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“Volevo leggerezza”. La scelta di Erika Sala, dal posto fisso a Lalanà Filati - MBNews
Donne, che impresa!

“Volevo leggerezza”. La scelta di Erika Sala, dal posto fisso a Lalanà Filati

Nel 2021 Erika Sala ha lasciato il posto fisso ("anzi, due!") per aprire un negozio a Sovico. "Volevo un posto dove respirare".

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A 39 anni Erika Sala ha deciso di lasciare il posto fisso e aprire un negozio di filati. Inaugurato a fine gennaio, dopo qualche mese di presenza online, “Lalanà Filati” però non è solo un negozio, ma anche un laboratorio creativo e un punto di aggregazione per Sovico e dintorni (ma non solo). “Volevo un posto dove respirare”, mi spiega.

La sua mi sembra una storia che rientra alla perfezione nella tendenza delle “Grandi Dimissioni“, o “Great Resignation”, il nome scelto negli Stati Uniti per definire l’ondata di dimissioni volontarie cominciata nel 2021. In effetti a partire dalla primavera dello scorso anno, nel momento in cui il lavoro cominciava a crescere dopo la sferzata datagli dalla pandemia, sempre più persone hanno sentito il bisogno di riappropriarsi dei propri spazi e della propria vita, decidendo spesso di provare ad aprire una propria attività piuttosto che restare legati come dipendenti al fantomatico “posto fisso”, rivelatosi in realtà molto poco sicuro.

“Macché Grandi Dimissioni” ribatte invece Sala con una risata. “Io di posti fissi ne ho lasciati addirittura due!”.

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Dal San Gerardo alla Cgil

“Ero impiegata al CUP dell’Ospedale San Gerardo di Monza – racconta -. Poi, nel 2015, ho cominciato a lavorare a tempo pieno in Cgil, dove mi occupavo di Funzione Pubblica. Per me le difficoltà sono iniziate prima della pandemia: nel 2019 la mia categoria si è riorganizzata, ci hanno ridistribuiti su più enti e strutture. Io non sono stata capace di cambiare la mia modalità operativa e sono andata in affanno: per la prima volta dovevo gestire non più solo i dipendenti dei comuni, ma anche i privati, con contratti ogni volta diversi. La situazione è precipitata con il Covid: seguivo anche le Rsa, e, soprattutto durante la prima ondata, la situazione era disastrosa”.

Il mio telefono era sempre bollente, mi chiamavano a qualsiasi ora, e io non riuscivo né a spegnerlo, né a staccare veramente: pensavo sempre alle persone che potevano avere bisogno di me e al fatto che non riuscissi veramente ad aiutarle. A questo si sono aggiunte due situazioni molto grosse a livello lavorativo che mi hanno dato il colpo finale: ero troppo sotto pressione, non riuscivo più a dormire. Per provare a calmarmi ho cominciato a sferruzzare“.

Lasciare il posto fisso per creare leggerezza

Avrei dovuto mantenere quel ruolo per almeno altri 7 anni, e poi avevo due possibilità, nessuna delle due praticabile: fare carriera, che non mi interessava, o passare a un’altra categoria, per trovare contratti diversi ma gli stessi problemi. Tornare al San Gerardo non era un’opzione, mancavo da anni e non sapevo come sarei stata accolta. Alla fine è diventato chiaro che c’era solo una cosa da fare… ma è stata una decisione sofferta”.

Una sera di febbraio sono tornata a casa e ho detto a mio marito: “Vado via e apro un negozio di filati”. Devo dire che mi ha sostenuto pienamente, durante tutto il percorso. Ho lasciato l’incarico in Cgil a luglio: avrei potuto richiedere un’aspettativa non retribuita al San Gerardo, ma me l’hanno negata, e a quel punto ho dato le dimissioni. Quando gliel’ho detto, mia madre è sbiancata, lei e il suo mito del posto fisso… ma ormai avevo deciso!”

Dopo anni a occuparmi di problemi anche molto gravi, volevo essere per le persone occasione di leggerezza, nel senso che intendeva Italo Calvino quando diceva che “leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. E dopo sei anni, volevo realizzare un posto dove si potesse respirare, che diventasse anche un luogo di ripresa della socialità“.

Lalanà Filati: negozio, creatività e maglioterapia

Dopo una lunga ricerca, quel posto è diventato realtà a Sovico, in via Umberto I: Erika Sala l’ha chiamato “Lalanà Filati”, e nelle sue intenzioni è “un luogo per imparare e incontrarsi, scambiarsi esperienze, consigli e aiuto. E la cosa straordinaria è che sta succedendo! Ci sono alcune persone che vengono in giorni fissi per quella che io chiamo “maglioterapia“: perché fare la maglia non è per forza un lavoro individuale, spesso vuol dire anche stare insieme”.

Partire da un filo e per costruire qualcosa è appagante, ma trasmette anche serenità. Per questo ho voluto che oltre al negozio ci fosse anche una zona creativa: in realtà è la parte principale, con tavolo e sedie, poltroncine e divano, una macchinetta del caffè… un posto dove stare insieme e dove alla fine scattano le confidenze, a volte mi sento un po’ come il barista che ti versa da bere e a cui racconti dei tuoi problemi!”. E per chi vuole imparare o migliorare c’è anche la possibilità di iscriversi al corso di maglia del sabato mattina: i posti sono solo 6 per garantire a tutti di essere seguiti con attenzione, una formula che sembra aver avuto successo.

Oltre ai corsi di maglia tenuti dalla stessa Sala e da un’insegnante dedicata, “Lalanà Filati” durante la sera apre per ospitare altri corsi, quelli de “Il Tempo Ritrovato”: taglio e cucito ma anche grafologia e automassaggio ayurvedico. E non è detto che la formula serale non venga ulteriormente esplorata: “Approfittando dell’estate, mi piacerebbe aprire lo spazio anche alla sera, per chi volesse sferruzzare in compagnia”.

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Da lavoratrice autonoma è più facile conciliare vita privata e lavoro?

“Faccio una premessa. Per tanti anni mi sono spostata in auto per la Brianza, così, quando si è trattato di aprire “Lalanà Filati” ho deciso che avrei cercato un posto vicino a casa, immaginando uno spazio dove le mie figlie (Chiara, 14 anni, e Viola, 12 anni, ndr) potessero passare dopo la scuola e fermarsi quanto volessero. Ma devo dire che della gestione di casa e figlie si è sempre occupato mio marito, perché lavorando da casa da sempre è facilitato. Io invece di solito partecipo agli incontri di classe, perché sapendolo in anticipo è più facile organizzarsi. ”

Ora è vero che lavoro vicino a casa, ma a differenza di prima… lavoro anche il sabato! Insomma, il tempo in cui sono a casa è così breve che non riesco comunque a fare tutto”.

Insomma, quando si tratta di gestione domestica il vero segreto è trovare qualcuno con cui dividersi i compiti… anche in modo non tradizionale. “Viola mi ha sempre detto che non ero una mamma perché facevo cose che di solito facevano i papà” ride. “C’è ancora da lavorare sulle questioni di genere“.

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