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Monza, la Cooperativa La Meridiana tra passato e futuro: parla il Direttore Fulvio Sanvito - MBNews
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Monza, la Cooperativa La Meridiana tra passato e futuro: parla il Direttore Fulvio Sanvito

Tanti i temi affrontati in quest'intervista dalla nuova guida della storica realtà del Terzo settore. Dai cambiamenti gestionali e organizzativi per l'assistenza agli anziani alle opportunità tecnologiche.

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Sono passati solo pochi mesi da quando Fulvio Sanvito è diventato Direttore generale della Cooperativa “La Meridiana”. Essere alla guida di una realtà complessa, nata a Monza nel 1976 come associazione di volontariato per offrire servizi per il benessere degli anziani, oggi è costituita da due cooperative sociali con 95 soci, 94 volontari e 320 fra dipendenti, professionisti e consulenti, non deve essere facile nemmeno per una persona che è un esperto dirigente nell’ambito dell’assistenza anziani e del Terzo Settore.

Per Sanvito, che ha diretto anche gli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco e ha collaborato con Caritas Ambrosiana, il ghiaccio con La Meridiana, che gestisce 9 realtà tra Centri di aggregazione, Centri diurni integrati, alloggi ed appartamenti protetti, il Villaggio Alzheimer Paese Ritrovato, la Rsa San Pietro, Rsd San Pietro e l’Hospice San Pietro, si può dire che ormai sia stato rotto.

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Le idee e le esigenze da affrontare, del resto, non mancano. E sono da sviluppare, almeno in parte, già nel 2022,  anche alla luce del Covid-19. Che, per chi si occupa di assistenza agli anziani tra le sue missioni principali, impone nuove modalità di lavoro e attenzione a dinamiche, quali la stanchezza del personale e i rapporti con le famiglie, che assumono ora una luce piuttosto diversa rispetto al passato recente.

Anche con la nuova gestione, la sostanza dell’operato della Cooperativa La Meridiana, come afferma il Direttore Sanvito nell’intervista ad MBNews, in fondo non cambia. È ancora quella, in fondo, che ha portato otto anni fa alla nascita, il 18 gennaio 2014, della RSD San Pietro, una struttura sanitaria unica in Italia capace di ospitare, in lungodegenza, 60 pazienti con SLA ed in Stato Vegetativo.

Oppure, 21 anni fa, era il 21 gennaio 2001, alla creazione della RSA San Pietro, una struttura residenziale in grado di accogliere 140 anziani. “Non c’è il vecchio e il nuovo in senso stretto – afferma Sanvito – esiste un vecchio che va rivisto attraverso un lavoro che è allo stesso tempo di consolidamento ed innovazione”.

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L’INTERVISTA

Buongiorno Direttore Sanvito. A pochi mesi dalla sua nomina alla guida al vertice della Meridiana, dove ha preso il posto di uno degli storici fondatori della Cooperativa, Roberto Mauri, quali sono le sue prime impressioni?

La Meridiana è una realtà ricca di progettualità che nella sua storia ha dimostrato di saper raccogliere e leggere in anticipo i bisogni di una fascia debole della popolazione, gli anziani in primis, riuscendo a dare risposte adeguate ed evolute anche alle loro famiglie. Una realtà che ha una grande capacità di raccogliere energie, risorse umane ed economiche.

Quali sono, secondo lei, i punti di forza principali della Meridiana e in cosa si differenzia dalle altre realtà del Terzo settore che lei ha diretto nella sua carriera?

Della Meridiana colpisce la scelta di concentrare le attività su Monza città come volontà di vivere la comunità e di condividere le sfide di questo territorio. Inoltre, a differenza di altre realtà in cui ho lavorato in precedenza, c’è una pluralità e un’articolazione dei servizi sicuramente maggiore che, in qualche modo, completa la filiera assistenziale e residenziale dedicata agli anziani, ai disabili e ai pazienti con patologie neurologiche complesse.

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Roberto Mauri

Quali sono gli obiettivi principali che lei e il suo staff vi ponete per il 2022 di Meridiana?

In generale stiamo andando verso la direzione dell’innovazione di alcuni elementi ordinari della nostra organizzazione, anche nell’ottica Covid. C’è, ad esempio, da curare non solo gli ospiti, che hanno necessità diverse anche soltanto rispetto a 5 o 6 anni, ma sempre di più la dimensione familiare.

Più nello specifico, tra aprile e maggio di quest’anno dovrebbe terminare il cantiere di ristrutturazione della sede dell’ex Centro Diurno, che avrà 20 posti letto per anziani e abbiamo intenzione di candidare come Ospedale di Comunità. Inoltre stiamo pensando di strutturare un progetto specifico, che avrà un focus su aspetti di prevenzione e formazione, per la cosiddetta fascia “silver age”, cioè quella degli anziani autosufficienti.

Infine vogliamo riaprire la nostra Area domiciliare in un’ottica che coniughi il modello persona/tecnologia che è stato già fortemente avviato dal progetto Isidora, che consente videochiamate, rilevazione di parametri sanitari e una serie di altri servizi a distanza.

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Quest’anno appena iniziato sarà segnato per la vostra Cooperativa anche da novità organizzative. Cosa bolle in pentola su questo fronte?

Da settembre abbiamo cominciato a rivedere il nostro organigramma. Da questo mese di gennaio è stato anche introdotto un nuovo Direttore sanitario, Maria Cristina Sandrini. L’obiettivo è aumentare la dimensione partecipativa dei referenti delle unità di offerta in modo da riuscire ad accompagnare l’evoluzione veloce dei cambiamenti del nostro settore attraverso una più adeguata preparazione del personale.

Siamo impegnati su una riorganizzazione, anche gestionale, che riguarda più fronti perché, dalla demenza ai pazienti Sla o in stato vegetativo, ogni realtà ha le sue criticità e capire quale tipo di assistenza deve essere erogata è un interrogativo da porsi.

Per una realtà del Terzo settore così articolata, come è La Meridiana, quali insegnamenti sta portando l’esperienza, non ancora terminata, del Covid-19?

Dobbiamo tener conto di nuove modalità di lavoro, che stanno diventando la nuova normalità per dipendenti, familiari e più in generale l’organizzazione della giornata nelle nostre strutture. C’è il tema della stanchezza del personale che è diventato molto più centrale e al quale ci stiamo dedicando con gruppi di sostegno psicologico.

C’è l’auspicio che ci sia un maggior collegamento con le strutture sanitarie e, infine, la questione tecnologica che riguarda non solo le videochiamate, ma anche la gestione informatizzata, nel futuro magari anche verso l’esterno, delle cartelle degli ospiti.

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