Lettera al direttore

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Lettera. Grave incidente, centauro: “Grazie a chi mi ha soccorso, ma la SS36 è troppo pericolosa!”

Alberto Cereda, in questa breve ma toccante lettera, ci racconta degli attimi vissuti l'11 ottobre scorso, il tragico giorno in cui ha avuto l'incidente in moto

incidente monza copertina

L’11 ottobre scorso, davamo notizia sul nostro giornale online, di un brutto incidente stradale che ha visto coinvolti due motociclisti, entrambi caduti nel tratto di strada che precede il tunnel della SS36 (Valassina) in direzione Lecco.

Oggi, torniamo a parlare di quell’incidente perché, Alberto Cereda, uno dei due centauri coinvolti nel sinistro ha scritto alla nostra redazione. Una lettera che vuole andare oltre il mero fatto di cronaca, seppur molto grave, ma porre l’accento su un elemento che, spesso, viene lasciato sullo sfondo: l’aspetto umanitario e di responsabilità civile e politica.

La vittima, infatti, all’epoca dei fatti, è stata segnalata come codice verde, come se non fosse per nulla grave, ma solo perché, il motociclista era già stato soccorso sul posto da un medico e da un automobilista che si sono fermati ad aiutarlo.

“A seguito dell’incidente sono stato portato al Trauma Center di Niguarda e sono ancora allettato in attesa dell’intervento – ci scrive – gli ortopedici hanno fatto un bel collage di tutte le mie ossa fratturate. E, anche se sembra più una zampa che un piede, tutto è ancora al suo posto. Non tutti i miei sventurati compagni di reparto sono così fortunati”.

Nella sua lettera, Alberto Cereda, ci tiene a fare due considerazioni, importanti.

“La SS36 è una delle strade più pericolose d’Italia con una media di 8 incidenti ogni mille metri. E’ la strada più trafficata del Nord Italia e vanta l’epiteto di “strada più pericolosa di Italia” – leggiamo –  Tutto ciò ha importanti ripercussioni logistiche infrastrutturali per le chilometriche code e l’alta incidentalità impatta inevitabilmente sulle risorse sanitarie dei presidi ospedalieri limitrofi.  Le forze politiche dovrebbero darsi come priorità un miglioramento logistico di queste strade anziché vaneggiare su faraonici e pindarici ponti di collegamento tra isole e continente. Parafrasando lo slogan politico “prima gli Italiani” direi che “prima di tutto la SS36” con celeri programmi di sicurezza, manutenzione e decongestione del traffico”.

Toccante poi il racconto di quegli attimi: “Quando sull’asfalto ruvido il battito delle lancette si ferma e il pendolo della sorte oscilla tra la vita e la morte, il tempo si può solo misurare con i battiti del cuore di chi ti soccorre – continua Alberto Cereda che, con queste sue parole, vuole anche ringraziare pubblicamente chi, quel giorno, gli è stato accanto – In quei frangenti drammatici, ho avuto la fortuna di essere soccorso da persone eccezionali. Un ortopedico dell’ospedale Bassini (mi piacerebbe conoscerne il nome per ringraziarlo, lui e tutti gli altri) è sceso immediatamente dalla sua autovettura per immobilizzarmi l’arto fratturato; il Signor  Melchiorre Giovanni mi ha tenuto la mano durante tutte le manovre di soccorso, un gesto d’amore indescrivibile. Ringrazio poi il giovane papà che ha sacrificato gli innocenti cuscini colorati delle figlie che, macchiati del mio sangue, hanno reso più confortevoli le manovre di soccorso.  Ringrazio tutti quelli che non sono riuscito a incrociare con gli occhi impauriti ma di cui percepivo l’amorevole presenza. Penso che la cronaca stradale debba descrive anche le dinamiche umane e valorizzare l’altissimo esempio civile di questi eroi”.

Buona guarigione e grazie per averci scritto.