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Questa è la Brianza che ha fatto la differenza alle Olimpiadi di Tokyo!

Questa è la Brianza che ha fatto la differenza alle Olimpiadi di Tokyo!

9 Agosto 2021

Il 10 agosto è la notte di San Lorenzo. Chi potrà e vorrà, avrà gli occhi al cielo per guardare le stelle cadenti ed esprimere i propri desideri. E, allora, questa volta permetteteci di darvi un suggerimento: auguriamoci tutti che il nostro Paese, nell’era post Covid non ancora realmente iniziata, abbia lo spirito di sacrificio, il talento, la combattività e la positiva capacità di sorprendere dimostrata dall’Italia alle Olimpiadi di Tokyo. Che ricorderemo come quelle dei tanti record, dal numero di medaglie, 40, alle discipline diverse in cui le abbiamo vinte, ben 19. Un bottino reso così ricco anche grazie ad atleti, lo sprinter Filippo Tortu e la schermitrice Arianna Errigo, con casa in Brianza.

SOGNI D’ORO

Per il nostro territorio finire sul podio alle Olimpiadi non è certo una novità. Basti pensare al monzese Ernesto Ambrosini, che ai Giochi di Anversa nel 1920 vinse la medaglia di bronzo nei 3000 metri siepi. Però a Tokyo, dove dal 24 luglio all’8 agosto sono stati messi in palio 339 titoli, vivere l’emozione dello storico oro azzurro nella staffetta 4×100 metri, con il brianzolo Filippo Tortu ultimo frazionista, è qualcosa che resterà molto a lungo nella memoria.

olimpiadi

Perché il 23enne velocista, cresciuto a Costa Lambro, una frazione di Carate Brianza e formatosi sulle piste di Besana Brianza e Giussano, alle Olimpiadi in Giappone ha preso parte ad un successo davvero insperato ed inedito per l’Italia. E, dopo la corsa praticamente perfetta dei compagni Lorenzo Patta, Marcell Jacobs, fresco campione olimpico dei 100 metri, e Fausto Desalu, si è assunto l’onore e l’onere di battere, in rimonta e per un solo centesimo, l’inglese Nethaneel Mitchell-Blake. Con un tempo finale, 37.50, che è record italiano e quinto crono all-time nella staffetta 4×100.

Le lacrime incontrollabili di Tortu dopo l’arrivo, frutto anche di una stagione fatta di tanti risultati deludenti per l’ex enfant prodige dell’atletica leggera italiana, sono forse il miglior biglietto da visita per uno sport, fatto di allenamenti intensi e guadagni spesso modesti, non sempre considerato come dovrebbe.

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Con il suo tuffo sul traguardo della staffetta, che è stato accostato a quelli di miti come Livio Berruti e Pietro Mennea, Filippo non ha solo riscattato alle Olimpiadi l’eliminazione nella semifinale dei 100 metri, poi vinti da uno straordinario Jacobs in 9.80, in cui ha corso con un modesto 10.16. Ma ha incominciato il secondo tempo della sua carriera agonistica.

Nel primo, che nel 2018 lo ha consacrato primo italiano a scendere sotto i 10 secondi nella specialità simbolo della velocità, si era un po’ perso negli ultimi tempi. Ma a 23 anni si ha ancora un bel pezzo di vita sportiva davanti. E Tortu ha il talento per crescere ed esplodere individualmente. Magari proprio alle Olimpiadi di Parigi nel 2024.

UN BRONZO DA CONSERVARE

Discorso diverso per la monzese Arianna Errigo. Che era arrivata a Tokyo con la speranza di vincere l’oro nel fioretto individuale dopo la medaglia d’argento dei rimpianti ai Giochi di Londra 2012, battuta per una stoccata da Elisa di Francisca e la clamorosa eliminazione agli ottavi di finale nel 2016 a Rio de Janeiro.

E, invece, in queste Olimpiadi il sogno di Arianna, che in bacheca ha anche otto ori europei ed undici mondiali, è sfumato sul più bello. Ai quarti di finale la schermitrice brianzola è stata battuta da Alice Volpi con un netto 15-8.

Una vera campionessa, però, sa sempre come rifarsi. E, così, nel contesto di una scherma italiana molto deludente, che da Tokyo è tornata a casa senza nemmeno una medaglia d’oro, cosa che non accadeva dalle Olimpiadi di Monaco del 1972, “TsunAry”, come è soprannominata la Errigo per la propensione a chiudere gli assalti in modo deciso e rapido, si è parzialmente riscattata con il bronzo nel fioretto a squadre femminile. Anche Arianna, come Tortu, ha avuto il compito di condurre l’assalto finale.

Il suo urlo di gioia, dopo il colpo vincente del 45-23 contro gli Stati Uniti nella finale per il terzo posto, resterà nella memoria quasi come le lacrime dello sprinter brianzolo. Ma per la Errigo essere alle Olimpiadi di Parigi nel 2024, quando avrà 36 anni, sarà una scommessa non facile da vincere.

martina maggio

GLI ALTRI SIAMO NOI

Monza e la Brianza, al di là dei risultati da podio, hanno avuto altre soddisfazioni alle Olimpiadi di Tokyo. Ma anche qualche delusione. Le prime sono arrivate soprattutto da Martina Maggio. La ginnasta villasantese si è classificata al quarto posto nella finale a squadre di ginnastica artistica femminile e 19esima nell’all-around.

Quinto posto, invece, per Federica Sala, 28enne nativa di Vimercate, che, insieme alle sue compagne della squadra italiana di nuoto sincronizzato, è stata autrice di una buona prestazione. Il punteggio finale delle due prove in programma ottenuto dal “Ringhio Team” azzurro, 184.1372, è superiore a quello ottenuto alle Olimpiadi di Rio nel 2016, dove comunque era arrivata la quinta piazza.

Tokyo sarà un dolce ricordo anche per il velocista Vladimir Aceti. Che nella sua Giussano, dove il 23enne ragazzo di origine russa vive e si allena, non si porta medaglie. Ma l’onore di aver contribuito a ben tre record nazionali. Prima, infatti, nella staffetta 4×400 metri mista, corsa insieme a Edoardo Scotti, Alice Mangione e Rebecca Borga, ha stampato un 3’13”51. Che, però, per poco non è valso la finale in una specialità dell’atletica leggera all’esordio alle Olimpiadi.

Poi Aceti ha riportato l’Italia in finale nella staffetta 4×400 metri dopo 29 anni con un tempo, 2’58”91, che ha cancellato il precedente primato nazionale di 3’01”37 fatto segnare da Giovanni Bongiorni, Mauro Ziliani, Vito Petrella e Roberto Ribaud agli Europei di Stoccarda del 1986. Non contento, insieme ai suoi compagni d’avventura, Davide Re,  Edoardo Scotti e Alessandro Sibilio, nonostante un errore nell’ultimo cambio degli azzurri, ha migliorato ancora. Il 2’58”81 è il nuovo record nazionale italiano, anche se a Tokyo è valso “solo” il settimo posto nella finale.

Se per Linda Olivieri, 23enne atleta piemontese tesserata per l’Atletica Monza e per le Fiamme Oro, e per Elena Bellò, 24enne vicentina, che però quest’anno si è vista molto sulla pista di Giussano, le semifinali olimpiche, rispettivamente nei 400 metri ostacoli e negli 800 metri, sono un obiettivo raggiunto, per Francesco Zaza, 37enne cresciuto a Velasca di Vimercate, la mancata finale nel dressage di equitazione non cancella l’emozione di una prima esperienza a cinque cerchi che riempie da sola una carriera.

Per Monza e la Brianza, come per l’Italia tutta, i tasti dolenti arrivano tutti dagli sport di squadra. La nazionale maschile di basket del tecnico Meo Sacchetti che, tra i suoi assistent coach, ha avuto Paolo Galbiati, 37 anni, concorezzese, ha comunque lasciato un’ottima impressione. Perdere ai quarti di finale contro la Francia per 84-75, dopo una partita tirata, è una sconfitta piena di speranze per il prossimo futuro.

Molto più cocenti sono i ko del volley. Gli azzurri, in cui Gianluca Galassi, 24enne centrale, trentino di nascita, ma monzese di adozione visto che dal 2019 gioca nel Vero Volley, è stato uno dei più positivi, sono clamorosamente usciti ai quarti di finale contro l’Argentina. E, quindi, non solo non hanno confermato l’argento conquistato alle Olimpiadi di Rio nel 2016, ma hanno dato l’impressione che si sia chiuso un ciclo vincente durato molti anni.

Le ragazze italiane, invece, dopo le prime tre nette vittorie nel girone di qualificazione, hanno perso il bandolo della matassa. La netta sconfitta con la Serbia ai quarti di finale per 3-0 è resa solo leggermente meno amara dalle buone prestazioni di Anna Danesi e Alessia Orro, rispettivamente centrale e palleggiatrice del Consorzio Vero Volley.

Poco male, comunque. Lo sport, più spesso di quanto succeda nella vita quotidiana, concede occasioni di riscatto. Basta tenere sempre attaccati alla spina gambe, polmoni, cervello. E, soprattutto, il cuore.

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Filippo Panza
Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.


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