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Donne e denaro: quando la violenza è anche economica - MBNews
Economia

Donne e denaro: quando la violenza è anche economica

Dai campanelli d’allarme all’alfabetizzazione finanziaria per una maggiore consapevolezza delle donne

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Nel mese in cui ricorre la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, istituita dalle Nazioni Unite nel 1999, si fa riferimento alle diverse tipologie ma poco si sente della violenza economica. Eppure ci sono donne in carriera che lasciano il lavoro per dedicarsi alla famiglia e si ritrovano dopo anni a dover chiedere i soldi per la spesa al marito. Oppure si leggono storie di donne colte, con un’alta professionalità, che provano vergogna a ricominciare e non osano cercare la propria indipendenza finanziaria temendo di rompere gli equilibri in cui si trovano da troppo tempo.

La violenza economica è subdola. È meno evidente di quella fisica e non se ne ha consapevolezza immediata. “Si nasconde dietro forme di ricatto emotivo e di controllo – spiega Giulia Fidilio, Docente di Finanza Comportamentale, Educatrice finanziaria AIEF, ideatrice del percorso di consapevolezza finanziaria Mind Your Money – e risulta spesso difficile da riconoscere anche da parte di chi lo subisce. È annoverata tra le forme di violenza riportate dall’articolo 3 della Convenzione di Istanbul, un trattato per contrastare la violenza di genere firmato dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa nel 2011. E, anche se non esistono statistiche ufficiali in Italia data la difficoltà nel far emergere il fenomeno, DiRe (Donne in Rete contro la violenza) ha raccolto alcuni dati importanti.

L’associazione, che raccoglie oltre 80 centri antiviolenza in tutta Italia, ha messo in luce che:
-il 79% delle donne che vengono accolte nelle strutture denuncia episodi di violenza psicologica,
-il 61% di violenza fisica e
-il 34% di violenza economica.

Quest’ultima percentuale, più bassa rispetto alle altre, non indica una minore diffusione del fenomeno, ma piuttosto conferma una minore consapevolezza al riguardo. Come la si riconosce? Consiste in condotte volte ad ostacolare l’indipendenza economica di un congiunto per assumere una posizione di controllo, causando un forte senso di soggezione e dipendenza. Una forma sottile di violenza psicologica che ha origine dalla mancata indipendenza finanziaria.

Secondo Fidilio, possono essere rintracciati 6 campanelli d’allarme, quando il partner
-non vuole che la compagna lavori
-sabota sistematicamente il suo lavoro e/o eventuali opportunità di impiego
-controlla le sue spese o le chiede di rendere conto di quanto/come spende
-dispone dei suoi soldi senza chiedere il permesso né rendere conto
-la tiene all’oscuro della situazione economica familiare e ne ha il completo controllo
-la obbliga a firmare documenti per ottenere prestiti/fidejussioni.

Il motivo? Parrebbe lo scarso interesse delle donne verso il denaro e le attività economiche o il gender gap occupazionale e salariale che ancora traccia una differenza sostanziale di stipendio ed entrate rispetto ai partner. Al contrario i dati indagini Consob confermano che le donne si ritengono in grado di gestire il budget familiare, anche se si sentono a disagio quando si tratta di investimenti o di decisioni finanziarie importanti.

Dato ancora più importante, il 60% delle donne (contro il 40% degli uomini) riesce a rispettare il tetto di budget che si è prefissata e si indebitano in media il 10% in meno rispetto agli uomini. Per Giulia Fidilio, che organizza percorsi di consapevolezza finanziaria dedicati a donne e uomini ed è un’esperta di finanza comportamentale, ci almeno 3 buoni motivi perché le donne devono prendersi cura delle proprie finanze:

-sono assolutamente in grado di farlo
-generalmente tendono a sottostimarsi e ad esercitare una maggiore cautela, in un ambito (quello finanziario) nel quale non si -ritengono esperte
-statistiche recenti rivelano che le donne sono oggi più interessate ad imparare la materia (circa il 50% delle donne contro il 40% degli uomini).

Esistono soluzioni possibili? Secondo Giulia sì e i tempi sono maturi, soprattutto dopo il vissuto di molte donne professioniste degli ultimi due anni. Donne professioniste che hanno dovuto dimettersi per stare con i figli e oggi faticano a ricollocarsi. Lo strumento più valido per combattere e arginare questo fenomeno è la prevenzione. Questo significa che è necessaria una maggiore alfabetizzazione finanziaria, attraverso percorsi di educazione finanziaria ad hoc e campagne di sensibilizzazione a partire dalle scuole. Donne più consapevoli finanziariamente possono affrontare meglio le sfide quotidiane legate alle proprie scelte finanziarie; essere più pronte a riconoscere e gestire eventuali situazioni di violenza economica

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