedono di buon occhio l’investimento: il progetto fa discutere anche in Brianza, dove i leghisti si trovano divisi.

La Lega in Brianza si spacca

Se a livello nazionale Salvini ha fatto del ponte la sua bandiera, in Brianza la Lega non parla all’unisono. C’è chi sostiene l’opera, ritenendola un’infrastruttura utile anche per l’economia lombarda, e chi invece alza la voce per chiedere investimenti più urgenti sul territorio, come la metropolitana Milano-Monza.

Brianza, il fronte del “no” al Ponte

Tra i più critici ci sono due storici esponenti leghisti, Paolo Grimoldi e Fabio Meroni , oggi fuori dal Carroccio e confluiti nell’associazione Patto per il Nord , che presto diventerà un vero e proprio partito.

Il movimento annuncia già battaglia: a settembre organizzerà una raccolta firme con gazebo in diversi comuni della Brianza per contestare la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

“Il Ponte sullo Stretto di Messina è un’opera faraonica, ma non rappresenta una priorità. La vera urgenza è la metropolitana Milano-Monza, fondamentale anche in vista dei Giochi Olimpici – commenta Grimoldi – Tutte le strutture legate alle Olimpiadi tra l’altro sono in forte ritardo. Per la metro mancano ancora 400 milioni di euro, e stiamo parlando di un iter iniziato nel 2018, però per il Ponte, un’infrastruttura ‘reinventata’ solo pochi mesi fa si trovano subito 13,5 miliardi”.

E aggiunge: “La metropolitana Milano-Monza è già stata approvata da tutti i Comuni che hanno già messo i soldi, anche la Regione ha fatto la sua parte, esiste già un progetto definitivo. Perché non vengono stanziati quei 400 milioni che servono per coprire gli extracosti e si fanno partire i cantieri per un’infrastruttura che collegherà la prima e la terza città della Lombardia? C’è da dire – continua Grimoldi – che tanti altri cantieri lombardi sono fermi: dalla Tremezzina sul lago di Como, alla Tav verso Venezia. Mancano investimenti sulle opere davvero urgenti”

“Vorrei anche sottolineare un altro aspetto – prosegue – non più di due mesi fa è stato approvato un emendamento, a prima firma di un parlamentare della Lega Salvini Premier, che ha aumentato nuovamente i caselli autostradali per raccogliere altri 90 milioni di euro da destinare al Ponte. Siamo al quinto aumento in meno di tre anni. E tutto questo per un’opera di cui non esiste ancora il progetto esecutivo – conclude – siamo soltanto al progetto definitivo: significa avviare un cantiere senza sapere quale sarà il costo reale. Lo ha specificato Anac che in audizione alla Camera circa tre mesi fa ha fatto sapere che, sì, si parte da una base di 13,5 miliardi di euro ma l’importo finale non è stimabile perché manca il progetto esecutivo”.

Della stessa opinione anche Fabio Meroni, referente provinciale di Monza e Brianza dell’associazione Patto per il Nord: “a settembre cominceremo la raccolta firme contro il Ponte organizzando gazebo sul territorio”, già arrivata a 15mila in due settimane. La linea del Patto per il Nord è chiara: “il Ponte sullo Stretto di Messina è un’opera faraonica e costosa e i fondi potrebbero essere utilizzati per infrastrutture più urgenti, come la SS36 – spiega Meroni – Il Patto per il Nord vuole garantire che gli investimenti siano fatti in maniera ponderata, efficiente e a beneficio delle comunità locali. Prima vengano realizzate opere prioritarie per il territorio”.

Il “partito” dei sì al Ponte sullo Stretto di Messina

Dall’altra parte del dibattito ci sono invece coloro che vedono nel Ponte sullo Stretto una straordinaria opportunità di sviluppo per l’Italia. Tra i sostenitori spiccano il consigliere regionale Alessandro Corbetta e Giuliano Ghezzi (FI), che sottolineano come l’opera possa trasformare il destino di Sicilia e Calabria, con ricadute positive per l’intero Paese.

Secondo Corbetta, “L’Italia, nei decenni, ha saputo realizzare grandi opere: infrastrutture che hanno connesso città, alimentato l’economia, portato energia e sviluppo. Oggi, da Milano e con la spilla di Alberto da Giussano, c’è un ministro che ha deciso di trasformare in realtà un progetto di cui si parla da generazioni: il Ponte sullo Stretto di Messina”.

Il progetto definitivo prevede un ponte sospeso lungo quasi 4 km, con torri alte 400 metri, percorribile da auto e treni. “Un’opera da 13,5 miliardi di euro, una sfida tecnica e ingegneristica di livello mondiale, destinata a frenare l’esodo dei giovani verso altre terre, creare lavoro e sviluppo turistico, oltre a migliorare la vita quotidiana facendo risparmiare tempo a chi deve attraversare lo Stretto”, spiega Corbetta.

Secondo le stime di Open Economics, il ponte porterà benefici significativi anche alla Lombardia: 5,6 miliardi di PIL e oltre 9.300 posti di lavoro, con aziende locali già pronte ad assumere. “Quando si parla di grandi opere pubbliche è facile far prevalere interessi locali, ma un grande Paese si misura anche dalle imprese titaniche che riesce a realizzare. L’Italia ne ha le capacità e il Ponte sarà il simbolo di questa ambizione e al tempo stesso volano di sviluppo, nuove opere e investimenti”, aggiunge Corbetta.

Per Giuliano Ghezzi (FI), il Ponte sullo Stretto rappresenta una “straordinaria occasione di sviluppo per la Sicilia e per il Sud Italia, con ricadute positive per l’intero Paese. Silvio Berlusconi lo intuì per primo, ma se i governi di centrosinistra non ne avessero ostacolato la realizzazione, oggi questa infrastruttura sarebbe già realtà e a costi inferiori. Purtroppo, troppo spesso il nostro Paese resta bloccato dal ‘partito dei no’”.