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45' in campo per Pessina a Euro 2020, sotto il cielo di Londra l'Italia va in finale

45′ in campo per Pessina a Euro 2020, sotto il cielo di Londra l’Italia va in finale

7 Luglio 2021

Dall’impresa di Dortmund fino a Berlino, dal capolavoro di Varsavia sino a Kiev, dalla finale mondiale in Germania del 2006 a quella degli europei in Ucraina nel 2012: eccoci di nuovo là, noi fratelli d’Italia, pronti a dar battaglia sul campo verde di Wembley, dipinto di strisce bianche, di metri 105 x 68, per un trofeo dall’importanza straordinaria: per la vittoria di Euro 2020.

3292 giorni dopo siamo tornati, tutti: dal simpatizzante tifoso azzurro residente nella Russia più orientale, a quello nell’America più occidentale, arrivando, ovviamente, nel cuore dell’Europa calcistica, in Italia, dagli italiani: da quei tifosi così caldi, uniti tra loro e vicini alla squadra come non succedeva da tantissimo tempo, da troppo.

Da quei 9 anni prima citati, ed estremizzati, nella loro più folle e quotidiana esasperazione. Perché dopo quella pagina buia, firmata Gian Piero Ventura, quell’allenatore, quel condottiero che ci portò al naufragio in quel lontano 2018, con la mancata qualificazione al palcoscenico mondiale più prestigioso, in seguito alla catastrofe svedese, siamo tornati al vertice dopo aver sofferto, giornalmente, questo sport più del dovuto.

Tre anni dopo, alla guida c’è Roberto Mancini, che di colpi ne ha sbagliati pochi, e con lui la squadra, gli Azzurri: 14 vittorie consecutive con quella di oggi – 36 risultati utili su 38 partite -, quella che segna la sconfitta della Spagna, una personale rivincita dopo la finale persa nel lontano 2012 proprio contro le furie rosse.

Oggi ha vinto l’Italia del mix perfetto tra veterani e nuove generazioni, tra fuoriclasse e giovani promesse, tra protagonisti e gregari. L’Italia talentuosa e stacanovista. Ed è proprio dai giovani gregari che l’Italia europea è partita per raggiungere questo primo traguardo: di questi ne è un esempio Matteo Pessina, centrocampista tuttofare classe ‘97 – abile negli inserimenti senza palla, nel fraseggio tra le linee e nel finalizzare l’azione – nato a Monza e cresciuto calcisticamente proprio nei biancorossi, nei quali ha militato per ben 8 anni prima di compiere il gran passo per maturare definitivamente a Bergamo.

Ci sarà anche un po’ di Brianza, quindi, a Wembley, sotto il cielo grigio di Londra, grazie a Matteo, reduce da 45 minuti giocati soffrendo insieme ai compagni, quando, dopo il gol del pareggio all’80° minuto siglato dalla Spagna, i giocatori avversari iniziavano ad attaccare con più decisione e incisività. Reduce, soprattutto, da un europeo giocato sì da subentrato, ma anche da vera star, come ci riesce solo chi per talento e forza di volontà sa distinguersi nel gruppo, a suon di ottime prestazioni e gol – due, nello specifico, segnati dal monzese in questo europeo, di cui quello più importante contro l’Austria agli ottavi di finale.

La partita è finita ai calci di rigore, dove gli Azzurri sono riusciti a spuntarla soffrendo e resistendo, davanti a 60 mila tifosi presenti allo stadio, di cui 10 mila italiani: numeri da capogiro, quasi surreali in periodo di Covid-19, ma fantastici perché oltre i colori la passione calcistica non si ferma e non lo farà mai.

Sotto il cielo nuvoloso di Wembley, l’Italia ha centrato l’impresa più desiderata dai tifosi, i quali “sotto il cielo di un’estate italiana” – come recita quella canzone vecchia di 31 anni – si sono riuniti insieme, a milioni, nelle proprie case, davanti al proprio schermo, rimanendo fedeli a quell’unico colore, e sperando di poter festeggiare la prima di due “notti magiche”.

Questa volta resteremo a Londra, a Wembley: niente Berlino, niente Kiev, niente più trasferte. Se non quella di ritorno, in Italia, dopo che avremo disputato la finale più adrenalinica, intonando l’inno di Mameli tutti in coro, come di consueto, come facciamo con la stessa forza e convinzione indipendentemente da chi ci troviamo davanti in campo, e dalla competizione che stiamo giocando: dalle amichevoli contro San Marino alla finale di un trofeo prestigioso.

Oggi, come domani, come domenica, come sempre:

“Stringiamci a coorte!

Siam pronti alla morte;

l’Italia chiamò!”

Appuntamento a domenica 11 luglio, ore 21.

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Matteo Gatti


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