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Smantellata la banda delle ronde punitive contro i “maranza”. Perquisizioni anche a Monza e Brianza

Nove indagati tra Monza e Brianza, Milano, Pavia e Como. Agguati notturni, violenze filmate e rivendicate sui social: la polizia ferma la “milizia dell’odio”.

MONZA E BRIANZA — Si definivano “patrioti”, ma agivano come giustizieri mascherati. Armati di rabbia ideologica e smartphone, si organizzavano online per colpire cittadini stranieri,“rei” di vivere nei quartieri che loro definivano “degradati”. Mercoledì 9 luglio, la Polizia di Stato ha messo fine all’attività di una rete organizzata con base operativa proprio nell’hinterland milanese — tra cui la provincia di Monza e Brianza.

Su delega della Procura della Repubblica di Milano, sono state eseguite nove perquisizioni simultanee nelle province di Milano, Pavia, Como e Monza e Brianza. Gli indagati — tutti cittadini italiani — sono accusati di associazione per delinquere e istigazione a delinquere: avrebbero dato vita a vere e proprie ronde punitive, principalmente ai danni di cittadini stranieri, riprese e poi spettacolarizzate sui social network.

Un’aggressione alla Darsena e la svolta nelle indagini

L’indagine — sviluppata dalla DIGOS di Milano e dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale della Lombardia, con il supporto della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione — è partita da un grave episodio di violenza: un’aggressione avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 marzo 2025 in zona Darsena a Milano.

Un giovane extracomunitario era stato pestato da alcuni membri del gruppo che lo accusavano, senza prove, di aver rubato una collanina a un passante.Il video dell’aggressione è stato pubblicato su Instagram e rilanciato da un canale Telegram

La rete organizzata e l’ideologia estrema

Secondo la Polizia, il gruppo operava tramite chat private su app di messaggistica istantanea. Gli appartenenti, per lo più residenti a Monza e Brianza, nell’hinterland milanese e in zone limitrofe, pianificavano i sopralluoghi, selezionavano le “vittime” e organizzavano i blitz. Nei loro messaggi privati, chiamavano le persone straniere con epiteti come “maranza”.

Le aggressioni erano filmate, montate come brevi video da postare sui social. Un copione già visto anche in altri due episodi documentati dagli inquirenti. L’11 marzo un altro video mostrava un pestaggio di un giovane accusato (arbitrariamente) di molestie.
Il 28 marzo nel quartiere San Siro il gruppo si vantava di aver “assaltato il parco dello spaccio”, autodefinendosi “milizia del movimento anticrimine e antimaranza”.

Nel corso delle indagini, la Polizia ha intercettato anche una riunione su Zoom convocata dall’amministratore del canale Telegram. Vi hanno partecipato numerosi soggetti, accomunati da una visione securitaria estrema, connessa a movimenti di destra radicale.

L’operazione congiunta della DIGOS e della Polizia Postale ha consentito di: ricostruire la rete e la struttura del sodalizio; individuare 9 componenti dell’associazione; bloccare l’escalation violenta pianificata nelle chat; e infine raccogliere materiale probatorio utile per l’eventuale processo.

Gli investigatori non escludono che ulteriori soggetti, anche al momento non indagati, possano essere coinvolti in futuro. Intanto, il lavoro incrociato tra analisi forense dei dispositivi, studio dei video di sorveglianza urbana e monitoraggio digitale prosegue.