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Vasche della diossina di Seveso e rischio percolato. Intervista a Del Pero e a Fabio Lopez (Ersaf)

Vasche della diossina di Seveso e rischio percolato. Intervista a Del Pero e a Fabio Lopez (Ersaf)

19 Luglio 2021

“Non c’è nessun rischio immediato di reale collasso della struttura” – rassicura il geologo Gianni Del Pero in merito alla questione delle vasche del Bosco delle Querce dove sono contenuti i materiali contaminati dalla diossina del disastro di Seveso del 1976. Del Pero, che ha avuto modo di ispezionare le vasche in passato, crede alle dichiarazioni del sindaco dimissionario di Seveso, Luca Allievi, che ha denunciato delle “zona d’ombra” nel monitoraggio delle vasche. “Nell’immediato è necessario un pronto intervento per capire se i sistemi di monitoraggio e le tre linee di raccolta del percolato siano efficienti” sottolinea.

“Quando Allievi dichiara che non sa come e dove c’è stata una perdita di percolato si potrebbe ipotizzare che non siano le vasche a perdere il percolato ma qualcosa di più complicato – spiega -. Il fatto che manchi il collaudo statico della struttura potrebbe far temere un collasso della struttura stessa… ma da tecnico dico che non è ragionevolmente pensabile, le strutture sono state costruire con le migliori tecnologie e con un riempimento studiato nel tempo. Conosciamo lo spessore delle vasche, dei livelli impermeabili e dei sottofondi: è un sistema che non produce rischi, in particolare di percolazioni di diossina verso la falda, perché la diossina non è idrosolubile, e quindi non potrebbe andare a inquinarla”.

La diossina non è solubile in acqua – ribadisce il consigliere regionale di Ersaf Fabio Lopez – e quindi sta dov’è, sia nelle vasche… sia nel terreno, dove abbiamo visto che continua a essere presente. Da questo punto di vista è molto più preoccupante l’intervento di Pedemontana“. E i dati del percolato? Stando al report firmato dal dirigente dell’area Territorio di Seveso, Matteo Gargarella, si sarebbe passati dai 57.620 kg del 2013 ai 31.320 kg del 2016, per arrivare a 154.640 kg nel 2017, 195.040 kg nel 2018, e 101.000 kg nel 2020. Secondo Lopez “Il fatto che ci siano valori importanti di percolato potrebbe essere dovuto a diversi fattori, fra cui la pioggia. Certo, bisogna poi capire se sia tutta acqua piovana o no… dovrebbero essere fatte attività straordinarie, ma di qui a dire che ci siano problemi per la salute della gente starei cauto.”

Anche il geologo Del Pero sottolinea l’importanza di un controllo accurato, eseguito però da soggetti tecnici competenti: le vasche del Bosco delle Querce sono in effetti una struttura unica al mondo. Monitorare la situazione, quindi, ma anche prospettare le azioni future e, soprattutto mantenere la sicurezza: è questo il trittico di azioni imprescindibili che Del Pero si augura vengano svolte il prima possibile. “E soprattutto, bisogna integrare il monitoraggio a tutte le vasche, compresa quella di Cesano, da sempre dimenticata da Regione Lombardia”.

E se Allievi ha dichiarato di non essere stato “abbastanza forte” per continuare a provare a risolvere il problema della gestione anche andando contro la sua stessa maggioranza, Lopez, punto nel vivo per le dichiarazioni che hanno coinvolto Ersaf nella vicenda, si dice esterrefatto: “Non capisco perché abbia gettato la spugna nel momento in cui doveva combattere la sua battaglia. Non mi sento di accusare nessuno, però mi pongo delle domande: l’unica cosa certa è che Ersaf non c’entra assolutamente niente, abbiamo ricevuto l’incarico di fare manutenzione al Parco, non alle vasche! Di recente la Regione ci ha chiesto di interessarci per capire quanto potrebbe venire a costare una cura manutentiva delle vasche visto che il comune si nega, ma stiamo ancora valutando”. E i documenti mancanti? “Se mancano, che il tecnico del comune li cerchi! Ho letto il suo report e mi sembra strambo, ci racconta che non sa nulla. Questo sparare contro tutti è incomprensibile”.

Il report firmato da Gargarella afferma che non sono mai state richieste a Regione Lombardia indagini statiche o verifiche strutturali delle vasche, non è stato monitorato negli anni l’andamento del battente a discarica, non risultano indagini chimico-fisiche effettuate nei siti in questione, e non è stato individuato né un documento operativo né un piano di sorveglianza delle vasche, mentre gli interventi di manutenzione sono sempre stati di natura ordinaria. Gargarella evidenzia anche che l’affidamento del servizio di emungimento del percolato è stato affidato sempre a un unico operatore economico, senza procedura a evidenza pubblica. Nei documenti da lui allegati, anche due referti di Arpa, del 2009 e del 2013, che indicano “superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) nelle acqua sotterranee”. Nel 2013 il dirigente geologo Massimo Confalonieri sottolineava però che “le concentrazioni degli idrocarburi alifatici clorurati risultano molto basse e in linea con i valori di fondo normalmente riscontrabili in tutta l’area a nord di Milano. Per quanto riguarda la sommatoria delle concentrazioni di policlorodibenzo-p-diossine (PCDD)e policlorodibenzofurani (PCDF), i valori rilevati risultano ampiamente al di sotto della CSC”.

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Giulia Santambrogio
Inseguo le storie sin da quando ero bambina: per farmele raccontare, per leggerle, e, ovviamente, per scriverle. Su MBNews, però, mi occupo di fatti.


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