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Pedemontana e Olimpiadi: grandi opere a guadagno zero - MBNews
Ambiente

Pedemontana e Olimpiadi: grandi opere a guadagno zero

Due grandi opere troppo costose per il risultato che promettono di ottenere. Se ne parla domenica 24 ottobre a Meda con Silvio La Corte, autore de "La Bolla Olimpica" e le associazioni contro Pedemontana.

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“Da almeno 60 anni le Olimpiadi non sono più un affare economico per le nazioni ospitanti”. È la tesi de “La Bolla Olimpica” di Silvio La Corte (edizioni Mimesis), che l’autore presenterà domenica 24 ottobre nel corso dell’assemblea pubblica “Pedemontana e Olimpiadi 2026: dietro grandi progetti solo profitti e devastazione”, che si terrà a Meda, in via Icmesa, a partire dalle ore 15.oo.

Pedemontana e Olimpiadi: qual è il collegamento?

“Partecipare alle Olimpiadi significa un’enorme perdita economica pubblica, anche tenendo conto degli aspetti secondari – spiega La Corte -. Perché si fanno? Ci sono gruppi fortemente interessati. Nel nostro caso, quello di Milano-Cortina 2026, l’obiettivo è quello di costruire una decina di autostrade in Pianura Padana: non solo la Pedemontana lombarda, ma anche quella veneta, e poi Broni-Mortara, la Vigevano-Malpensa, la Cispadana, la Cremona-Mantova… tutte opere che sono diventate indispensabili in relazione alle Olimpiadi”.

“Pedemontana non è tra le opere finanziate direttamente con risorse previste per Milano Cortina 2026 – precisa Davide Biggi di NoPedemontana -, tuttavia l’accostamento Pedemontana/Olimpiadi è costantemente rilanciato nel discorso pubblico a vari livelli, per esempio sia il ministro Cingolani che il presidente di Apl assicurano che l’autostrada sarà pronta per il 2026, proprio in tempo per le Olimpiadi. Queste affermazioni non sono solo un dettaglio e non indicano una coincidenza temporale, al contrario – spiega Biggi – è un modus operandi istituzionale ormai consolidato. Si utilizza un evento straordinario, ovviamente imprescindibile e ricco di presunte opportunità, e lo si trasforma in un brand per spingere opere impaludate per ottenere consenso e finanziamento pubblico. La stessa operazione era stata tentata, senza successo, con Expo2015, un altro evento entro il quale Pedemontana sarebbe stata sicuramente completata. In quel caso c’erano molte parole ma niente soldi, questa volta invece, grazie all’intermediazione del ministro Cingolani e al silenzio di tutte le forze politiche che governano a Roma e in Lombardia, il partito trasversale dell’asfalto ha spillato i soldi pubblici di Bei e Cdp. Solo la mobilitazione dei cittadini può impedire lo scempio del territorio”.

Olimpiadi: una grande opera, non un grande affare

“La Bolla Olimpica”, spiega La Corte, è un libro collettivo, scritto da oltre una ventina di persone e con il contributo di numerose associazioni che hanno autorizzato la pubblicazione di documenti in loro possesso. “Ricerche dell’università di Oxford dimostrano che gli eventi olimpici splafonano enormemente il preventivo – sottolinea La Corte -. Torino 2006, che alla fine ha sforato i 20 miliardi di euro, è costata sette volte più del previsto… e Atene 2004 è stata un crimine internazionale: le Olimpiadi hanno contribuito alla crisi che poi ha colpito la Grecia”.

Un’affermazione sostenuta anche dalle associazioni promotrici dell’iniziativa del 24, NoPedemontana, Opposizione Studentesca Alternativa, Collettivo Curievolution e Cambiare Rotta: “Dal sindaco di Milano ai ministri di questo governo e dei precedenti , da destra a sinistra , si parla con toni entusiastici delle Olimpiadi 2026 Milano Cortina: una grande occasione per il Paese, ci dicono. Tradotto: una vera e propria ondata di cementificazione e devastazione dei territori che lasceranno ambiente compromesso, dissesto del territorio, strutture costate milioni di euro poi abbandonate, come è accaduto per le Olimpiadi di Torino 2006 – dicono i portavoce delle associazioni -. Come per Expo2015, le Olimpiadi 2026 diventano un brand, un ombrello sotto il quale giustificare interventi devastanti nei territori. Nuovi interventi che sconvolgeranno quartieri di Milano e territori tra Lombardia e Veneto. Ma anche vecchie opere ferme da tempo trovano nelle Olimpiadi 2026 nuovi argomenti propagandistici con i quali forzare i tempi, ottenere finanziamenti pubblici, farli digerire all’opinione pubblica come indispensabili per il rilancio dell’economia grazie questa imperdibile occasione. Tra queste vi è sicuramente la Pedemontana, opera soltanto poco tempo fa sull’orlo del fallimento e improvvisamente, grazie all’intercessione del governo, e in particolare del ministero della Transizione “ecologica” ha magicamente ottenuto cospicui finanziamenti da Banca Europea di Investimento e Cassa depositi e prestiti, ovvero finanziamenti pubblici senza i quali quest’opera non si realizzerebbe mai. Che cosa comporta per il nostro territorio ormai è risaputo: ancora consumo di suolo, rischio diossina, insistenza su una mobilità insostenibile e peggioramento del traffico locale. Con le tante autostrade realizzate e in progetto, con l’alta velocità, il territorio lombardo sta per essere rinchiuso in una gabbia di infrastrutture, una gabbia logistica che distrugge ambiente, minaccia la salute, stravolge quartieri, soffoca economie locali”.

“Non sono contro lo sport: ho messo la tuta a 15 anni e non l’ho più tolta – sottolinea La Corte, che è anche un ex insegnante di educazione fisica – ma le Olimpiadi sono solo business. Se quei soldi fossero spesi per la pratica sportiva sarebbero molto più utili. E non si parli di posti di lavoro: Pedemontana ha chiuso 1779 aziende, significa aver tolto il lavoro ad almeno 2000 persone. Per non parlare dei campi che attraversa, devastandoli”.

Il modello alternativo: non sviluppo, ma progresso

Se “La Bolla Olimpica” è, per stessa ammissione del suo autore, “un pugno nello stomaco”, non si limita però a puntare il dito contro un modello sbagliato: ne propone anche uno alternativo. “La dorsale appenninica, da Bobbio fino a Reggio Calabria e poi ancora più giù, fino in Sicilia, è una via crucis di terremoti. Bisogna tutelare e valorizzare il territorio: non solo una grande opera, dunque, ma una grande opera smisurata, che darebbe lavoro a categorie diverse, e sarebbe un vero investimento. Per esempio, mettiamo che una chiesa antica venga restaurata e messa in sicurezza: attirerebbe turisti e creerebbe posti di lavoro, basti pensare a una guida turistica, a uno stampatore che ne faccia un libro, al ristoratore che abbia il locale lì vicino…” La Corte, insomma, non è contrario alle grandi opere: purché siano pensate in un’ottica di progresso. “Con le Olimpiadi Pedemontana è diventata indispensabile, quando in realtà è indispensabile rinnovare la Milano-Tirano – incalza -. Rinnovare le linee ferroviarie sarebbe una grande opera… e darebbe lavoro! Tante persone vanno al lavoro in treno, ma per chi vive intorno a Milano quella non è vita: la prima cosa che dovrebbe fare uno stato democratico, invece, è fare in modo che le persone vadano al lavoro non su un carro bestiame, ma dignitosamente“.
In contemporanea con l’iniziativa di via Icmesa dovrebbe svolgersi un collegamento con la manifestazione a Cortina di tutte le associazioni che osteggiano le Olimpiadi per le stesse motivazioni esposte da La Corte.