A 24 anni dalla tromba d’aria del 2001 in Brianza, racconti e ricordi
Intanto il clima cambia, gli eventi estremi causano vittime in Europa e la società si modifica per far fronte alle emergenze.
Grandine, pioggia, vento e il cielo livido. E poi quel ronzio lontano che qualcuno ha riconosciuto prima ancora di vedere a poche centinaia di metri la tromba d’aria nel cielo di Arcore. Era il 7 luglio 2001, 24 anni oggi, e la Brianza veniva colpita da un evento meteorologico così estremo da non avere quasi precedenti. Arcore, Usmate, Concorezzo, Oreno, Agrate Brianza, intorno alle 12.30 di un sabato torrido, venivano flagellate dal tornado che ha attraversato il territorio lasciando decine di feriti e danni per miliardi di vecchie lire. Un tornado F3 in piena Brianza partito dalla zona del Malcantone di Concorezzo con una linea di devastazione che puntava a nord, sollevandosi dal suolo e poi tornando a terra tra Arcore, Usmate e Oreno.
Quel giorno, Laura Galbusera, studentessa universitaria 23enne, guidava la sua utilitaria lungo via Battisti di Arcore, verso Oreno. Il suo cammino e quello della tromba d’aria si sono incrociati. La vettura è stata sollevata da terra e scagliata nel campo vicino. Ha perso conoscenza e si è risvegliata dieci giorni dopo in ospedale. Per lei una serie infinita di interventi chirurgici, anche al viso. Gravi anche le condizioni di una 73enne di Monza, rimasta ferita a Concorezzo. Ma in ospedale sono finite altre 50 persone tra cui gli operai della Unimec di Usmate Velate, una delle ditte più colpite dal tornado. Scoperchiata e devastata. E ricostruita più grande di prima dalla famiglia Maggioni.

Il racconto dell’inferno nell’ex Falck
Un’altra ditta che il tornado ha preso di mira è l’ex Falck, la Tenaris di via Grandi. “I capannoni sono ancora quelli ricostruiti col piano Marshall“, raccontava il vicesindaco di Arcore di allora Fausto Perego. Nel cielo i pezzi delle coperture vorticavano e da terra sembravano fogli di giornale. Invece erano lamiere lunghe decine di metri. “Per fortuna era un sabato – racconta uno dei dipendenti che lavoravano nel capannone quel giorno, Giovanni Confalonieri – eravamo solo una quarantina, impegnati nella manutenzione dell’impianto a riposo. altrimenti i morti non sarebbero mancati”. Il suo racconto dà i brividi ancora oggi. “Quando è scoppiata la tempesta eravamo alla macchinetta del caffè dopo il pranzo – ricorda – ognuno si è trovato un nascondiglio per proteggersi dalla furia. Io mi sono infilato sotto a un grande tavolo, uno di quelli molto resistenti. Quando tutto è passato e sono uscito ho sentito l’acqua addosso, il tetto non c’era più e la gru si era sganciata dai fermi ed era caduta proprio sopra il tavolo che mi aveva riparato”. Per un anno e mezzo in manutenzione gli operai hanno lavorato a cielo aperto, mentre una ditta specializzata lavorava alla ricostruzione.

“Tenevo mio marito per i piedi”
In quella stessa zona, Bernate, la furia del vento è stata atroce. Villette e palazzine di recentissima costruzione, in parte non ancora abitate, sono state colpite con inaudita violenza. “Tenevo mio marito per le gambe – raccontava sotto shock una donna di una trentina d’anni – il vento è entrato in casa e lo risucchiava fuori dalla porta finestra”. Una vettura sollevata da terra è finita come un proiettile contro la parete di una palazzina. Nei giorni seguenti, passando, i sanitari del bagno si vedevano dalla strada. L’area di Bernate è stata transennata e presidiata h24 da un piccolo esercito di carabinieri, polizia, polizia locale per scongiurare atti di sciacallaggio. Quasi uno scenario di guerra per settimane, con 150 persone evacuate e una conta dei danni che non finiva mai.

Eventi estremi: le preoccupanti statistiche europee
Sebbene un evento grave come la tromba d’aria del 2001 non si sia più ripresentato sul territorio, gli ultimi decenni hanno segnato un incremento di eventi meteorici eccezionali anche in Brianza e a livello europeo le statistiche ne rilevano un impatto netto e drammatico sull’incolumità delle persone. Secondo i dati raccolti da Our World in Data, la media annuale delle morti è passata dalle 903 nel periodo 2010-2019 alle 12.299 registrate a partire dal 2020, segnando un incremento del +1200%. Una crescita attribuibile in parte all’intensificazione e alla frequenza crescente degli eventi climatici estremi, come ondate di calore, alluvioni e tempeste. La società si trasforma di conseguenza, con nuove normative (l’ordinanza di Regione Lombardia che ferma i cantieri dalle 12.30 alle 16), una nuova organizzazione dei sistemi d’intervento, i servizi di allerta telefonica di ormai molti comuni anche in Brianza.
Massimiliano Palma, CEO di Regola, azienda italiana leader nella tecnologia per le sale operative per la pubblica sicurezza in situazioni di emergenza-urgenza, spiega: “I numeri riportati sono decisamente preoccupanti ma, in base alla nostra esperienza diretta, purtroppo non sorprendenti. Questo evidenzia la necessità di un cambiamento nel nostro approccio alla gestione delle emergenze. Non possiamo più considerare eventi come alluvioni, ondate di calore o tempeste come situazioni eccezionali, alle quali reagire nel momento in cui, sfortunatamente, si presentano; questi sono diventati ormai parte della nostra quotidianità. In questo contesto non è più possibile basare la capacità di intervento e resilienza sui vecchi modelli”. La necessità sarebbe quella di “una pianificazione urbana resiliente, una protezione delle infrastrutture critiche e un’educazione della popolazione sui comportamenti da adottare in caso di emergenza, come anche l’impiego di soluzione tecnologiche”.


