Cronaca

Aggressione a Carnate, il trapper: “mia madre è rom, non sono razzista”

Il 25enne di Bernareggio nega la motivazione razzista. L'avvocato: "alcol e psicofarmaci lo hanno trasformato"

aggressive trapper

“Sono figlio di una rom, non sono razzista, non ho mai pronunciato in vita mia una frase come quella”. Avrebbe detto così al suo avvocato Biagio Ruffo, il trapper Jordan Tinti, 25enne di Bernareggio accusato di avere aggredito e rapinato un uomo di colore il 10 agosto scorso, in stazione a Carnate, con la complicità dell’amico romano Gianmarco Fagà. E di averlo insultato per il colore della sua pelle. Secondo quanto dichiarato in udienza di convalida e nei colloqui con il suo difensore, il giovane riconosce la sua presenza durante l’aggressione ma nega fermamente l’aggravante dello sfondo razzista. “La madre stessa appartiene a una minoranza etnica”, ha ribadito Ruffo spiegando che la deriva di Tinti, in arte Jordan Jeffrey Baby, sarebbe una cosa degli ultimi anni.

LE DIPENDENZE

L’alcool, gli psicofarmaci e altre dipendenze subentrate dopo i 20 anni con l’avvicinamento agli ambienti del trap avrebbero modificato il carattere di un ragazzo che il legale conosceva fin da quando era giovanissimo come un ragazzino “tranquillo ed educato”. Neanche il talento musicale è bastato: qualche pezzo promettente consegnato al pubblico è poi stato seguito da scarsa determinazione. Così, malgrado qualche comparsa nelle trasmissioni tv (da Giletti), la carriera musicale del brianzolo non è decollata e, anzi, dice Ruffo, in qualche modo lo ha tenuto legato ad ambienti sbagliati.

IN CARCERE

“Ho parlato con il mio cliente proprio oggi – ha detto l’avvocato giovedì 18 agosto – ed è piuttosto provato. Nonostante diversi procedimenti degli ultimi anni infatti (uno con l’inviato di Striscia la notizia Brumotti, ndr) non è mai stato in carcere. È la prima volta e l’accusa dell’aggressione razzista, che lui comunque nega, lo fa sentire in una condizione di paura. Numerosi detenuti sono extracomunitari”. Con lui c’è anche Fagà, in arte Traffik, che è stato collocato nella stessa cella del bernareggese. Erano insieme da giorni anche il giorno dell’aggressione; il romano era ospite a casa di Tinti che abita col padre, operaio brianzolo con un passato “tranquillo e privo di problemi giudiziari”, ha sottolineato il legale.

LA FAMIGLIA

È il papà che ha cresciuto Jordan; la madre del 25enne abita lontano da molti anni, da quando era bambino. Oggi il padre pare si sia messo a disposizione per aiutare il figlio nella sua difficile posizione giudiziaria. “Certamente cercheremo un confronto con la parte offesa -ha detto l’avvocato Ruffo- e parleremo di un ristoro dei danni. Intanto attendiamo di sapere se verrà disposto il giudizio immediato”.

LA CONDANNA

L’episodio di cronaca, con i coltelli impugnati dai due trapper e la rapina all’uomo nigeriano apparentemente a sfondo razzista, ha colpito significativamente l’opinione pubblica. Nelle ore successive all’intervento dei carabinieri di Bernareggio che hanno rintracciato la coppia per le vie del paese, l’amministrazione comunale di Carnate ha diramato un comunicato di condanna. L’episodio riaccende i riflettori su uno dei temi cruciali per il territorio di Carnate: la sicurezza nella zona della stazione ferroviaria.

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