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Brianza, narcotraffico e denaro sporco alle imprese: la ‘ndrangheta avanza

La relazione semestrale pubblicata dalla Direzione Investigativa Antimafia, attesta la crescita e il consolidamento sul territorio lombardo della rete delle criminalità organizzate.

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La relazione semestrale pubblicata dalla Direzione Investigativa Antimafia, attesta la crescita e il consolidamento sul territorio lombardo della rete delle criminalità organizzate. Un’ombra che riveste non solo il traffico di stupefacenti e quello dei rifiuti, ma che oggi mette a rischio anche le imprese che versano in gravi difficoltà finanziarie. L’attenzione delle Forze dell’Ordine è infatti cresciuta, in conseguenza della crisi sanitaria, divenuta poi anche economica.

Il radicamento della ‘ndrangheta

Negli ultimi anni, in Lombardia, si è assistito al radicamento della malavita calabrese, attraverso la costituzione delle tipiche formazioni di ‘ndrangheta, a partire da quella di coordinamento della camera di controllo, denominata appunto la Lombardia, che è sovraordinata ai locali presenti nella regione e in collegamento con la casa madre reggina.

Nel dettaglio, risulterebbero operativi 25 locali di ‘ndrangheta nelle province di Milano (locali di Milano, Bollate, Bresso, Cormano, Corsico, Pioltello, Rho, Solaro e Legnano), Como (locali di Erba, Canzo-Asso, Mariano Comense, Appiano Gentile, Senna Comasco, Fino Mornasco – Cermenate), Monza-Brianza (locali di Monza, Desio, Seregno, Lentate sul Seveso, Limbiate), Lecco (locali di Lecco e Calolziocorte), Brescia (locale di Lumezzane), Pavia (locali di Pavia e Voghera) e Varese (Lonate Pozzolo). Si tratta ovviamente di uno schema solo indicativo che non si ritiene esaustivo in termini di mappatura criminale calabrese nel territorio lombardo.

L’analisi complessiva degli esiti giudiziari e investigativi permette di individuare in termini generali 5 aree sub regionali, ciascuna connotata da differenti manifestazioni macro criminali. Una prima porzione territoriale interessa la città metropolitana di Milano, nonché le province di Monza- Brianza e Como e sarebbe caratterizzata dalla presenza di diverse forme di criminalità organizzata nazionale e straniera quest’ultima principalmente dedita ai traffici di stupefacenti, ai reati predatori, all’immigrazione clandestina e alla tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e della manodopera.

Il traffico di stupefacenti

Sul territorio lombardo è ormai più che consolidata la presenza di organizzazioni allogene in particolare albanesi che risultano ben strutturate e attive nell’importazione e nella successiva vendita all’ingrosso di droghe. Analogamente si evidenzia l’operatività di gruppi maghrebini nell’intero ciclo dell’importazione e dello spaccio di stupefacenti. Le organizzazioni sud-americane utilizzano inoltre gli scali lombardi per l’importazione di cocaina.

Nel periodo emergenziale dovendo soddisfare la domanda della clientela fidelizzata ma impossibilitata a muoversi sul territorio, i pusher di piazza avrebbero rimodulato le proprie tecniche di spaccio al dettaglio. La pratica del “darknet market”, già attuata nel recente passato in Lombardia per la commercializzazione clandestina di droghe da laboratorio come le cosiddette NSP (Nuove Sostanze Psicoattive, in forte espansione), è stata da ultimo documentata dalla Guardia di finanza e dall’Agenzia delle Dogane e Monopoli presso l’Aeroporto di Linate con l’operazione “Sballo postale” i cui risultati sono stati resi pubblici il 27 novembre 2020.

Nel periodo post lockdown, ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti precedentemente stoccati ma rimasti invenduti sono stati poi reimmessi nel mercato illegale. Nonostante il calo generalizzato, la domanda di marijuana si è mantenuta su livelli elevati anche durante la seconda fase di emergenza pandemica. Lo dimostrano i numerosi arresti operati in flagranza di reato nelle province di Varese, Monza-Brianza e Milano in cui sono stati sequestrati complessivamente kg. 480 di tale sostanza.

Reinvestimento in patrimoni illeciti

Dall’enorme flusso di denaro proveniente dalla compravendita di stupefacenti deriva il reinvestimento in patrimoni illeciti. Lo testimonia ad esempio la confisca di beni mobili ed immobili, per un valore di oltre 1 milione di euro, che la Sezione Operativa DIA di Bologna il 4 dicembre 2020 su proposta del Direttore della DIA ha eseguito a carico di un narcotrafficante residente in provincia di Bergamo e domiciliato in Monza-Brianza.

Condannato dal Tribunale di Bologna a 16 anni di reclusione nell’ambito dell’operazione “Double Game”, l’uomo era referente di un gruppo di narcotrafficanti che nel 2014 aveva importato dal Marocco oltre 3 tonnellate di hashish con imbarcazioni appositamente modificate.

Smaltimento illecito di rifiuti

Per ciò che concerne invece lo smaltimento illegale dei rifiuti provenienti anche da altre regioni, si continuano a registrare violazioni nelle fasi del trasporto e dello stoccaggio mediante l’utilizzo di false certificazioni. È del 20 ottobre 2020, la conclusione di un’altra vasta operazione dei Carabinieri che hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 16 soggetti dei quali 14 residenti in Lombardia indiziati, a vario titolo, di attività organizzata per il traffico di rifiuti e realizzazione di discariche abusive a Milano, Pregnana Milanese (MI), Lissone (MB), Origgio (VA), Lurate Caccivio (CO), Romentino (NO), nella frazione San Massimo di Verona, a Castellazzo Bormida (AL) e Mossa (GO).

L’inchiesta ha svelato l’esistenza di un’articolata rete criminale costituita da numerosi soggetti fra i quali figura un uomo già condannato per associazione mafiosa. Quest’ultimo assieme ad altri indagati sprovvisti di autorizzazioni aveva elaborato un vasto piano per lo smaltimento abusivo di circa 24 mila tonnellate di rifiuti speciali provenienti da varie regioni del Nord Italia quindi stoccati e abbandonati in capannoni industriali dismessi e in numerose discariche abusive che sono state sequestrate in varie province del Nord Italia.

L’ombra sulle imprese in difficoltà

Infine, delle difficoltà finanziarie delle imprese, conseguenti alla crisi sanitaria e alle relative rigide misure di contenimento, potrebbero approfittare, ancora una volta, le organizzazioni malavitose, peraltro sempre più orientate verso una sorta di metamorfosi evolutiva, volta a ridurre le strategie cruente per concentrarsi progressivamente sulla silente infiltrazione del sistema imprenditoriale.

I sodalizi mafiosi infatti potrebbero utilizzare le ingenti risorse liquide illecitamente acquisite per “aiutare” privati e aziende in difficoltà al fine di rilevare o asservire le imprese in crisi finanziaria. Tale strategia mafiosa si rivelerebbe utile anche per il riciclaggio e per l’infiltrazione nei pubblici appalti.

In un momento storico fortemente contrassegnato dai pesanti effetti della pandemia da Covid-19, l’osservazione investigativa e l’analisi preventiva mirano sempre più, anche sul territorio lombardo, al contrasto delle infiltrazioni dei sodalizi nell’economia legale.

 

Foto di repertorio MBNews