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Covid, al San Gerardo ricoveri in calo. Bonfanti: “Per bambini e under 20 l’infezione è meno grave”

Attualmente i positivi che necessitano di cure ospedaliere sono 33.

Prof Paolo Bonfanti Direttore unità operativa di Malattie Infettive ospedale san gerardo monza
Prof. Paolo Bonfanti, Direttore unità operativa di Malattie Infettive

Monza. Cala ancora il numero dei pazienti Covid ricoverati all’ospedale San Gerardo di Monza. Attualmente i positivi che necessitano di cure ospedaliere sono 33, di cui: 25 in Malattie Infettive, 2 in Pneumologia, 1 in terapia intensiva e 5 in UTIR. Nella settimana dal 28 febbraio al 6 marzo hanno avuto accesso al pronto soccorso del nosocomio monzese 1. 649 pazienti, di cui 117 con sintomatologia Covid, di cui 10 ricoverati. 8 purtroppo le persone decedute. L’età media dei 33 pazienti ricoverati è di 71 anni.

Bonfanti: “Molti dei nuovi casi di infezione interessano bambini e giovani sotto i 20 anni”

Il numero dei pazienti ricoverati è in continua riduzione: attualmente in ospedale vi sono 33 pazienti positivi con una media di ingressi di circa 10 nuovi pazienti la settimana, numeri quindi molto bassi. Questo dato sembrerebbe, a prima vista, contrastare con il dato epidemiologico nazionale e anche locale che rileva ancora 250 nuovi casi settimanali per 100.000 abitanti che è un tasso in riduzione ma sempre molto alto” ha spiegato il Prof. Paolo Bonfanti, Direttore unità operativa di Malattie Infettive.

Come si spiega questa discrepanza tra una ancora elevata circolazione del virus nella popolazione e la drastica riduzione dei ricoveri?

“Una possibile interpretazione di questa discordanza sta nella osservazione di due fatti: da una parte è in progressivo aumento la percentuale di persone che si è sottoposta alla III dose di vaccino, circa l’80% delle persone sopra i 60 anni in Lombardia. È noto ormai che la III dose ha un alto valore di protezione sul rischio di ospedalizzazione e di sviluppo di forme gravi. Il secondo aspetto che spiega il calo dei ricoveri è il fatto che molti dei nuovi casi di infezione interessano bambini e giovani sotto i 20 anni: fasce di età in cui rischio di sviluppare malattia grave non è nullo – motivo per cui è importante che si vaccinino – ma più basso rispetto agli adulti”.

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