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Usura in Brianza, fenomeno sommerso: "Radicata ma in pochi denunciano" - MBNews
Convegno

Usura in Brianza, fenomeno sommerso: “Radicata ma in pochi denunciano”

"Strumenti e strategie di prevenzione e contrasto all'usura", questo il titolo del convegno organizzato dalla Prefettura di Monza e Brianza in collaborazione con la Provincia e l'Associazione Vittime del Dovere. 

Prefetto Giovanna Cagliostro
Prefetto Giovanna Cagliostro

Strumenti e strategie di prevenzione e contrasto all’usura“, questo il titolo del convegno organizzato dalla Prefettura di Monza e Brianza in collaborazione con la Provincia e l’Associazione Vittime del Dovere.
L’iniziativa ha permesso di discutere dei profili criminali e sociali dell’usura, di approfondire la portata del fenomeno nella provincia di Monza e della Brianza, nonché di  presentare i contenuti del nuovo accordo quadro nazionale per la prevenzione e il contrasto del fenomeno dell’usura, siglato dal Ministro dell‟Interno e da ABI lo scorso 16 novembre.

L’USURA IN BRIANZA: POCHE DENUNCE PER PAURA

L’usura è un reato sistemico e colpisce anche i territori ricchi come la Brianza. Un fenomeno complesso perpetrato sia dalla comunità comune che organizzata. Si matura facendo leva ed andando a sfruttare il disagio economico delle famiglie. Questi ultimi due anni di pandemia hanno fornito un terreno fertile. Nell’ultimo triennio nella nostra provincia sono state presentate pochissime denunce (5): questo non significa che il reato nel nostro territorio non esiste, anzi, bensì che le persone non denunciano. Per questo è fondamentale fare prevenzione e fornire tutti i sostegni necessari a tutela” ha spiegato Patrizia Palmisani, Prefetto della Provincia di Monza e della Brianza.

VITTIME E CARNEFICI: I PROFILI 

Il fenomeno dell’usura è a cifra oscura. Presenta diverse sfaccettature perchè ci troviamo in presenza di usurai di quartiere, di operatori finanziari oppure può essere una espressione della criminalità organizzata. Anche le vittime sono variegate: dai padri di famiglia agli imprenditori. Troviamo anche soggetti borderline che trovano beneficio nell’intraprendere rapporti con i criminali perché altrimenti non riuscirebbero a mandare avanti la propria attività. – ha commentato Alessandra Dolci, Coordinatore della direzione distrettuale antimafia (DDA) della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano – Spesso gli usurai vengono definiti benefattori dalle vittime per paura o perchè esponendosi con una denuncia potrebbe figurare quale complice”.

MONZA E BRIANZA: UN MONDO SOMMERSO IMPRESSIONANTE

“L’usura è un reato sottostimato perchè a scarsa denuncia. –  ha aggiunto Claudio Gittardi, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Monza – Sono previste delle pene serissime, fino ai 15 anni se ci sono delle aggravanti. Anche le conseguenze cautelari sono gravi: dai sequestri preventivi alla confisca allargata. E’ evidente però la quota di sommerso è impressionante e le statistiche della Procura di Monza lo confermano. Dal 29 novembre 2016 al 2021, sulla base dei dati del Ministero, ci sono solo 29 procedimenti per usura, 16 con richiesta di archiviazione. Dal 2018 per i procedimenti noti sono 8, 10 nel 2019, 5 nel 2020, 21 nel 2021 quelli iscritti. Dalla mia esperienza le vittime sono come schiavi del fenomeno, entrano in una spirale dalla quale non vedono una via d’uscita sia per paura sia perchè hanno bisogno di quel denaro”.

PREFETTO CAGLIOSTRO: “LE BANCHE DEVONO FARE LA LORO PARTE”

Presente all’incontro il prefetto Giovanna Cagliostro, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura. “Durante la pandemia il racket ha avuto una strada facile. Molti sono caduti nella rete ottenendo dei prestiti, anche senza interessi inizialmente, che poi si sono trasformati in un incubo. Minacce, ricatti: le vittime poi si trovano costrette ad abbandonare le aziende. Si denuncia poco ma, nonostante ciò, molte operazioni sono andate a buon fine grazie al lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. Un plauso a loro ma ma questo ci deve far riflettere. Perchè ci sono così poche richieste di accessi al fondo? Perchè c’è poca fiducia nello Stato e si denuncia poco? Per colpa delle lungaggini burocratici. Noi come Istituzioni dobbiamo rendere “conveniente” il percorso. Proprio lo scorso anno abbiamo attivato, grazie al PON Legalità, un finanziamento di 8milioni di euro per comprimere notevolmente i tempi istruttori. Si spera poi che ci possa presto essere una riforma della magistratura per velocizzare le procedure. In tutto questo però le banche devono fare la loro parte: riamettendo anche i protestati, devono consentire il reinserimento nell’economia legale aiutando non solo le aziende ma anche le famiglie e i singoli che, per i motivi più svariati, si sono trovato in gravi difficoltà. Fondamentale poi il mondo dell’associazionismo che accompagna i soggetti in difficoltà attraverso i loro sportelli di ascolto”.

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