Sport e inclusione, il “Coach di Quartiere” potrebbe arrivare anche a Monza?
Il progetto promuove attività fisica e motoria nei bambini attraverso il coinvolgimento di giovani volontari e diversi soggetti a livello locale. Abbiamo intervistato sul tema l’assessora comunale Andreina Fumagalli.
Monza. Il valore vero dello sport va ben al di là delle tifoserie e delle passioni più o meno passeggere o di moda. Anche per questo deve preoccupare la mancanza, ormai piuttosto consolidata, di attività fisica e motoria nei bambini. La causa, tra le altre, sono le barriere socio-economiche che molte famiglie affrontano nell’accesso alle attività sportive tradizionali. Le conseguenze rischiano di esserci a breve termine sulla capacità di socializzazione e a lungo termine sulla salute e il benessere di bambini e giovanissimi.
C’è, però, chi prova a correre, è il caso di dire in questo caso, verso possibili soluzioni o, almeno, parziali rimedi. Un esempio concreto è il Coach di Quartiere, progetto di sport welfare nato nel 2020 con l’obiettivo di puntare sull’innovazione sociale per generare un impatto positivo sulle comunità e sul territorio, creando nuove opportunità di crescita e partecipazione attraverso percorsi educativi basati sul gioco e sullo sport.
L’iniziativa, che ha come slogan “Protagonisti della città” ed è stata pensata da Claudio Massa, Fondatore e Brand Ambassador de L’Orma SSD, agenzia educativa no-profit attiva nell’implementazione di esperienze formative che valorizzano lo sport come strumento per favorire lo sviluppo personale e professionale di bambini, ragazzi e adulti, sta provando a sbarcare anche a Monza e in Brianza.

I DETTAGLI
“Coach di Quartiere”, che punta a coinvolgere a livello locale diversi soggetti, da aziende private ad enti no-profit, da pubbliche amministrazioni ad enti filantropici e fondazioni, fino a società e associazioni sportive, è indirizzato alle fasce deboli e svantaggiate della popolazione.
Il progetto promuove l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva attraverso l’organizzazione di attività sportive gratuite rivolte a bambini dai 6 ai 13 anni, in condizioni di fragilità per motivi economici, culturali, organizzativi, sociali e caratteriali. Le attività si svolgono all’aria aperta nei parchi delle città, da marzo a maggio, nel periodo estivo dal 10 giugno alla prima settimana di settembre, e da settembre a fine ottobre nelle ore del dopo scuola.
A gestirle sono i “Coach di Quartiere” , giovani volontari tra i 16 e i 21 anni, studenti delle scuole superiori, universitari, atleti di società sportive ma anche NEET (Not in Education, Employment or Training) giovani che non studiano, non lavorano e non ricevono una formazione, che “giocano” in squadra e sono guidati dalla figura del Playmaker, Coordinatore Sportivo di 3° Settore.
LE PROSPETTIVE
I numeri del progetto “Coach di Quartiere”, che attualmente è presente a Bergamo, Dalmine, Lodi, Milano Municipio 7, Milano Municipio 8, Modena, Parabiago e Legnano, sono in continua crescita. Dal 2020 sono stati coinvolti quasi 900 bambini, 350 coach, 17 Scuole superiori e 20 parchi.

L’iniziativa nel corso del 2025 dovrebbe essere attivata anche a Casalpusterlengo (LO), Lodi Vecchio e Treviolo (BG). Contatti, a livello locale, sono attivi anche a Cagliari e Roma. A guidare lo sviluppo di “Coach di Quartiere” è il Franchising Sociale, cioè l’essere un modello di innovazione sociale sportiva, funzionale al welfare locale, che persegue l’obiettivo di massimizzare il suo impatto e la diffusione sul territorio.
Anche Monza e la Brianza sono terreni fertili per seminare il messaggio di questo progetto. Perché, anche in una delle zone più produttive d’Italia, non mancano aree di vulnerabilità sociale e mancanza di servizi. E allora ne abbiamo parlato con Andreina Fumagalli, Assessora alla Partecipazione e ai Giovani del Comune di Monza.
L’INTERVISTA
Conosceva già il progetto “Coach di Quartiere” e cosa ne pensa?
Non ne avevo sentito parlare, ma, dopo aver letto il comunicato stampa di presentazione, ne ho avuto un’impressione positiva per le sue potenzialità di inclusione sociale e cittadinanza attiva. Lo sport è davvero uno strumento importante per contrastare le situazioni di disagio e per offrire spunti propositivi e positivi.
Andreina FumagalliL’obiettivo dell’iniziativa è coinvolgere, in vari step, i bambini dai 6 anni fino ai giovani di 25 anni attraverso lo sport come volano di integrazione e socializzazione. Crede che “Coach di Quartiere” sarebbe necessario e attuabile a Monza?
Progetti di questo tipo sono necessari ovunque. Nessuna città, grande o piccola che sia, può affermare con sicurezza di poter fare a meno di strumenti e progetti di questo tipo. Pensando alla realtà dei quartieri monzesi, immagino la realizzazione di questo tipo di progetti nei nostri parchi e giardini di quartiere, dove ci sono aree verdi e giardini attrezzati con strutture sportive a libero accesso.
LA SITUAZIONE
I numeri del progetto “Coach di Quartiere” dicono che un terzo dei bambini coinvolti e più dei due terzi dei giovani volontari non avevamo mai fatto sport prima. Cosa si fa già a Monza per rendere l’attività fisica un elemento importante di benessere e salute per i più giovani?
Il dato riportato non è consolante e ci indica che dobbiamo promuovere l’attività sportiva. A Monza ci sono numerose associazioni sportive che in modo non agonistico propongono attività a giovani e anziani con iniziative per tutte le fasce d’età.
Una realtà che conosco bene è quella dei gruppi di cammino, persone che tendenzialmente abitano nello stesso quartiere e si trovano per camminare insieme. Indicativamente è un’attività che coinvolge persone adulte, meno frequentata da giovani.

Il progetto si fonda sulla collaborazione tra istituzioni, fondazioni, aziende, istituti scolastici ed enti del terzo settore. C’è spazio, secondo lei, perché il Comune di Monza faccia da collante di una rete ampia in grado di promuovere il progetto sul nostro territorio?
A Monza ci sono numerosi momenti in cui le associazioni sportive e l’Amministrazione dialogano e si confrontano. Dal punto di vista strettamente sportivo va coinvolto l’assessorato allo sport. Dal punto di vista della partecipazione e della cittadinanza attiva, invece, si possono coinvolgere le Consulte di Quartiere.
Assessora Fumagalli, da due anni e mezzo si occupa delle Politiche giovanili. Quali le azioni principali messe in campo in relazione allo sport come palestra di valori e di vita?
Ci sono diversi manifestazioni nel corso dell’anno in cui giovani, meno giovani e associazioni sportive dialogano tra loro e con la cittadinanza. Una grande richiesta da parte dei giovani è avere spazi attrezzati con playground per pallacanestro/calcetto e strutture di calisthenics.
Diversi nostri giardini e parchi di quartiere sono arredati con queste attrezzature, ciò favorisce la presenza di persone unite dalla voglia di fare sport. La presenza di persone che fanno attività sportiva rappresenta un esempio di presidio del territorio: è un esempio di socializzazione, cura di sé e benessere


