Economia

Smart working, la Cisl Monza Brianza Lecco: “Puntare su accordi collettivi”

Il lavoro agile è stato prorogato fino al 31 dicembre senza necessità di accordo individuale. Il sindacato di via Dante spinge perché le aziende garantiscano tutele generali in aggiunta a quelle definite con i singoli lavoratori.

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Retromarcia sullo smartworking semplificato. Con la legge di conversione del Decreto Aiuti arriva a sorpresa la notizia della proroga al 31 dicembre di quest’anno del lavoro agile senza necessità di accordo individuale per tutti i lavoratori del settore privato.

Nel frattempo però, anche per effetto del Decreto che stabiliva la fine del regime semplificato al 31 di agosto scorso, moltissime aziende stanno già procedendo alla stesura degli accordi collettivi da declinare in accordi individuali dal 1 gennaio 2023.

La legge, infatti, prevede che una volta conclusasi la fase semplificata, le parti, azienda e lavoratore, debbano sottoscrivere un accordo specifico che contenga i termini dello smart working. Senza un accordo l’azienda non potrà obbligare il dipendente a lavorare in smart working e, di contro, il lavoratore non potrà esigerlo come diritto.

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Mirco Scaccabarozzi

IL FOCUS

Se questa è l’attuale cornice, la Cisl Monza Brianza Lecco accende i fari sui possibili rischi del lavoro agile e le tutele che ogni buon accordo deve prevedere.

“Nonostante il legislatore consenta l’accordo individuale – afferma Mirco Scaccabarozzi, Segretario Generale CISL Monza Brianza Lecco – come sindacato non possiamo che prediligere accordi collettivi di secondo livello che, in aggiunta all’accordo individuale, incentivino l’utilizzo corretto del lavoro agile e garantiscano la parità di trattamento tra i lavoratori”.

“Un buon accordo – continua – può consentire che lo strumento possa essere un vantaggio per tutti, diversamente ne potrebbero giovare solo le aziende.

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Antonio Mastroberti

I VANTAGGI

La necessità di delineare, soprattutto per le aziende medio-grandi, accordi collettivi sindacali sullo smart working, poi da declinare sulle specificità delle singole realtà con accordi individuali, può andare di pari passo con le potenzialità positive di questa nuova modalità di lavoro.

“Se adeguatamente normato, lo smart working può dare vantaggi alle aziende, ai lavoratori ed alla collettività più in generale – sostiene Antonio Mastroberti, Responsabile ufficio vertenze CISL Monza Brianza Lecco – alle aziende perché può ridurre i costi ed efficientare le attività, ai lavoratori perché può consentire l’ottimizzazione dei tempi di lavoro e una miglior conciliazione con la vita familiare e non. Alla collettività perché riduce gli spostamenti e, di conseguenza, il traffico e l’inquinamento. Qualcuno sostiene che ne potrebbero beneficiare anche i territori, non concentrando le attività solo nei grandi centri urbani”.

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I RISCHI

Come hanno già dimostrato questi due anni e mezzo di Covid-19, in Italia lo smart working è stato spesso utilizzato più come home working, quindi con il semplice spostamento a casa delle consuete attività lavorative aziendali. Con tutte le conseguenze, anche negative, del caso.

“Un lavoro agile non ben regolamentato potrebbe indurre i lavoratori a lavorare di più essendo senza orario – spiega il Responsabile ufficio vertenze CISL Monza Brianza Lecco – non sempre, inoltre, vengono forniti dall’azienda gli strumenti necessari per poter operare. Un prolungato allontanamento dall’azienda potrebbe risultare dequalificante dal punto di vista professionale e un luogo di lavoro non idoneo potrebbe avere conseguenze sulla salute”.

Secondo il sindacato di via Dante a Monza, ci sono quindi elementi che un buon accordo deve necessariamente definire: dalla sicurezza alla privacy, dalle modalità di controllo da remoto al diritto alla disconnessione in modo che il lavoratore non sia sempre connesso ed allo stesso tempo possa gestire con una certa flessibilità la propria prestazione.

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“Innanzitutto l’accordo dovrà prevedere gli stessi trattamenti economici e normatici previsti per i lavoratori non in smart working, anche per quanto riguarda eventuali benefit o premi o prestazioni legate alla presenza – afferma Mastroberti – È importante poi stabilire i tempi di disconnessione, quali strumenti vengono messi a disposizione del lavoratore e quali luoghi non sono ritenuti idonei ad espletare il lavoro assegnato”.

“Sarebbe auspicabile che il lavoratore in smart working mantenesse comunque la possibilità di lavorare in azienda alcuni giorni a settimana, sia dal punto di vista professionale che anche dal punto di vista psicologico – continua – è opportuno, inoltre, regolamentare le modalità di controllo che l’azienda vorrà necessariamente esercitare perché le tecnologie oggi consentono su questo fronte possibilità notevoli”.

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IL RUOLO DEL SINDACATO

Fino ad ora lo smart working ha impegnato la CISL Monza Brianza Lecco in diverse occasioni. “Il lavoro agile, anche se non ci sono numeri precisi, è ormai diventato stabile per alcuni settori come quello bancario/finanziario, il terziario e l’alta tecnologia – chiarisce il Responsabile ufficio vertenze – la Pubblica Amministrazione, invece, lo ha utilizzato in maniera massiccia quando era obbligatorio, poi lo ha messo da parte e ha fatto parzialmente marcia indietro”.

“La nostra attività relativamente allo smart working, più che aprire dei contenziosi, si è svolta prevalentemente nel dare consulenza ai lavoratori – conclude – abbiamo notato che, dopo il lockdown, durante il quale le aziende sono state obbligate ad attuarlo, in alcuni casi le aziende hanno richiamato i dipendenti in sede e questo ha influito sull’aumento delle dimissioni di chi, a quel punto, ha preferito cambiare lavoro o valutare offerte più consone alle proprie esigenze di vita”.

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