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Lissone, morto poco dopo il vaccino: arriva l'autopsia. "Nessuna correlazione" - MBNews
Attualità

Lissone, morto poco dopo il vaccino: arriva l’autopsia. “Nessuna correlazione”

Il fratello: "Portato via da qualcosa di molto simile a quanto capitò al calciatore Eriksen durante la partita della nazionale danese agli Europei"

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Sono arrivati gli esiti dell’autopsia fatta sul corpo di Giorgio Paganelli, il 52enne originario di Lissone scomparso improvvisamente a distanza di poche ore dalla somministrazione della prima dose di vaccino. Il fratello, Luigi Paganelli, noto avvocato di Monza, visto che il parente non presentava patologie pregresse, aveva deciso di sporgere denuncia contro ignoti con l’obiettivo di fare chiarezza sulla morte, soprattutto per capire se ci fosse o meno correlazione tra la somministrazione del vaccino e il malessere avuto dall’uomo.

Giorgio Paganelli, l’autopsia: “Colto da un malore come quello del calciatore Eriksen”

“Avevo promesso notizie sull’autopsia di mio fratello, una volta avuti gli esiti. Eccoci: si conferma il decesso per crisi cardiaca di natura “elettrica”: una grave aritmia improvvisa e rapida, senza tracce negli organi della vittima. Non risultano segni di infarto, embolia, coaguli, trombi o altro né alcuna traccia di qualcosa che sia riconducibile al vaccino” scrive Luigi Paganelli sul suo profilo Facebook.

IL FRATELLO: “LO RICORDEREMO PER L’ENORME VUOTO LASCIATO”

In termini medici, quindi, non si può affermare che la crisi sia stata determinata da quello: aggiungo io che, allo stato delle conoscenze mediche, non si può nemmeno escluderlo. Di fatto, se questa vicenda epidemica può assomigliare in qualcosa ad una guerra, allora magari tra qualche anno si scoprirà che Giorgio é stato un “caduto sul campo”. Oggi, però, egli va annoverato tra le vittime di fatalità coincidenti ma non connesse al vaccino: portato via da qualcosa di molto simile a quanto capitò al calciatore Eriksen durante la partita della nazionale danese agli Europei. Con questa informativa pubblica (promessa nel momento di massima criticità e quindi “dovuta”) smetteremo di parlare di Giorgio per motivi di cronaca e lo ricordemo tutti per l’enorme vuoto, che la sua dipartita ha aperto in chi lo amava ed apprezzava. Arrivederci, fratello mio…”.