Polemica

Arcore San Giuseppe, lettera ex presidente della Fondazione: “Il Comune vuole mandare all’asta l’asilo san Giuseppe e fare cassa”

Magni sull'ex asilo San Giuseppe: "il costo massimo per questa struttura a carico del Comune potrebbe essere stata di Euro 1.500.000, non certo i 3.000.000 di euro sbandierati sui giornali. E’ una evidente forzatura e non corretta informazione".

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Arcore. Parole dure quelle di Ferruccio Magni, l’ex presidente della Fondazione dell’asilo san Giuseppe di Arcore, nei confronti della Giunta Bono. In riferimento alla decisione di non acquistare l’asilo san Giuseppe Magni ha attaccato: “Vien da pensare, ma forse pecco di ingenuità, che ora il Comune preferisca che l’immobile vada all’asta e venga ceduto a terzi, incassando così la differenza dalla liquidazione e fare cassa, in barba alla memoria del Dott. Cesare Tomaselli e agli interessi sociali della comunità di Arcore”.

L’accusa gira intorno ai numeri. Al Comune di Arcore l’acquisto dell‘ex asilo San Giuseppe, secondo quanto denunciato da Magni, potrebbe costare 1,5 milioni di euro e non 3 milioni come invece precisato dalla Giunta Bono. Carta, penna e calcolatrice alla mano Magni ha fatto i conti e dai suoi fogli risulta una cifra inferiore rispetto a quanto dichiarato dal primo cittadino.

Maurizio Bono in più occasioni ha precisato l’impossibilità da parte del Comune a esercitare il diritto di prelazione acquistando la struttura di via Tommaselli. Impossibilità dovuta a questione economiche ma anche progettuali. Conti che hanno portato Magni ad accusare la Giunta Bono di voler addirittura fare cassa sulla questione dell’ex asilo.

Sulla struttura dell’ex Asilo San Giuseppe, la vecchia Giunta al termine del mandato aveva fatto ipotesi di riutilizzo. Si era parlato infatti della possibilità di adibirla a casa della salute. Possibilità in realtà nei fatti irrealizzabile, come spiegato dal sindaco Bono, dato che una progettualità del genere è riservata solo a immobili di proprietà pubblica. E l’asilo san Giuseppe attualmente non è ne comunale ne statale ne, tantomeno, regionale.

L’accusa di Magni alla Giunta Bono

Le Amministrazioni Comunali, per quel che mi risulta, non hanno mai portato in Consiglio Comunale la volontà di voler esercitare il diritto di prelazione, tenuto peraltro conto dell’interesse della Regione di poter destinare l’immobile a casa della comunità, opportunità andata sciaguratamente persa. Le Amministrazioni Comunali ma in particolare l’attuale Amministrazione visto che la Liquidatrice è stata nominata a fine legislatura della precedente, per quel che mi viene da supporre, non ha mai proposto in modo formale e circostanziato alla nominata Liquidatrice l’ipotesi di voler acquistare l’immobile? Avrebbe potuto impegnarsi a pagare tutti i debiti esistenti, offrendo quindi quale proposta transattiva l’importo di Euro 1.500.000 giusto per ripianare con abbondanza tali debiti sopra richiamati e come ben noti all’Amministrazione Comunale, giusto bilancio e documentazione da me fornita.

Risulta evidente quindi che il costo massimo per questa struttura a carico del Comune potrebbe essere stata di Euro 1.500.000 (che si riduceva a Euro 1.250.000 considerando i crediti vantati), non certo i 3.000.000 di euro sbandierati sui giornali. E’ una evidente forzatura e non corretta informazione.

Vien da pensare, ma forse pecco di ingenuità, che ora il Comune preferisca che l’immobile vada all’asta e venga ceduto a terzi, incassando così la differenza dalla liquidazione e fare cassa, in barba alla memoria del Dott. Cesare Tomaselli e agli interessi sociali della comunità di Arcore”.

I conti dell’ex presidente della Fondazione Ferruccio Magni

Numeri diversi rispetto a quelli esposti dal Sindaco Bono. Ecco la spiegazione dei conti di Magni circa il costo dell’asilo.

“Mi permetto, quale ex Presidente del CdA della estinta Fondazione, ora in liquidazione, di far conoscere con precisione i fatti riguardanti tale immobile e le mie perplessità per quel che sento circa le scelte comunali, al fine di evitare speculazioni sull’immobile e relativi arredi storici. In premessa, occorre ricordare che lo Statuto della Fondazione prevede due azioni ben precise”.

Magni ha ricordato che l’Amministrazione comunale di Arcore avrebbe la possibilità di esercitare il diritto di prelazione sull’immobile, nel caso di vendita dell’edificio. “Lo stesso articolo prevede poi che dal prezzo di vendita dovrà essere decurtato l’ammontare dei contributi in conto capitale corrisposti dal Comune (in bilancio per Euro 157.573,04 a cui andranno aggiunti gli interessi legali)”. Un altro articolo dello Statuto della Fondazione “prevede che il liquidatore provvederà alla scioglimento della Fondazione ed alla relativa devoluzione del patrimonio residuo al Comune di Arcore.
Va richiamato, a questo riguardo, quanto stabilisce il Codice Civile all’Art. 31 che recita.

“I beni della persona giuridica, che restano dopo esaurita la liquidazione, sono devoluti in conformità dell’atto costitutivo o dello Statuto.” Occorre precisare, a questo punto, che i debiti all’atto dell’insediamento del CdA da me presieduto si aggiravano attorno ad un importo di Euro 1.100.000. Questa esposizione, aggiunta alla forzata inattività indotta dalla Pandemia e al mancato interesse di enti esterni, ha portato all’inevitabile messa in liquidazione, che ha comporterà un aggravio di costi stimabile attorno a Euro 200.000/250.000. In questa situazione, sono ovviamente ricompresi anche i debiti verso il Comune per l’importo sopra indicato di Euro 157.573,04 oltre a debiti per IMU e TARI che si possono stimare in circa Euro 75.000“.

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