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Monza, Giornate Fai di Primavera: quasi 4mila visitatori da tutta la Lombardia - MBNews
L'evento

Monza, Giornate Fai di Primavera: quasi 4mila visitatori da tutta la Lombardia fotogallery

I sei luoghi scelti dal Comitato locale, guidato da Elena Colombo, hanno riscontrato un interesse che ha varcato i confini della nostra Provincia. Quasi mille gli ingressi alla Villa Bagatti Valsecchi di Varedo.

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Scoprire che a Monza, all’interno di una chiesa, quella di Triante, all’apparenza semplice e sobria, si nascondono, in una icona bizantina e latina allo stesso tempo, anche testimonianze dell’unità tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa, tra Occidente ed Oriente. Un’origine comune, che ci riconduce alla pace e alla convivenza, di cui in queste settimane ci si è quasi dimenticati, persi, come siamo, nel sanguinoso conflitto armato, dall’amaro sapore di guerra fredda, tra Russia e Ucraina.

Le giornate FAI di Primavera sono anche riuscite, dunque, a far irrompere, quasi involontariamente, la più stretta attualità nel solco della tradizione. E nel nostro territorio il 26 e il 27 marzo hanno aperto ai quasi 4mila visitatori della Cappella Reale, della Chiesa Sacro Cuore di Triante e del Teatrino di Corte a Monza, della Villa Bagatti Valsecchi e di Villa Borsani a Varedo e del Molteni Museum a Giussano, percorsi storici, culturali e artistici, che in molteplici modi spingono a fare esperienze di apprendimento, conoscenza, curiosità e crescita individuale e collettiva.

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Chiesa Triante

I NUMERI

L’evento, giunto alla sua 30esima edizione e capace di aprire in tutta Italia 700 luoghi in 400 città, ha dimostrato ancora una volta, sotto il caldo sole del primo week-end di Primavera, che le connessioni sociali, storiche e artistiche possono essere infinite e imprevedibili. E i numeri dei visitatori ai monumenti accessibili a Monza e in Brianza, danno ragione ad un’impostazione di questo tipo.

“Nel week-end delle giornate FAI di Primavera abbiamo avuto complessivamente 3735 visitatori di cui 995 alla Villa Bagatti Valsecchi, 656 a Villa Borsani, 653 al Molteni Museum, 650 al Teatrino di Corte, 635 alla Cappella Reale e 146 alla Chiesa Sacro Cuore di Triante” spiega Elena Colombo, Presidente del Comitato FAI di Monza, da poco riconfermata per il suo terzo mandato.

“Siamo molto felici di questi risultati anche perché ottenuti nonostante le limitazioni legate al Covid – continua – speriamo di tornare in fretta ai vecchi tempi, ma per il momento siamo riusciti a mantenere la promessa di bellezza che è contenuta nelle Giornate Fai raccogliendo il consenso e l’interesse di visitatori provenienti anche da Pavia, Bergamo, Varese, Milano, Brescia e da altre province lombarde per ascoltare il racconto del nostro territorio”.

LE APERTURE

La scelta dei 6 beni poco conosciuti o di solito non accessibili, che a Monza e in Brianza nell’occasione si sono mostrati in tutto il loro valore, ha dato inizio ad un viaggio geografico, ma anche temporale.

“In queste Giornate Fai di Primavera, che hanno visto la collaborazione con i Comitati di Monza, Desio e Varedo della Croce Rossa, si andava dal 16° secolo in cui ha origine la Villa Bagatti Valsecchi, che oggi si presenta con il suo stile eclettico e un parco da 64mila metri quadrati al Molteni Museum, inaugurato nel 2021 su progetto dell’architetto israeliano Ron Gilad, in cui c’è la narrazione del design italiano, della sua storia e dei suoi protagonisti attraverso un approccio storiografico e multimediale” spiega Colombo.

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“Tra questi due estremi cronologici l’apprezzamento dei visitatori è andato anche a Villa Borsani, che per decenni è stata luogo di incontro e dialogo tra Osvaldo Borsani e tanti altri maestri dell’arte contemporanea, al Teatrino di Corte, progettato nel 1806 dall’architetto Luigi Canonica e recentemente restaurato in senso conservativo e alla Cappella Reale, profondamente legata, con la sua ricchezza decorativa, alla storia della Villa” continua.

Ugualmente significativa, anche se meno premiata nei numeri, l’apertura della chiesa di Triante. “Abbiamo ritenuto giusto fare un omaggio ad una chiesa della città di Monza per restituirne anche il senso di comunità” afferma la Presidente del Comitato FAI di Monza.

“Sapevamo che, anche per le visite limitate soltanto al pomeriggio di sabato e domenica, in questo caso si poteva avere forse un appeal minore rispetto alle altre aperture – continua – ma abbiamo dato la possibilità di studiare le testimonianze storiche presenti nella chiesa e la bellezza dei dieci patchworks realizzati da un gruppo di parrocchiane nel corso di 20 anni”.

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LE RISORSE UMANE

Il Covid non ha condizionato soltanto l’organizzazione delle Giornate Fai di Primavera, ma anche l’opera dei volontari, che dall’accoglienza alla raccolta fondi, dalla preparazione delle dispense fino ai narratori, hanno reso possibile lo svolgimento dell’evento.

“Delle 140 persone che ci avevano dato la loro disponibilità a partecipare, una ventina sono venute meno perché colpite dalla pandemia o contatti stretti di contagiati – si rammarica Colombo – tutti i volontari, i più rodati e i nuovi, compresi naturalmente quelli del Gruppo Giovani, la cui guida è Marco Carrara, sono stati tutti straordinari e hanno confermato il valore del capitale umano senza il quale non sarebbe possibile nulla di quello che il Fai realizza nel curare, proteggere e valorizzare il patrimonio culturale, artistico, storico, architettonico e paesaggistico italiano”.

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Questa 30esima edizione delle Giornate Fai ha visto il ritorno, dopo quasi 3 anni di stop a causa del Covid, degli Apprendisti Ciceroni, 70 ragazzi e ragazze di tre istituti scolastici di Monza (il Liceo Porta, il Liceo Dehon e il Nanni Valentini), che sono stati impegnati al Teatrino di Corte, alla Cappella Reale e alla Chiesa di Triante.

“Per questi studenti, che hanno fatto la formazione a scuola e sulla piattaforma on line del Fai, è stata un’esperienza fondamentale di cittadinanza attiva, che si conquista anche al di fuori delle aule scolastiche – afferma la presidente del Comitato FAI di Monza – si tratta di un modo per sviluppare il senso di appartenenza alla comunità, ma anche l’apprezzamento per la storia e l’arte”.

Le basi perché ci sia chi continui, anche in futuro, a tramandare la bellezza del nostro patrimonio sono state gettate. Vedremo quanti e quali frutti sapranno crescere dalla pianta della conoscenza e della curiosità, che ci definiscono in buona parte come esseri umani.

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