Monza, due agenti aggrediti in carcere da detenuti con disturbi psichiatrici: “Una situazione ormai insostenibile”
Monza – Due gravi aggressioni nel giro di poche ore ai danni di agenti della Polizia Penitenziaria all’interno della Casa Circondariale di Monza. A scagliarsi contro i poliziotti sarebbero stati due detenuti affetti da gravi disturbi psichiatrici, protagonisti di episodi di violenza che riportano l’attenzione sulla drammatica condizione delle carceri italiane e, in particolare, sull’emergenza in corso anche a Monza.
A denunciare l’accaduto è l’O.S.A.P.P. – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, che lancia un grido d’allarme sulle condizioni estreme in cui operano ogni giorno gli agenti.
Nonostante le violenze subite, i due poliziotti hanno dato prova di straordinario senso del dovere: entrambi hanno portato a termine il loro turno di servizio e, per responsabilità verso i colleghi e la struttura già in forte sofferenza di organico, rinunceranno ai giorni di prognosi. Un gesto encomiabile che deve far riflettere tutti – commenta il segretario regionale dell’O.S.A.P.P., Giuseppe Domenico Bolena – Non si può più accettare che episodi del genere diventino routine. La presenza crescente di detenuti con gravi patologie psichiatriche sta trasformando le carceri in bombe a orologeria».
Il sindacato denuncia da tempo una carenza di personale cronica, turni estenuanti, strutture inadeguate e un sistema di tutela del personale da rivedere. E chiede interventi urgenti e concreti, a partire dal potenziamento dell’organico e dall’introduzione di reali percorsi di sostegno psicologico e sicurezza per gli operatori penitenziari.
Il carcere di Monza – uno dei più complessi della Lombardia – si conferma ancora una volta come una realtà in forte sofferenza.«Siamo fieri di essere Polizia Penitenziaria. Ma pretendiamo rispetto, sicurezza e dignità per ogni donna e uomo che veste questa divisa».

IL CARCERE DI MONZA
733 detenuti (347 stranieri spesso privi di valido documento, senza fissa dimora ma che chiedono riscatto attraverso un percorso di giustizia) a fronte di una capienza di 411 posti. Un sovraffollamento che ha toccato quota 750 appena qualche settimana fa. Una cifra che grida all’emergenza e che trasforma il carcere in una polveriera sociale e sanitaria.
All’interno della struttura si concentra una fetta di popolazione fragile che cresce di anno in anno: ben 250 persone con diagnosi psichiatrica e molte altre con disturbi comportamentali gravi, che non hanno diagnosi ufficiali ma vivono in condizioni di profonda marginalità. L’altro fronte critico è quello della tossicodipendenza: quasi 500 persone sono prese in carico per problemi legati alle droghe, con il conseguente aumento di crisi da astinenza, difficili da affrontare in un contesto così compromesso.
Sono stati 359 procedimenti disciplinari solo nell’ultimo anno. Le aggressioni al personale sono state 10, mentre i casi di oltraggio e minacce 29. C’è stato un incendio, mentre in passato erano molti di più. 71 colluttazioni tra detenuti in un equilibrio sempre più difficile da mantenere. E tutto questo con un organico in calo: 297 agenti, sempre meno rispetto ai bisogni reali.


