L'intervista

La scuola a singhiozzo: quali danni per i nostri bambini? La risposta della pedagogista

Dai programmi ministeriali svolti in maniera inadeguata a problemi relazionali, fino a problemi di concentrazione e attenzione. Come fare? 5 consigli pratici della pedagogista per le famiglie alle prese con la "scuola intermittente"

bambino triste freeweb
- Foto d'Archivio

La scuola non è più la stessa. Da due anni oramai. Se da una parte, la pandemia è servita a mettere ancora più in risalto le crepe nel sistema scuola, dall’altro, il Covid – che non allenta la morsa – continua a mettere a dura prova bambini e ragazzi oramai stanchi e sconfortati da questo continuo andamento a singhiozzo.

Il rientro in classe, dopo le festività natalizie, non è certo stato dei migliori: il picco dei contagi e le nuove regole attivate da Ats Brianza, hanno dato l’ennesimo colpo di grazia.

Nella giornata di ieri, giovedì 20 gennaio, abbiamo pubblicato sul nostro giornale online, una lettera che ci ha scritto una mamma che si è fatta portavoce di tanti genitori esasperati dalla situazione: “stanno ledendo al diritto allo studio dei nostri figli”. Queste le sue parole, che hanno trovato consenso dai tanti commenti che ci avete poi lasciato sulle nostre pagine social.

Una situazione drammatica

Siamo costantemente aggiornati sui numeri dei contagi, sull’andamento della pandemia, sul numero delle classi in quarantena sul territorio della Brianza e abbiamo ascoltato la voce delle famiglie. Ma i bambini? I ragazzi? MBNews ha deciso di intervistare Maruska D’Agostino, pedagogista e insegnante, impegnata in alcune scuole del provincia di Monza e Brianza, per capire insieme a lei quali potrebbero essere le possibili conseguenze di una scuola che va a singhiozzo, tra aperture, Dad e quarantene, sui più piccoli e sugli studenti.

Qual è la situazione attuale?

“È ormai ampiamente assodato che a causa della pandemia e dei diversi lockdown i bambini delle diverse fasce di età e gli adolescenti hanno subíto e stanno subendo un impatto durissimo sul loro sviluppo sia esso psico-fisico che emotivo-relazionale ed educativo-didattico – ci spiega – Senza dubbio le normative ATS sono apparse spesso contraddittorie e poco considerevoli dell’impatto che tali decisioni hanno sui bambini e sul mondo scuola in generale. Le scuole e gli insegnanti sono stati messi in ginocchio e insieme ai medici sono coloro che lottano tutti i giorni affinché i bambini possano superare questo momento senza particolari danni ai livelli sopra citati. L’insegnante guida i suoi alunni in un processo di apprendimento e la classe diventa preziosa risorsa dove si innescano dinamiche complesse, ma al contempo fondamentali per far sperimentare a tutti il senso di appartenenza, l’empatia, la fiducia, la collaborazione, la competizione, il conflitto: tutti elementi che contribuiscono alla definizione della persona”.

Quali sono, secondo lei, le fasce più colpite e quali sono i “danni collaterali” della pandemia?

“Per la mia esperienza di pedagogista e di insegnante, le fasce di età della scuola dell’infanzia e della scuola primaria sono quelle colpite su più fronti”.

“Aspetto relazionale e comunicativo: i bambini faticano a mettersi in relazione autentica con i pari. Sappiamo benissimo l’importanza di tutta la parte para-verbale nell’espressione di sé e delle proprie emozioni oltre che la comunicazione in senso stretto. Presenza di mascherine, distanziamento sociale e interruzioni della presenza dei bambini non aiutano nel consolidare relazioni durature ed autentiche soprattutto in quei bambini con difficoltà già nell’area emotiva. Sono presenti fatiche di relazione e nell’auto controllo – spiega la pedagogista a MBNews Benessere psico-fisico: molti bambini sviluppano ansie e paure legate ai contagi. Questo li limita nelle relazioni e mettono in atto stereotipie legate alla disinfezione delle mani e delle superfici. Si sviluppano anche reazioni di rabbia e aggressività soprattutto in quei bambini timorosi del contagio di fronte a compagni che non rispettano le regole Covid (distanziamento etc.)”.

A cui si aggiungono: ” Mancanza di esperienze concrete e di utilizzo del gioco come momento formativo: le esperienze laboratoriali e la condivisione del gioco è estremamente limitata a causa delle regole Covid. Pensiamo però che i bambini apprendono maggiormente durante il cooperative learning e il cooperative playing. Problematiche relative alle funzioni esecutive: si evidenziano fragilità rispetto ai ritmi di attenzione e concentrazione sia in classe che nella vita di tutti i giorni. I bambini non riescono a mantenere alti questi livelli a causa dell’intermittenza dei processi di apprendimento. La Dad in questo non aiuta per nulla, tanto meno la didattica ibrida – conclude – Problematiche a livello di sviluppo della motricità fine: i bambini che entrano nella scuola primaria sono fragili dal punto di vista della coordinazione oculo manuale. Faticano a ritagliare, tenere in mano la matita, avere una percezione spaziale del foglio adeguata. Svolgimento dei programmi ministeriali inadeguati: i programmi non vanno avanti e se ciò avviene è solo grazie ad insegnanti che non si fanno sopraffare dalle difficoltà, ma si impegnano ogni giorno nella loro missione. Purtroppo sono pochi e questo, aggiunto alle fatiche “organizzative” imposte da ATS, non aiuta nello sviluppo dell’apprendimento di questi bambini”

Scuole e famiglie, uniti contro la stessa battaglia

I problemi, però, non ci sono solo all’interno degli asili e delle scuole ma anche all’interno delle mura domestiche.

“Le problematiche elencate poco fa, si intendono riferite ai bambini normodotati – aggiunge Maruska D’Agostino – la situazione diventa ancora più critica quando si tratta di bambini con patologie: dislessia, difficoltà di concentrazioni o apprendimento. Ci sono bambini che non hanno la possibilità di essere seguiti a casa quando sono in Dad, per esempio.  Problemi che vanno ad aggiungere il carico al livello di stress delle famiglie che vivono oramai da tempo in un costante clima di incertezza e anche paura dei contagi: magari hanno un figlio guarito dal covid, che torna all’asilo o a scuola, e non si sa quanto questo durerà perché magari dopo qualche giorno, c’è un compagno positivo e tutto ricomincia. Ovviamente, a tutto questo, come se non bastasse, bisogna aggiungerci il problema organizzativo“.

dad scuola generica freeweb

 

Cosa si potrebbe fare, dunque,  per far fronte a queste difficoltà?

“A mio parere si potrebbero rivedere le modalità di isolamento e quarantena in merito alle scuole in modo da tutelare non solo l’aspetto sanitario, ma anche le dimensioni emotivo-relazionali e non in ultimo quella didattica dei nostri bambini – conclude – Si dovrebbero formare i docenti affinché imparino di volta in volta a strutturare dei percorsi di apprendimento efficaci sia per i bambini che sono in Didattica a distanza (DAD) che per coloro che vivono la scuola in presenza (DID), con un occhio di riguardo specialmente ai bambini con bisogni educativi speciali. Si dovrebbero incrementare inoltre servizi a supporto delle famiglie e degli insegnanti che possono entrare in burnout“.

 

5 consigli della pedagogista per le famiglie 

1 – In caso di Dad e Smart working, stabilire insieme ai propri bambini gli spazi e i tempi della giornata. Occorre dedicare uno spazio apposito per Dad e Smart Working, ovvero uno spazio specifico da vivere esclusivamente durante i momenti di “lavoro”. Questo permette di mantenere separati anche fisicamente la dimensione lavorativa e scolastica da quella familiare, per evitare sovraccarichi mentali. Ci dovrà essere tempo per lo studio e il lavoro, un tempo per il gioco, un tempo per i pasti. Si potrebbe per esempio creare una sorta di tabella (timetable) da condividere in famiglia, così che ciascuno possa avere il proprio tempo scandito.

2 – Continuare a prendersi cura di sé nonostante l’incertezza del momento che stiamo vivendo, soprattutto se non si deve uscire di casa per andare in classe e/o al lavoro. Occorre continuare a mettere in pratica le buone abitudini che anche prima mettevamo in atto: alziamoci presto la mattina, prepariamoci, vestiamoci con dei vestiti allegri e prepariamoci esattamente come se uscissimo di casa. Queste piccole strategie aiutano ad affrontare le lunghe ore dietro al computer.

3 – Supportare i propri figli negli apprendimenti: non si deve essere necessariamente a scuola per imparare a leggere, scrivere, fare di conto.. I genitori possono dedicarsi a giochi insieme ai propri bambini che possano stimolare la loro attenzione e concentrazione e che possano sviluppare e consolidare le competenze venute a mancare in questo momento che la scuola sta vivendo (lettura di libri, giochi che allenano la memoria e la concentrazione etc…)

4 – Preservare e proteggere il tempo libero. In questa fase, a volte ci si dimentica che esiste anche il tempo libero e che lo possiamo programmare. Possiamo fare tante cose, scegliamo di fare ciò che ci piace davvero e che magari prima non avevamo tempo di fare. Programmiamo anche delle attività da fare tutti insieme in famiglia, visto che tempo e spazio in questo momento lo permettono.

5 – Se vi trovate in difficoltà chiedete aiuto a qualcuno che vi possa aiutare: che sia un parente, un amico o un professionista. Tutti stiamo vivendo questo difficile momento e molti si trovano in situazioni simili alla nostra. Chiedere aiuto non è sinonimo di debolezza, ma di grande forza interiore.

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