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Campioni italiani di paracadutismo, in squadra anche il monzese Massimo Panzeri - MBNews
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Campioni italiani di paracadutismo, in squadra anche il monzese Massimo Panzeri

Abbiamo intervistato in esclusiva il neo-campione del campionato italiano di paracadutismo RW4 Rookie Massimo Panzeri: nellarticolo tutte le sue parole.

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Che nel mondo ci siano centinaia e centinaia di sport è cosa risaputa da chiunque. Ce ne sono di ogni tipo, che essi siano quelli più famosi, come il calcio, il volley o il tennis; oppure quelli meno conosciuti, o praticati – soprattutto in Italia -, come il polo, il cricket, o il curling.

Ci sono, poi, quegli sport che sono sì conosciuti ma che in pochi ‘hanno il coraggio’ di praticare. Ecco, ‘avere il coraggio‘: questo può essere il succo con cui si può riassumere la disciplina del paracadutismo. Sport estremo che è anche sfruttato nelle operazioni militari – se ne fece gran uso nella 1° guerra mondiale – oltre che per divertimento e competizione. Di fatto, però, il paracadutismo è uno di quegli sport che tutti hanno pensato, almeno una volta nella vita, che sarebbe bellissimo provare. Da lì poi tra la paura dell’altezza e il classico: “chi me lo fa fare?” pochissimi vanno fino in fondo.

Abbiamo pertanto deciso di indagare di più su chi fa del paracadutismo la propria passione e ha partecipato a eventi competitivi di questa disciplina sportiva. Un esempio lampante di questi atleti, facente parte del territorio brianzolo, è Massimo Panzeri, 52enne residente a Monza, CEO di Atala spa – uno dei marchi più importanti di produzioni di biciclette, ma soprattutto leader nella produzione di e-bike in Italia -, fresco Campione Italiano di paracadutismo rw4 rookie con la sua squadra.

Cosa rappresenta per lei il paracadutismo e come si è avvicinato a questo sport?

Ho iniziato paracadutismo da molto giovane, a 17 anni: ero attratto dall’idea del salto in cielo, nel vuoto. Mi sono avvicinato più che altro, all’inizio, al paracadutismo militare, ma poi sono passato a quello moderno, così, per scopo di divertimento, ma anche sportivo. Ho poi smesso a 24 anni. Ecco quei circa 7 anni posso definirli come la prima fase della mia esperienza con il paracadutismo; la seconda è avvenuta una ventina d’anni dopo: un mio amico ha insistito e mi ha convinto a ricominciare a praticare questa disciplina. Avevo circa 45 anni, e ora ne ho 52. Confesso che, quando sono ritornato a ‘saltare’ non sapevo nemmeno cosa fare, come comportarmi, mi ero dimenticato quasi tutto: i primi salti erano imbarazzanti, mentre oggi, centinaia di lanci dopo, è tutta un’altra musica”.

Lo consiglierebbe?

Sì forse lo farei, seppur oggettivamente non sia semplice, d’altronde è unico nel suo genere, ed è adatto a chi vuole provare un’esperienza sportiva diversa da tutte le altre. È uno di quegli sport che non si può prendere assolutamente sottogamba. Diciamo che è l’opposto del biliardo, senza offesa. Come in ogni sport, è tutta una questione di impegno, ma il limite d’età, se hai coraggio e volontà, praticamente non esiste. Ho un amico che fa il paracadutista e ha 80 anni”.

Nel corso della sua carriera c’è stato un ‘salto’ che le è piaciuto più di altri?

“Di esperienze da paracadutista, in tutti questi anni, ne ho avute molte, poi il bello di fare questo sport è la sensazione di libertà e rilassatezza che ti infonde. Sono saltato dalle dune del deserto della Namibia, ma anche da elicotteri sulle alpi svizzere. Sono stati luoghi magnifici per me. Non è però solo questione di luoghi, ma anche di momenti: è altrettanto bello lanciarsi insieme a tanti altri paracadutisti, che siano 8 o 10: lì ti si pone la sfida di mantenere la formazione, che è difficile tanto quanto emozionante. Il paracadutismo non è solo cadere, come magari qualcuno pensa, ma è volare, a una velocità di 250 km/h”.

In merito al campionato italiano di paracadutismo che ha vinto, in cosa consiste di preciso?

“Parto con il dire che esistono, ovviamente, più specialità all’interno di questa disciplina: si passa dal Freefly, cioè un volo a testa in giù, all’uso delle tute alari, probabilmente quella più spettacolare, fino ad arrivare all’RW4 – categoria rookie, nello specifico -, quella con cui ho partecipato: si parte da un’altezza di 3300 mslm e si finisce a una di 1400: ciò che si deve fare è rappresentare delle figure insieme al proprio team in un tempo limite di 35 secondi: chi fa più figure – selezionate da una giuria riguardo a ogni manche riguardanti lettere di alfabeto, ogni manche aveva 3 figure, – vince. Il tutto su un totale di 8 manche distribuite nell’arco di 3 giorni – 24-26 settembre 2021 -. In merito alle manche, bisogna stare molto attenti, poiché anche un solo errore compromette il risultato: nel nostro team, il più giovane è stato campione mondiale di atterraggio in velocità, quindi era anche quello più esperto, che ci ha dato una grossa mano a portare a casa la vittoria. La stessa che definirei divertente in sé, oltre alla competizione: in totale eravamo più di 100 paracadutisti, italiani ed esteri. Personalmente ho vissuto tutta questa esperienza come se fosse un gioco”.

Si aspettava questo risultato all’inizio del campionato?

“No, di sicuro ci eravamo preparati per essere competitivi. C’erano anche altre squadre forti, e questo lo si vedeva già nella fase di riscaldamento. La stessa che a noi non è andata benissimo: abbiamo raggiunto risultati più bassi di altri. In gara è fortunatamente andato tutto diversamente”.

Ha partecipato ad altre competizioni prima di questa?

“In realtà questa è stata la mia prima competizione assoluta, in passato mi sono limitato a lanciarmi per puro divertimento e per provare quelle emozioni che solo questo sport può dare”.

Obiettivi futuri?

“Certamente uno dei miei sogni è quello di fare salti nei posti più belli del mondo, come peraltro ne ho già fatti, ma ne mancano altri: che siano le Piramidi, il Burj al-Arab a Dubai -, tradotto in italiano come ‘torre degli arabi’, è il grattacielo dalla caratteristica forma a vela, simbolo della città nel mondo, ospitante l’albergo più lussuoso di Dubai -, o in Sudafrica a fare un lancio sull’oceano: potrei dire che vorrei ‘girare il mondo saltando'”.

Vorrei ringraziare innanzitutto Mario Fattoruso, il mio compagno di squadra che prima avevo citato, campione mondiale di velocità, una persona che ha plasmato la squadra con un metodo di lavoro professionale: è riuscito a trasformare 3 normali paracadutisti in una squadra tecnica. Infine, vorrei, anzi, vorremmo, dedicare la vittoria a Pescegatto e Carlo, amici scomparsi lo scorso anno.