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Riportare i bimbi indiani dalla strada in famiglia, il progetto della Onlus monzese Skychildren - MBNews
Un natale diverso

Riportare i bimbi indiani dalla strada in famiglia, il progetto della Onlus monzese Skychildren

La realtà benefica, nata nel 2011 per volontà di quattro donne, ha nel ricongiungimento una delle sue molteplici attività nella zona di Calcutta. La presidente, Allegra Viganotti, ci racconta l'importanza dell'istruzione e i propositi per il 2022.

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In India ogni otto minuti un bambino viene sottratto alla propria famiglia perché vittima della tratta nell’ambito di un commercio nazionale che lo conduce al lavoro forzato, alla schiavitù domestica e al lavoro sessuale. Almeno 1,5 milioni di ragazze sotto i 18 anni si sposano in India, dove ci sono 10,1 milioni di bambini lavoratori. Sono solo alcuni dei numeri che raccontano dell’infanzia rubata in uno degli Stati più popolosi del mondo.

Numeri che fanno rabbrividire, tanto più a pochi giorni dal Natale, la festa per antonomasia dei bambini, da vivere con gioia soprattutto in famiglia. E proprio con l’obiettivo di far crescere, in un contesto dove la cura e la protezione dovrebbero essere di casa, chi in tenera età ne è stato allontanato, è nato uno dei progetti più recenti di Skychildren, la Onlus monzese che dal 2011 si occupa di aiutare i bambini meno fortunati in alcune delle aree più povere dell’India.

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I BIMBI DI STRADA

“Il progetto ricongiungimento si occupa di soccorrere i bambini trovati in stato di emergenza a Calcutta e grazie alla rete dei nostri referenti su tutto il territorio, in questo caso Cini in particolare, possiamo portare a termine operazioni difficili, complesse e delicate proprio come il ricongiungimento familiare di bambini vulnerabili” spiega in quest’intervista ad MBNews Allegra Viganotti, presidente di Skychildren, di cui è fondatrice insieme a Federica Gironi, Katia Ambrosini e Anna Dossi.

In India la Onlus monzese, il cui nome indica l’intenzione di aiutare bambini che vivono in strada, quindi sotto il cielo, ma che, allo stesso tempo, sono anche delle stelle che riescono a brillare, nonostante tutto, grazie alla loro capacità di rinascita e voglia di riscatto, nei suoi dieci anni di attività è stata protagonista di innumerevoli iniziative di volontariato e beneficenza (qui per donare e dare il proprio contributo).

Basti pensare che Skychildren, come indicato nel report 2020-2021, gestisce, tra le altre cose, 14 scuole-spazi sicuri a disposizione dei bambini, ne ha inseriti a scuola, protetti e nutriti oltre 4mila e ne ha curati circa 1500 nelle cliniche itineranti nei villaggi rurali. Inoltre in India, Allegra, Federica, Katia e Anna, come quattro moschettiere del sociale, hanno messo in piedi la distribuzione di oltre 13mila pasti durante l’emergenza Covid 19 e il lockdown e hanno raggiunto con i servizi della loro Onlus quasi 58mila persone.

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L’INTERVISTA

Allegra, partiamo dall’inizio. Come e perché è nata Skychildren?

Siamo nati nel 2011 sulla scia di un mio viaggio in India di tanti anni fa in cui mi ero resa conto di quanto fosse difficile la realtà dei bambini in quel territorio. Così ho coinvolto le mie amiche d’infanzia, Federica, Katia e Anna in questa Onlus. Inizialmente eravamo una realtà piccola che si occupava della casa rifugio a lungo termine di Keertika  dove ci sono bambine abusate sessualmente e psicologicamente, spesso prive di certificato di nascita e quindi invisibili.

Poi cosa è successo alla vostra Onlus?

Negli anni la nostra realtà è cresciuta e i progetti, grazie ad una rete sempre più fitta di referenti locali, sono aumentati. Il nostro obiettivo è garantire ad ogni bambino indiano il diritto a una vita dignitosa, all’istruzione, alla protezione, alla crescita e allo studio.

Solo attraverso questi strumenti si può pensare di rendere gli adulti di domani autosufficienti ed educare i futuri uomini a trattare le donne con una mentalità differente che non concepisca, come avviene adesso, l’aborto di 600mila feti femmina all’anno in India, dove l’ecografia per conoscere il sesso del nascituro è vietata.

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Sulla vostra attività di volontariato in India, in particolare nella zona di Calcutta, come ha influito il Covid-19?

Io, Federica, Katia e Anna eravamo abituate ad andare in India di persona due volte all’anno. Ora non è possibile, anche se tramite Skype e le altre piattaforme informatiche, siamo in contatto tutti i giorni con i nostri referenti locali. La pandemia, purtroppo, sta incidendo pesantemente sulle zone più povere del Paese.

Le scuole sono praticamente chiuse da 2 anni e questo ha portato ad un aumento dell’abbandono dello studio che sarà difficile recuperare. Inoltre gli abusi sui minori, il lavoro minorile, i matrimoni precoci a Calcutta e nel west Bengala registrano una crescita vicina alle due cifre. Tutto questo ci ha spinto ad impegnarci ancora di più sul campo.

Quali sono i progetti principali legati all’istruzione che Skychildren ha in corso?

Oltre alla casa rifugio per bambine abusate di Keertika, abbiamo il progetto “Scuole per i bambini di strada” che sono centinaia di migliaia solo a Calcutta. Per loro la frequenza autonoma della scuola pubblica è praticamente impossibile. Noi cerchiamo di aiutarli con centri scolastici che sono delle vere e proprie “scuole ponte”, che preparano all’ingresso nelle scuole pubbliche bambini che a 11, 12 anni non sanno né leggere né scrivere.

C’è poi il progetto “Classe a quattro ruote” per i bambini dello slum di Chitpur, a Calcutta, un modo per portare la scuola a “domicilio” con un autobus dove i bambini possono fare lezione insieme a dei professori e degli educatori qualificati.

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E su altri fronti di impegno sempre per l’infanzia?

Ci tengo a citare i progetti “Bambini invisibili nelle stazioni”, il progetto Anirban con le scuole nei villaggi rurali, le Cliniche itineranti che vorremmo ampliare in altri due villaggi rurali fuori Calcutta, il progetto Amader Bar e quello Hamara Ghar, che sono rifugi d’emergenza rispettivamente per bambine e bambini.

Poi il progetto “Bambini dei Quartieri a Luci Rosse”, che sono ben 27 solo a Calcutta in cui operano oltre 100mila prostitute e, infine, le apparecchiature mediche per l’Ospedale di Hope, che si trova nel centro di Calcutta e fornisce cure mediche gratuite alle persone che vivono per strada e negli slum e che non possono permettersi alcuna assistenza sanitaria.

Parlaci, invece, del progetto ricongiungimento dei bambini di strada con le loro famiglie. Di che si tratta?

Quando i bambini sono separati dalle loro famiglie, il primo obiettivo è riunirli il prima possibile. Ma sia per le famiglie che per il nostro team è importante vedere il ricongiungimento come un processo, non come un evento perché bisogna fare in modo che quando i bambini tornano a casa, vi possano restare e possano vivere in una famiglia più consapevole e attenta alle loro esigenze e diritti.

Per questo, dopo la fase del ritrovamento dei bambini, cosa piuttosto difficile e costosa, vengono attuate strategie come il collegamento delle famiglie ai servizi per i bambini, visite regolari e frequenti tra i membri della famiglia e con un membro del nostro team e l’educazione dei genitori, anche attraverso l’intervento di psicologi. Durante il periodo di lockdown 238 bambini sono stati ricongiunti alle loro famiglie con successo.

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Quali sono in sintesi i propositi di Skychildren per il 2022?

In generale vorremmo rafforzare i nostri sforzi un po’ su tutti i progetti perché le esigenze sono tante. In particolare, visto che le scuole continuano ad essere chiuse, vorremmo fornire ai bambini i corretti strumenti per poter seguire le lezioni on line, quali i computer. Ma soprattutto intensificare il supporto psicologico. Per fare tutto questo e molto altro, chiediamo l’aiuto dei donatori.

Quest’anno la vostra Onlus ha compiuto 10 anni. Se dovessi scegliere un’immagine o un ricordo particolare che porti nel cuore?

Una domanda davvero difficile. Se proprio devo scegliere, mi è rimasto impresso un ragazzino di 13 anni, ospite del nostro rifugio d’emergenza, che non parlava e non riusciva ad esprimersi. Facevamo fatica ad aiutarlo, ma poi grazie all’atelier di pittura, che segue i principi del Closlieu di Arno Stern, è riuscito a disegnare liberamente su fogli appesi al muro. Ha rappresentato, con una buona tecnica, una barca sul mare e un viso trasfigurato.

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