Incontro

Monza, parlano gli attivisti di Fridays For Future: “Pedemontana un’opera inutile e dannosa”

All'incontro anche Marco Fraceti, presidente dell’Osservatorio Antimafie “Peppino Impastato” e Davide Biggi, del Comitato No Pedemontana.

Fridays For Future Monza

Un’assemblea dal sapore amaro ma anche ricca di speranze e voglia di informarsi quella organizzata dai ragazzi della sezione di Monza di Fridays For Future, il noto movimento ambientalista, composto per lo più da giovani, che opera a livello internazionale manifestando su temi come il riscaldamento globale e il cambiamento climatico. All’ordine del giorno, venerdì 4 febbraio, uno dei temi ambientali più caldi di questi mesi, anni, in Brianza: la costruzione dell’autostrada Pedemontana Lombarda. Stiamo parlando del discusso e annoso progetto, delineato già nel 1986, per realizzare un tracciato autostradale che collegasse Varese a Bergamo, passando dalla Brianza. Nel 2015 erano state completate delle parti ma solo a marzo 2021, con l’aggiudicazione del relativo appalto di 1,8 miliardi di euro, si è dato il via ai lavori nei tratti brianzoli che concretamente dovrebbero iniziare quest’anno.

Dopo i comitati locali che combattono da diversi anni e, in modo coeso, negli ultimi mesi, i sindaci del territorio, che però hanno visto momentaneamente infrangersi la possibilità di un dialogo con la Regione e i vertici della società Pedemontana, anche i ragazzi del FFF hanno voluto far sentire la loro voce. Il dibattito pubblico, organizzato presso la Saletta Cattaneo di via Vittorio Veneto, a Monza, ha visto non solo la partecipazione di alcuni studenti delle scuole monzesi ma anche di Marco Fraceti, presidente dell’Osservatorio Antimafie “Peppino Impastato”, ex consigliere comunale e autore del libro scandalo “Briangheta” sulla presenza della criminalità in Brianza, oltre a una rappresentanza del Comitato No Pedemontana. Lo scopo, quello di sensibilizzare i giovani della città su una tematica così lontana ma così vicina e informare sui rischi ambientali, tra cui quello di danni diretti alla salute dei cittadini per il movimentamento del terreno contaminato dalla Diossina TCDD del disastro Icmesa del 1976.

“Siamo nella pianura più inquinata d’Europa sulla quale sorgono alcune delle città più inquinate d’Italia – ha commentato Fraceti. “Pedemontana è un’opera inutile, non solo, dannosa, e occuperà in metri quadri, per farci un’idea, l’equivalente della città di Limbiate, aggravando ulteriormente il problema del forte consumo di suolo in Brianza. Forse 70anni fa poteva essere utile per tenere insieme le varie imprese e per sostenere l’incremento elevato del traffico di automobili. Oggi però molto è cambiato e forse sarebbe meglio investire questi soldi nel trasporto pubblico che, specialmente durante i mesi di pandemia, ha dimostrato tutte le sue carenze”.

 

Le voci dei ragazzi

“Oltre al fatto che il traffico auto non deve essere più così importante – hanno denunciato i giovani di FFF. “Le industrie su questo territorio non stanno certo crescendo e c’è una grande quantità di denaro pubblico che si andrà a spendere per il guadagno di pochi privati costruttori a danno della collettività. Quanto poi al problema dell’occupazione di suolo, questa infrastruttura taglierà a metà un intero territorio passando vicino a città come Desio e Arcore. L’obbiettivo di Pedemontana è quello di alleggerire il traffico, certo, ma noi dobbiamo cercare di diminuire il traffico su gomma favorendo il traffico su rotaia. Fino a che si darà spazio  alla costruzione di grandi autostrade la gente sarà invogliata a utilizzare la macchina, mentre si dovrebbe investire di più in ciclabili, treni e altri mezzi pubblici. Non dobbiamo pensare a come far circolare le macchine ma a come far spostare le persone“.

E le domande che i ragazzi hanno posto agli esperti sono state due: cosa si può fare per fermare Pedemontana? E soprattutto: perché non si sono investiti quei soldi nel miglioramento della rete di trasporto pubblico?.

La risposta del Comitato No Pedemontana

“Rende molto di più e fa circolare molto più denaro realizzare una grande infrastruttura con grandi  quantità di cemento ecc. ecc. – ha risposto Davide Biggi, del Comitato No Pedemontana, attento in particolare al tema della diossina per la tratta B2. “Piuttosto che portare avanti interventi di manutenzione e implementazione, di utilizzo del ferro e del trasporto pubblico. Qualche anno fa nel vimercatese era stato commissionato al Politecnico di Milano uno studio per ipotizzare una diversa idea rispetto alla Pedemontana e i docenti avevano puntato appunto sul trasporto pubblico. Perché? Perché avevano visto che la mobilità da queste parti è soprattutto su breve percorrenza, l’80% verso Milano, gli spostamenti orizzontali non superano i 15kilometri”.

“Quindi – ha aggiunto. “Pedemontana verrebbe utilizzata soprattutto dai grandi camion della logistica, non dalle persone che abitano il territorio. Per le persone che abitano qui sarebbe più opportuno pensare alla cosiddetta micro mobilità ma siamo ancora legati all’idea che il bilancio economico del nostro territorio passi dallo sviluppo delle grandi vie di comunicazione per le merci. E per lo più non prodotte qui, perché, al contrario di quello che raccontano all’artigiano, al negoziante o alla piccola impresa, queste autostrade non serviranno tanto alle realtà di cui ho parlato perché intorno al tracciato, per prima cosa, ci sono centri commerciali e magazzini logistici”.

Fridays for Future ha annunciato che non solo seguirà l’evolversi della questione Pedemontana, organizzando altre assemblee, ma il 25 marzo parteciperà allo sciopero globale contro il surriscaldamento globale.

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