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Olimpiadi di Tokyo, Filippo Tortu si riscatta con la staffetta 4x100 metri e vola in finale!

Olimpiadi di Tokyo, Filippo Tortu si riscatta con la staffetta 4×100 metri e vola in finale!

5 Agosto 2021

E ora possiamo dirlo davvero con certezza. Nell’atletica leggera, per la velocità italiana alle Olimpiadi di Tokyo, è proprio Carnevale. Non che sia tutto uno scherzo, anzi. Ma perché, proprio come nella antichissima tradizione di quel periodo dell’anno in cui ci si maschera e c’è un sovvertimento dell’ordine e dei ruoli sociali costituiti, secondo la locuzione latina “semel in anno licet insanire” (una volta all’anno è lecito impazzire, Ndr), in Giappone l’Italia sta cambiando la geografia di chi può considerarsi padrone della specialità regina dei Giochi a cinque cerchi.

Ecco, allora, che, dopo la straordinaria vittoria di Marcell Jacobs nei 100 metri, con tanto di record italiano ed europeo a 9.80, arriva anche la qualificazione per la finale nella staffetta 4×100 metri. Un evento che non accadeva per il nostro Paese dalle Olimpiadi di Sydney nel 2000 quando l’impresa riuscì a Scuderi, Cavallaro, Checcucci e Colombo. Questa volta l’obiettivo è stato centrato anche dallo sprinter brianzolo Filippo Tortu, posizionato in quarta frazione, che ha gareggiato insieme a Lorenzo Patta, lo stesso Jacobs e Fausto Desalu.

“Sapevamo che potevamo giocarci la finale ed eravamo qui per questo – ha dichiarato Tortu – ora dobbiamo recuperare perché con questo caldo sembra che abbiamo fatto un 400 a testa. Domani, 6 agosto, siamo tra i migliori per giocarcela. Correre in staffetta con un campione olimpico è solo uno stimolo in più, però poi le sensazioni della gara ti danno più fiducia“.

LA GARA

L’approdo in finale degli azzurri è un risultato a questo punto forse atteso da molti, ma tutt’altro che scontato. Basti pensare che gli Stati Uniti, tra i favoriti d’obbligo alla vigilia, sono arrivati soltanto sesti, quindi eliminati, proprio nella batteria in cui correva anche l’Italia. Gli azzurri hanno dovuto abbassare il record italiano della staffetta per garantirsi alle Olimpiadi di Tokyo un posto tra i migliori otto e, magari, il sogno di una medaglia. Il quartetto Patta-Jacobs-Desalu-Tortu ha chiuso la 4×100 in 37.95, demolendo, infatti, il precedente primato nazionale di 38.11, realizzato ai Mondiali di Doha nel 2019.

Perfetta la prova dei nostri quattro portacolori. Che hanno condotto una gara regolare, con cambi senza errori tra una frazione e l’altra. E, così, alla fine è arrivato quel terzo posto in batteria, dietro Cina e Canada, entrambe al traguardo in 37.92, che garantiva l’accesso diretto alla finale. Dove gli azzurri, forti del quarto tempo di qualificazione, affronteranno anche la Giamaica (37.82), Gran Bretagna (38.02), Giappone (38.16) e le ripescate Germania (38.06) e Ghana (38.08).

LA FINALE

Quando Patta, Jacons, Desalu e Tortu scenderanno di nuovo in pista allo Stadio Olimpico di Tokyo, venerdì 6 agosto alle 15.50 ora italiana, il sogno di vincere un’altra medaglia per l’Italia nella velocità dell’atletica leggera non sarà irraggiungibile. D’altro canto nella storia delle Olimpiadi il nostro Paese è già salita sul podio nella staffetta 4×100. E’ successo con i bronzi di Los Angeles 1932 e Londra 1948 e con l’argento di Berlino 1936. Sono ricordi ormai sbiaditi nel tempo.

Nel rinfrescarli ora a Tokyo, dove il caldo umido la fa da padrone, chissà che non possa scapparci addirittura un inedito oro per gli azzurri. In fondo nel nostro quartetto abbiamo l’uomo copertina del momento, quel Marcell Jacobs che, nonostante l’invidia degli americani, capaci addirittura di diffondere sospetti di doping nemmeno tanto velati, quanto infondati, è stato il primo a scattare nell’era post Usain Bolt. E avrà anche l’onore di essere portabandiera dell’Italia nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Tokyo.

Potrà dire la sua anche il nostro Filippo Tortu. Il 23enne velocista cresciuto a Costa Lambro, una frazione di Carate Brianza e formatosi sulle piste di Besana Brianza e Giussano, a Tokyo sembra aver ritrovato uno stato di forma accettabile. Lo ha dimostrato con il 10.10 corso nella batteria dei 100 metri, suo personale stagionale. Nella semifinale della staffetta, poi, nell’ultima frazione ha tenuto degnamente testa a Cina e Canada.

Toccherà sempre a Filippo, che con il suo 9.99 nel 2018 a Madrid è stato il primo italiano della storia sotto i 10 secondi nella gara più veloce dell’atletica leggera, l’onore e l’onere di chiudere per l’Italia la finale della staffetta 4×100 metri. Il quartetto azzurro è a trazione lombarda, ma con un mix di integrazione razziale che lo rende anche estremamente attuale in una società sempre più multietnica.

Se, infatti, Lorenzo Piatta, il più giovane dei quattro moschettieri con i suoi 21 anni, è sardo ed è stato l’ultimo ad emergere ad alti livelli con il 10.13 corso quest’anno al meeting di Savona, i suoi tre compagni d’avventura sono tutti e tre originari della nostra Regione. Detto di Tortu, tesserato per le Fiamme Gialle, ex studente del Collegio Villoresi San Giuseppe di Monza e iscritto alla facoltà di “Economia e commercio” all’Università Luiss di Roma, infatti, Jacobs è nato ad El Paso, in Texas, ma sin da piccolissimo è cresciuto a Desenzano sul Garda, provincia di Brescia, dove sua mamma, separata dal marito americano, gestisce ancora oggi un albergo.

Desalu, invece, è nato a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, nel febbraio del 1994, da genitori nigeriani. La sua specialità d’elezione sono i 200 metri, dove ha un personale di 20.13, corso agli Europei di Berlino nel 2018, che è il secondo tempo italiano di sempre dietro quel 19.72 di Pietro Mennea, che ancora oggi è record europeo. Desalu ha dimostrato di essere in forma anche alle Olimpiadi di Tokyo, dove ha corso i 200 in 20.29 in batteria. E, allora, non ci resta che continuare a sognare. Sperando che Tortu e compagni non ci sveglino!

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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