Regione e l’ordinanza salva operai: stop ai cantieri dalle 12.30 alle 16
L’operosa Lombardia dispone “la siesta” per gli operai più a rischio calore: impensabile 5-6 anni fa. Ritardi sui cantieri e riflessioni sul clima.
Se nell’immaginario lombardo la siesta pomeridiana è un lusso da pigri o un clichè da cartoni animati – vedi lo Speedy Gonzales della Warner Bros tra i torridi scenari messicani – ci pensa la pragmatica e operosa Regione Lombardia a sfatare i luoghi comuni. Dalle 12.30 alle 16, stop ai cantieri per tutelare la salute dei lavoratori. L’ordinanza di Regione Lombardia dello scorso 1 luglio, firmata dal governatore Attilio Fontana, sancisce come diritto di legge per gli operai occupati nei contesti più a rischio-calore di fermarsi nella fascia oraria più critica.
Il parametro sono le condizioni di rischio alto segnalate dal sistema Worklimate e l’ordinanza è un provvedimento che sarebbe sembrato impensabile solo 5 o 6 anni fa. Un traguardo che i sindacati rivendicano come frutto anche della loro azione, a partire dalle richieste avanzate durante la riunione della Cabina di Regia regionale tenutasi lo scorso 26 giugno.
I sindacati
“È un provvedimento necessario, più volte sollecitato negli scorsi mesi – ha dichiarato Eloisa Dacquino, Segretaria Confederale UIL Lombardia – che da tempo avrebbe dovuto essere assunto. La UIL Lombardia prende atto positivamente di questa apertura, che riconosce finalmente la gravità di una condizione climatica ormai strutturale e la necessità di misure straordinarie per tutelare la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei settori maggiormente esposti”.
Le ripercussioni sui cantieri
L’ordinanza sta già registrando qualche ripercussione sulle opere pubbliche in corso. “Non tanto per le grandi opere – spiega però l’assessore all’Urbanistica di Monza Marco Lamperti – perché su lavori destinati a durare anni o anche solo diversi mesi, poche settimane a orario ridotto impattano poco. E, comunque sia, mi sembra un diritto sacrosanto”, quanto piuttosto sugli interventi più circoscritti e, in particolare, sulle asfaltature.

Mentre il termometro punta ai 40 gradi, ad Arcore, per esempio, hanno approfittato dell’ordinanza salvifica i lavoratori che si stanno occupando di asfalti e riqualificazione urbana nella zona Nord. “La posa del nuovo asfalto in corso su via Ferrini – spiega l’assessore alla partita Luca Travascio – doveva chiudersi ieri, martedì, e invece il cantiere è proseguito per la giornata di oggi. Stesso discorso sul cantiere dell’ex scuola Olivetti dove gli operai in questi giorni staccano alle 12.30″. Si tratta di ritardi contenuti, ma il Comune di Arcore, utilizzando come strumento di comunicazione l’app Alert System, ha trasmesso alle imprese il via libera ad anticipare eventualmente i lavori alle 6 del mattino. A Brugherio, 36mila abitanti, il cronoprogramma delle asfaltature estive, chiusi da poco due grossi lavori, ha scampato per un soffio un’ordinanza che, dicono in molti, non ha brillato per tempismo.

Il meteorologo Galbiati: adattamento al caldo
Tra questi molti c’è il meteorologo Flavio Galbiati (foto sopra), brianzolo, volto della televisione e ambientalista. “E’ un po’ tardi, visti i molti giorni di caldo torrido che si sono registrati a fine giugno, ma sempre meglio di nulla – commenta – questo tipo di intervento rientra nelle azioni cosiddette di ‘adattamento’ che la società mette in campo per fare fronte all’ormai innegabile cambiamento climatico. Basti pensare che in città come Bologna o Firenze i Comuni stanno attrezzando dei rifugi climatici per chi non dispone di aria condizionata. Perché io non sono un medico, ma ormai alla società è chiaro: di troppo calore si muore”. Non manca di sottolineare, Galbiati, che l’altro tipo di azioni non può essere ulteriormente rinviato. Parla delle cosiddette ‘mitigazioni’, che consistono invece soprattutto nella riduzione delle emissioni. Il concetto è di facile intuizione: senza qualche passo indietro, l’adattamento non basterà più.
Al di là dei danni (relativi) che l’ordinanza di Regione Lombardia può causare ai cronoprogrammi dei cantieri e al di là pure dell’utilità incontestabile del provvedimento, resta come un elefante rosa nella stanza una realtà: le variazioni climatiche stanno modificando la società, le abitudini di vita e anche le regole. Al punto che perfino un’istituzione come Regione Lombardia, icona di produttività e lavoro, ha dato il via libera alla “siesta”.


