Lettera al direttore

Lettera

La festa islamica del “grande sacrificio”: la spiegazione del professor Maggio

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata alla nostra redazione del Dottor Francesco Maggio, teologo e studioso, che fornisce un'interessante approfondimento circa le festa del grande sacrificio

moschea (Copia)
- Foto d'Archivio

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata alla nostra redazione del Dottor Francesco Maggio, teologo e studioso, che fornisce un approfondimento circa le festa del grande sacrificio. La festività ha coinvolto migliaia di fedeli anche in Brianza.
Un punto di vista diverso 
“In occasione dell’Eid al Adha, la popolazione musulmana festeggia con pecore, in ricordo di un riscatto, Ismaele figlio di Abramo, con un “grande sacrificio”. Dio ha preso questa soluzione per salvare in extremis il ragazzo. Nel Corano, sura 37:101, non si riporta per inciso il nome di Ismaele, associato a questo episodio (Corano).

A questo proposito, il presupposto tradizionale di Ismaele non è suffragato storicamente al tempo di Maometto. Quel che possiamo sapere, si trae dal libro della Genesi (cap. 22) dove è registrato esplicitamente il nome di Isacco, figlio di Abramo, quel figlio da sacrificare e poi riscattato da un montone.

Storicamente, gli antichi Ebrei al tempo di Mosè, durante la Pasqua ebraica, macellavano un agnello in ricordo di un grande riscatto. Riconoscevano che se Dio non avesse fornito l’agnello di riscatto i loro primogeniti non sarebbero sfuggiti alle grinfie dell’angelo della morte (Esodo 12:13-14)
Entrambe le credenze onorano l’Onnipotente ritraendolo come la figura di Colui che salva fornendo un “grande” riscatto/redenzione. In effetti, nelle antiche Scritture ebraiche vediamo sempre profeti che ringraziano Dio come Salvatore e Redentore, salutando da lontano la venuta del Messia, il futuro Agnello pasquale, per tutti i tempi.
Tuttavia, guardando ancora al Eid al Adha, questa osservazione cristiana solleva una affascinante linea piacevole di dialogo interculturale, anche a praticare il concetto del dialogo: imparare ad accettare di non essere anche d’accordo.
Un ottimo spunto per il dialogo, sono due film popolari di Hollywood che si prestano a questo scopo, a titolo di curiosità: “ I 10 comandamenti” e “Il Principe d’Egitto”, è, per i più appassionati, perché no, iniziare a verificare la narrazione biblica”. 
Dr. Francesco Maggio
commenta