Inaugurazione
|Monza, l’arte entra in RSA con la mostra “Claudio Borghi. Uno sguardo altro”
La mostra curata da Paola Bertolotti in collaborazione con LeoGalleries sarà visitabile fino al 20 settembre, dal lunedì alla domenica, nei giardini della struttura in viale Cesare Battisti.
Monza. A volte capita che l’arte esca dai luoghi nella quale ci viene spontaneo pensarla, i musei, gli interni, per offrirsi allo sguardo di tutti ma proprio tutti, raggiungendo anche coloro che, per un motivo o per un altro, non potrebbero altrimenti goderne. Con la mostra “Claudio Borghi. Uno sguardo altro“, visitabile fino al 20 settembre, dal lunedì alla domenica, l’arte ha invaso i giardini della RSA e RSD San Pietro gestite dalla cooperativa La Meridiana, trasformando lo spazio in una esposizione a cielo aperto delle opere scultoree del maestro Claudio Borghi.
La mostra curata da Paola Bertolotti in collaborazione con LeoGalleries, si inserisce nel progetto “Arte nella Cura” che nel corso degli anni ha portato all’interno delle strutture di accoglienza le opere di numerosi artisti tra i quali Luigi Bello, Maria Anastasia Colombo, Alessandra Porfidia, Carlo Guzzi, Giovanni Ronzoni, Luca Melzi, Margherita Nardi, Valeria Angelini e infine Claudio Borghi.
L’inaugurazione nel pomeriggio di mercoledì 11 giugno alla presenza dell’artista, della curatrice Paola Bertolotti, del presidente della cooperativa La Meridiana Roberto Mauri e del critico d’arte Alberto Moioli.
“L’idea di dar vita a un flusso di opere quasi permanente negli spazi della nostra RSA ci è venuta quando, ospitando la mostra delle opere di Luigi Bello, rimanemmo rapiti dalla bellezza alla quale potevamo dare vita portando l’arte fuori dai suoi consueti spazi – ricorda Paola Bertolotti. “Quando ho visto, l’anno scorso, le opere di Borghi in mostra a Parco Increa di Brugherio, ho capito subito che sarebbero state benissimo nei giardini della struttura, sposando appieno lo spirito del luogo e così è iniziata la trattativa fruttuosa e la collaborazione con LeoGalleries”.
Da sinistra l'artista Claudio Borghi insieme ad Alberto Moioli
“Portare le opere d’arte all’interno dei luoghi di cura rappresenta un potente strumento per migliorare il benessere degli ospiti, del personale sanitario e dei familiari – il commento di Marco Fumagalli, vicepresidente della cooperativa La Meridiana. “Numerosi studi dimostrano che l’arte può ridurre la percezione del dolore, alleviare lo stress e favorire il rilassamento, contribuendo così a un ambiente più sereno e accogliente. Numerosi esempi evidenziano come l’arte possa essere una componente fondamentale nel progetto di vita delle persone, offrendo non solo un sollievo estetico, ma anche un supporto psicologico e spirituale che arricchisce l’esperienza di cura”.
La mostra
Cinque le opere di Borghi che sarà possibile vedere, in acciaio, esposte nei giardini, tra le quali spiccano NOMELEH 2 e la PORTA GRANDE che richiama alla memoria quel limen, quella porta sull’infinito che è la siepe leopardiana. Il prato, il vialetto, gli ambienti esterni, offrono allo sguardo le visioni prospettiche delle opere in acciaio dello scultore lombardo, visibili dalle vetrate delle sale comuni, dalle stanze degli ospiti ma, soprattutto, a diretto contatto con coloro che “vivono” il giardino.
“Esistono almeno due tipi di artisti, ci sono quelli che non vogliono avere a che fare con il passato, tagliano i ponti, affidano il loro lavoro alla novità con opere spesso molto colorate per attirare l’attenzione dello spettatore – spiega lo scultore Claudio Borghi. “Altri, invece, partono dal passato e tentano di offrire uno sguardo nuovo, uno sguardo altro. Io sono uno di questi. Che cos’è lo scultore? Una persone che ha scommesso di saper fare delle cose speciali, perchè alla fine le opere d’arte sono cose, è vero, ma che contengono quel qualcosa che fa scattare, dentro di noi un non so che, un’emozione, un ricordo, un pensiero, capaci di curare se non il corpo, a volte, l’anima e la mente”.
Le superfici mosse delle lastre martellate, la tridimensionalità delle pieghe, la sovrapposizione dei piani, la rifrazione della luce sull’acciaio corten e le profondità scure degli incavi, catturano gli sguardi. Ma sguardi diversi. Carichi dell’esperienza che la vita riserva ad ognuno di noi e che riaffiorano alla memoria proprio nel momento in cui ci confrontiamo con le persone che hanno plasmato il nostro mondo e che, ora anziane, attendono senza pretese, di essere illuminate dai nostri racconti, dai nostri sorrisi, dai nostri gesti.


