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Contratti a termine, Cgil Monza Brianza: “Con il Referendum diciamo sì alla stabilità”
Il volantinaggio della Cgil Monza e Brianza per il Referendum

Prosegue il nostro viaggio per conoscere meglio i cinque quesiti del Referendum dell’8 e 9 giugno. Con Teresa Prada Moroni, impiegata alle vertenze della Cgil Monza e Brianza, parliamo delle ragioni per cui votare sì al terzo.

Monza.  Possibilità di essere assunto a tempo determinato con la stessa azienda per un massimo di 24 mesi dalla data della prima assunzione e con un numero indefinito di proroghe. Nessun obbligo per l’azienda di indicare le “causali” per i primi 12 mesi del contratto a tempo determinato. Questo è quanto stabilito dal Jobs Act del Governo Renzi nel 2015, ma anche dal Governo Meloni con il Decreto Lavoro che nel 2023 ha nuovamente eliminato l’obbligo di causali per i contratti a termine fine a 12 mesi che erano stati reintrodotti nel 2018 dal governo Conte con il Decreto Dignità.

Il tema dei contratti a termine è al centro del terzo dei cinque quesiti del Referendum, quattro sul lavoro e uno sulla cittadinanza, sui quali domenica 8 e lunedì 9 giugno i cittadini e le cittadine italiani sono chiamati ad esprimere il proprio voto. A promuoverli è soprattutto la Cgil che ha raccolto quasi 5 milioni di firme per i Referendum, di cui oltre 70mila a Monza e in Brianza.

L’INTERVISTA

“L’intento del terzo quesito dei Referendum dell’8 e 9 giugno – spiega Teresa Prada Moroni, impiegata alle vertenze della Cgil Monza e Brianza in quest’intervista che segue quella che sui primi due quesiti che abbiamo realizzato con Matteo Moretti , Segretario organizzativo della Cgil Monza e Brianza – è di eliminare norme che favoriscono precarietà, discontinuità e povertà nel mondo del lavoro”.

Cgil ReferendumIl Segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in visita in Brianza

La precarietà è un elemento ormai distintivo del mercato del lavoro italiano, come dimostra anche il fenomeno dei “working poor”. Quali sono le caratteristiche di questa tematica?

Le nuove politiche e normative introdotte dal governo, da ultimo il Collegato Lavoro, la presenza di numerosi CCNL, molti dei quali definiti “pirata”, la possibilità di ricorrere a tipologie contrattuali senza la necessità di doverne dare spiegazione, come nel caso del tempo determinato, hanno favorito la crescita esponenziale del fenomeno della precarietà. Il nostro territorio non ne è rimasto indenne.

Il fenomeno dei “working poor”, che nasce da un aumento della precarietà stessa, è presente in tutto il nostro Paese e si lega ad altre specifiche forme di discriminazione: vengono colpiti principalmente giovani, donne e stranieri. Infatti, troviamo “lavoratori poveri” soprattutto in settori ad alto ricambio, con prevalenza di part time forzati e con CCNL pirata, come potrebbero essere la ristorazione, la vigilanza, il commercio. La frammentazione del lavoro e la mancata stabilizzazione dei rapporti instaurati fomenta questo circolo vizioso non dando le garanzie necessarie per poter organizzare la propria vita.

IL TERRITORIO

A Monza e in Brianza quali sono le specificità della precarietà nel lavoro?

Il nostro territorio, pur essendo più “ricco” di altri, rispecchia le problematiche riscontrate a livello nazionale. Ad esempio, secondo l’Istat, sul territorio di Monza e Brianza nel 2024 avevamo un tasso di inattività per le donne pari al 32.2%. La precarietà sta già danneggiandone il tessuto di imprese. Il continuo ricambio e le basse retribuzioni, che non solo non aumentano ma non seguono la crescita esponenziale del costo della vita, soprattutto nel nostro territorio, unite all’assenza di politiche industriali, impoveriscono il territorio con conseguenze negative sulle singole imprese e, di rimando, sull’economia tutta.

In generale contratti che possono essere rinnovati senza limite di volte, anche se per un massimo di 24 mesi, e senza una durata minima hanno reso molto più semplice per le aziende mantenere la stessa forza lavoro senza andare incontro ai costi tipici dei rapporti a tempo indeterminato, uno su tutti quello dell’eventuale licenziamento.

Inoltre tutto questo garantisce alle imprese lavoratori ricattabili che, verosimilmente, accetteranno qualsiasi condizione, lavorativa e retributiva, pur di mantenere il proprio posto di lavoro, anche se poco tutelato e poco pagato. Situazione che peggiora per i lavoratori immigrati in attesa di ottenere la cittadinanza, subordinata all’avere un rapporto di lavoro che generi reddito.

Referendum Cgil Monza Brianza

IL REFERENDUM

Veniamo al terzo quesito, che punta all’eliminazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine per ridurre la piaga del precariato. Quale è l’aspetto più controverso dell’attuale normativa?

L’attuale normativa è stata impostata per garantire alle imprese quella che viene definita “flessibilità” ma che, nella realtà, è solo precarietà, discontinuità e povertà. Al momento, un lavoratore può essere assunto a tempo determinato con la stessa azienda per un massimo di 24 mesi dalla data della prima assunzione. All’interno di questo periodo l’azienda può rinnovare e prorogare il contratto iniziale per un numero indefinito di volte, anche solo pochi giorni.

Inoltre, per i primi 12 mesi, l’azienda non ha alcun obbligo di indicare le “causali” all’interno del contratto. Essendo, infatti, il contratto a tempo determinato una forma contrattuale atipica, e quindi un’eccezione, le aziende dovrebbero indicare le motivazioni di tali scelte. Per il momento, questo obbligo è presente solamente dal 13esimo al 24esimo mese.

Quali effetti avrebbe il ripristino dell’obbligo di indicare sin da subito la motivazione della scelta di un contratto a tempo determinato?

Ci sarebbe un duplice effetto: da un lato disincentivare le imprese dall’utilizzare fittiziamente tale istituto e dall’altro permettere successivamente, in caso di violazioni, di poterne chiedere conto. Al momento, invece, c’è un “via libera” per le aziende che, sia prima dell’assunzione che dopo la cessazione del rapporto, rimangono sostanzialmente impunite.

Referendum Cgil Monza Brianza

SI’ ALLA STABILITA’

Come dovrebbe essere contrastata la precarietà a Monza e in Brianza, dove ci sono settori, ad esempio l’automotive, particolarmente penalizzati dall’attuale congiuntura economica e geo-politica?

Come già detto dal nostro segretario generale Walter Palvarini “anche in Brianza la crisi industriale è una realtà da almeno due anni: aumentano precarietà, cassa integrazione, infortuni e il lavoro povero soprattutto tra donne e giovani”.
Il contrasto alla precarietà passa, innanzitutto, dalla prevenzione della stessa, quindi dal riconoscimento del valore del lavoro e del ruolo individuale e sociale che riveste, dalla predisposizione di politiche industriali nazionali e territoriali che tengano conto non solo del binomio risparmio/profitto, ma anche di investimenti sulle persone e sul territorio nel lungo periodo.

Il concetto stesso di investimento non può coesistere con contratti a tempo determinato, con la brevità dei rapporti di lavoro e con la loro frammentazione. Sul nostro territorio possiamo segnalare la tendenza, sempre più prepotente, all’esternalizzazione, anche di componenti chiave della produzione. Tale trend sicuramente aggiunge un ulteriore elemento alla precarizzazione dei posti di lavoro, anche in settori come quello metalmeccanico e dell’automotive. Ripensare le modalità di organizzazione aziendale nonché l’utilizzo massiccio dello strumento dell’esternalizzazione vuol dire investire sulla professionalità dei lavoratori e sull’impresa stessa.

Cgil Referendum

La Cgil Monza e Brianza, che ha raccolto quasi 5 milioni di firme, cosa si aspetta in particolare dal risultato del terzo quesito del Referendum e come proseguirà la campagna fino all’8-9 giugno?

Noi della Cgil di Monza e Brianza ci aspettiamo sicuramente un’ampia partecipazione perché, soprattutto in tempi in cui anche il Governo incita all’astensionismo, il voto è la nostra rivolta, è l’unico vero modo in cui possiamo far valere i nostri diritti e la nostra voce. Andare a votare e votare 5 sì è un modo concreto ed immediato per ribadire che un lavoro tutelato, dignitoso, stabile e sicuro ci dà libertà.

Come organizzazione proseguiremo ed aumenteremo l’impegno profuso in questi mesi andando in tutte le vie e le piazze della nostra provincia per ascoltare i lavoratori e le lavoratrici, per spiegare i singoli quesiti ed il loro impatto nelle vite di ciascuno di noi, per invitare tutti e tutte ad esercitare il proprio diritto di voto.